LOUIS LORTIE
Pianoforte
Franz Schubert
Selezione da Valses nobles op. 77 D 969
Selezione da Valses sentimentales op. 50 D 779
Franz Liszt
Soirée de Vienne n. 6 (Valses Caprices d’après Franz
Schubert)
Secondo movimento dalla Grande Symphonie fantastique (Hector
Berlioz)
Valses oubliées R 37 n. 1 e n. 2
Valse de l’opèra Faust (Charles Gounod)
Helmut Friedrich Lachenmann
Cinque Variazioni su un tema di Schubert
Maurice Ravel
Valses nobles et sentimentales
La Valse
PROGRAMMA
FRANZ SCHUBERT
(1797 - 1828)
Selezione da Valses nobles op. 77 D 969
Selezione da Valses sentimentales op. 50 D 779
FRANZ LISZT
(1811 - 1886)
Soirée de Vienne n. 6 (Valses Caprices d’après Franz Schubert)
Secondo movimento dalla Grande Symphonie fantastique (Hector Berlioz)
Valses oubliées R 37 n. 1 e n. 2
Valse de l’opèra Faust (Charles Gounod)
intervallo
HELMUT FRIEDRICH LACHENMANN
(1935 - )
Cinque Variazioni su un tema di Schubert
MAURICE RAVEL
(1875 - 1937)
Valses nobles et sentimentales
Modèrè, très franc - Assez lent, avec une expression intense
Modèrè - Assez animè
Presque lent, dans un sentiment intime - Vif - Moins vif
- Èpilogue, lent
La Valse
Scorrendo con rapido sguardo il repertorio musicale romantico
e moderno è sorprendente verificare il generale influsso che l’intera
opera schubertiana esercita sulle successive schiere di compositori.
Da Mendelssohn a Ravel, sino al contemporaneo Lachenmann, la scrittura
di Schubert rappresenta infatti un modello da esplorare, foriero
di continue sollecitazioni linguistiche, innervato da anticipazioni
formali, tanto da delineare, suggerire infiniti percorsi musicali.
Significativo esempio è la mahleriana trascrizione dello schubertiano
Der Tod und das Mädchen laddove l’amplificazione orchestrale
dell’originale dimensione quartettistica riesce a svelare, chiosare
quei percorsi più intimi e sotterranei che alimentano la poetica
schubertiana.
Così ad iniziare da quella mirata proposta dai Valses nobles
e dai Valses sentimentales (appartenenti al generosissimo
filone pianistico delle Danze che Franz Schubert alimenta costantemente
nell’arco di un quindicennio), il programma di questa sera si
moltiplica in quella miriade di riflessi sonori che è la «reminiscenza»:
come nel caso della raccolta Soirées de Vienna, nove spartiti
lisztiani che, su valzer di Schubert, evocano l’atmosfera romantica
della Vienna d’inizio Ottocento.
Rimandi schubertiani, si diceva, che rinnovano la loro presenza
anche nel secondo dopoguerra con autori come Helmut Lachenmann
e le sue Cinque Variazioni su un tema di Schubert, opera
giovanile del 1956 (fra le prime, di fatto, del suo catalogo),
scritta ancor prima degli influssi noniani dei successivi anni
di apprendimento, ma già foriera di quella poetica della materia
che accompagnerà la densa produzione del compositore tedesco.
Ancora il valzer risulta essere il filo rosso che lega i brani
del presente programma, ed ancora l’opera di Franz Liszt si rivela
con tre pagine di rilievo, i Valses oubliées R 37 n. 1 e n.
2, il Valzer del Faust di Gounod (che appartiene
al ciclo delle numerose parafrasi lisztiane) assieme al secondo
movimeno della trascrizione della Grande Symphonie fantastique
di Berlioz.
A ideale sigillo di questo singolare «giro di valzer» offerto
dal pianista Louis Lortie non potevano mancare le raveliane Valses
nobles et sentimentales e La Valse: le prime
(terminate nel 1911) tra le pagine più conociute del compositore
francese, generose di quella ricerca armonica e timbrica che siglò
il giro di boa nell’estetica della musica per pianoforte; non
manca anche in quest’opera il richiamo schubertiano, dato che
lo stesso autore confida di come «il titolo indichi abbastanza
chiaramente il proposito di comporre una collana di valzer sull’esempio
di Schubert».
«Un turbinio fantastico e fatale» come lo stesso Ravel definì
La Valse, accorato omaggio del compositore francese alla
memoria di Johann Strauss, dove un carosello di valzer alimenta
infatti il racconto sonoro di questo «poema coreografico». E molti
sono gli adattamenti che interessano il fortunato destino della
Valse raveliana, dalla versione per orchestra a quella
per pianoforte solo sino alla spettacolare versione per due pianoforti
che sostituì ben presto quella per pianoforte a quattro mani.
Originariamente scritta da Ravel in forma di poema coreografico
per il balletto di Diaghilev, l’opera venne eseguita in prima
assoluta in forma di concerto sino alla messa in scena all’Opéra
di Parigi, nel 1928, sotto la cura di Ida Rubinstein: «Ho concepito
il lavoro come una specie di apoteosi del valzer viennese – racconta
Ravel nel suo Schizzo autobiografico–, immagino La Valse
nella cornice di una corte imperiale, verso il 1855».
Non di rado definita danse macabre, La Valse non
è di spensierata leggerezza e levità come l’occasione potrebbe
far supporre: piuttosto, al pari di mahleriane atmosfere, il pretesto
giocoso fa da fatale contrappunto all’estrema, tragica stagione
compositiva raveliana. «Un unico, grande valzer tragico, ad un
tempo nobile e sentimentale» dirà di questa opera lo Jankélévitch,
con evidente riferimento alle Valses nobles del 1911: infatti,
discostandosi dai modelli tradizionali che prendono le mosse da
un aneddoto extramusicale, La Valse ha come tema la musica
stessa, in questo caso il ritmo ternario viennese.
Giovanni Fontechiari
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