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Giovedì 11 marzo 2004, ore 20.30

LOUIS LORTIE
Pianoforte

Franz Schubert
Selezione da Valses nobles op. 77 D 969
Selezione da Valses sentimentales op. 50 D 779

Franz Liszt
Soirée de Vienne n. 6 (Valses Caprices d’après Franz Schubert)
Secondo movimento dalla Grande Symphonie fantastique (Hector Berlioz)
Valses oubliées R 37 n. 1 e n. 2
Valse de l’opèra Faust (Charles Gounod)

Helmut Friedrich Lachenmann
Cinque Variazioni su un tema di Schubert

Maurice Ravel
Valses nobles et sentimentales
La Valse

 

PROGRAMMA

FRANZ SCHUBERT
(1797 - 1828)
Selezione da Valses nobles op. 77 D 969
Selezione da Valses sentimentales op. 50 D 779

FRANZ LISZT
(1811 - 1886)
Soirée de Vienne n. 6 (Valses Caprices d’après Franz Schubert)
Secondo movimento dalla Grande Symphonie fantastique (Hector Berlioz)
Valses oubliées R 37 n. 1 e n. 2
Valse de l’opèra Faust (Charles Gounod)

intervallo

HELMUT FRIEDRICH LACHENMANN
(1935 - )
Cinque Variazioni su un tema di Schubert

MAURICE RAVEL
(1875 - 1937)
Valses nobles et sentimentales
Modèrè, très franc - Assez lent, avec une expression intense
Modèrè - Assez animè
Presque lent, dans un sentiment intime - Vif - Moins vif - Èpilogue, lent

La Valse
Scorrendo con rapido sguardo il repertorio musicale romantico e moderno è sorprendente verificare il generale influsso che l’intera opera schubertiana esercita sulle successive schiere di compositori. Da Mendelssohn a Ravel, sino al contemporaneo Lachenmann, la scrittura di Schubert rappresenta infatti un modello da esplorare, foriero di continue sollecitazioni linguistiche, innervato da anticipazioni formali, tanto da delineare, suggerire infiniti percorsi musicali. Significativo esempio è la mahleriana trascrizione dello schubertiano Der Tod und das Mädchen laddove l’amplificazione orchestrale dell’originale dimensione quartettistica riesce a svelare, chiosare quei percorsi più intimi e sotterranei che alimentano la poetica schubertiana.
Così ad iniziare da quella mirata proposta dai Valses nobles e dai Valses sentimentales (appartenenti al generosissimo filone pianistico delle Danze che Franz Schubert alimenta costantemente nell’arco di un quindicennio), il programma di questa sera si moltiplica in quella miriade di riflessi sonori che è la «reminiscenza»: come nel caso della raccolta Soirées de Vienna, nove spartiti lisztiani che, su valzer di Schubert, evocano l’atmosfera romantica della Vienna d’inizio Ottocento.
Rimandi schubertiani, si diceva, che rinnovano la loro presenza anche nel secondo dopoguerra con autori come Helmut Lachenmann e le sue Cinque Variazioni su un tema di Schubert, opera giovanile del 1956 (fra le prime, di fatto, del suo catalogo), scritta ancor prima degli influssi noniani dei successivi anni di apprendimento, ma già foriera di quella poetica della materia che accompagnerà la densa produzione del compositore tedesco.
Ancora il valzer risulta essere il filo rosso che lega i brani del presente programma, ed ancora l’opera di Franz Liszt si rivela con tre pagine di rilievo, i Valses oubliées R 37 n. 1 e n. 2, il Valzer del Faust di Gounod (che appartiene al ciclo delle numerose parafrasi lisztiane) assieme al secondo movimeno della trascrizione della Grande Symphonie fantastique di Berlioz.
A ideale sigillo di questo singolare «giro di valzer» offerto dal pianista Louis Lortie non potevano mancare le raveliane Valses nobles et sentimentales e La Valse: le prime (terminate nel 1911) tra le pagine più conociute del compositore francese, generose di quella ricerca armonica e timbrica che siglò il giro di boa nell’estetica della musica per pianoforte; non manca anche in quest’opera il richiamo schubertiano, dato che lo stesso autore confida di come «il titolo indichi abbastanza chiaramente il proposito di comporre una collana di valzer sull’esempio di Schubert».
«Un turbinio fantastico e fatale» come lo stesso Ravel definì La Valse, accorato omaggio del compositore francese alla memoria di Johann Strauss, dove un carosello di valzer alimenta infatti il racconto sonoro di questo «poema coreografico». E molti sono gli adattamenti che interessano il fortunato destino della Valse raveliana, dalla versione per orchestra a quella per pianoforte solo sino alla spettacolare versione per due pianoforti che sostituì ben presto quella per pianoforte a quattro mani.
Originariamente scritta da Ravel in forma di poema coreografico per il balletto di Diaghilev, l’opera venne eseguita in prima assoluta in forma di concerto sino alla messa in scena all’Opéra di Parigi, nel 1928, sotto la cura di Ida Rubinstein: «Ho concepito il lavoro come una specie di apoteosi del valzer viennese – racconta Ravel nel suo Schizzo autobiografico–, immagino La Valse nella cornice di una corte imperiale, verso il 1855».
Non di rado definita danse macabre, La Valse non è di spensierata leggerezza e levità come l’occasione potrebbe far supporre: piuttosto, al pari di mahleriane atmosfere, il pretesto giocoso fa da fatale contrappunto all’estrema, tragica stagione compositiva raveliana. «Un unico, grande valzer tragico, ad un tempo nobile e sentimentale» dirà di questa opera lo Jankélévitch, con evidente riferimento alle Valses nobles del 1911: infatti, discostandosi dai modelli tradizionali che prendono le mosse da un aneddoto extramusicale, La Valse ha come tema la musica stessa, in questo caso il ritmo ternario viennese.

Giovanni Fontechiari

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