Giovedì 15 aprile 2004, ore 20.30
QUARTETTO PROMETEO
Franz Schubert
Quartetto n. 14 in re minore D. 810
La morte e la fanciulla
Stefano Scodanibbio
Quartetto Mas lugares (dai madrigali di Monteverdi)
Robert Schumann
Quartetto n. 3 in la maggiore op. 41
PROGRAMMA
FRANZ SCHUBERT
(1797 - 1828)
Quartetto n. 14 in re minore D. 810
La morte e la fanciulla
Allegro - Andante con moto - Scherzo: Allegro molto - Presto
STEFANO SCODANIBBIO
(1956 - )
Quartetto Mas lugares (dai madrigali di Monteverdi)
intervallo
ROBERT SCHUMANN
(1810 - 1856)
Quartetto n. 3 in la maggiore op. 41
Andante espressivo - Allegro molto moderato - Assai agitato
Adagio molto - Finale: Allegro molto vivace
Amico mio, non c’è nulla di buono in quest’opera. È meglio che
tu continui con i tuoi Lieder: con queste lapidarie parole così
tra il vero e l’aneddotico Ignaz Schuppanzig avrebbe liquidato,
in veste di primo violino, la prima esecuzione del Quartetto in
re minore, la sera dell’1febbraio 1826. In seguito, di ben diverso
avviso fu Franz Lachner, amico di Schubert che definì la pagina
un’opera che incanta oggi tutti come una delle più grandi creazioni
del genere… .
Cronache queste che ben sottolineano la forte misura emotiva di
quella che diverrà una delle partiture più eseguite del compositore
viennese: benché la grande e insondabile portata espressiva dello
Schubert maturo dividesse gli animi, lo stesso autore di Winterreise
coglieva la portata innovativa delle proprie opere, dato che,
con profetica certezza, scriveva agli amici A me questi Lieder
piacciono più di tutti gli altri e un giorno piaceranno anche
a voi.
Il celebre La morte e la fanciulla appartiene al grande trittico
degli ultimi quartetti, assieme all’op. 29 (Quartetto in la minore)
e all’op. 161 (Quartetto in sol maggiore): la densità di queste
opere non manca di delimitare un netto confine con le precedenti
composizioni cameristiche, aprendo a quei misteriosi e tormentati
percorsi interiori che appaiono come i tratti più suggestivi ed
invitanti dell’ultimo Schubert.
Nel Quartetto n. 14 pare concentrarsi un’affinità formale al genere
liederistico, passaggio di una svolta creativa che proprio nella
natura del canto – così evidente nel secondo movimento colla citazione
variata del Lied Der Tod und das Mädchen ma poi intuibile e rarefatto
nell’intera partitura – trova unità e coesione di idee: e sarà
ciascun movimento, nell’economia dello specifico carattere, a
cangiare in maniera così intensa quella semplicità schubertiana
che, nell’ideale romantico della morte, sembra risuonare da profondissime
lontananze.
La traversata romantica di questa sera approda al camerismo schumanniano
e ai Quartetti dell’op. 41 dedicati dal compositore sassone a
Felix Mendelssohn-Bartholdy: l’ingresso di Schumann nell’universo
del quartetto è azione meditata, ragionata quanto basta per definire
un atto di volontà verso nuovi generi che non siano, chopinianamente,
la prediletta voce del pianoforte.
Scatta in Schumann una rigorosa ricognizione del repertorio classico,
da Haydn, Mozart, sino a Beethoven che diverrà una sorta di tutore
segreto dell’opera quartettistica, presente ad esempio con citazioni
dalla IXSinfonia (Quartetto n. 1) e dalla Sonata op. 31 n. 3 (terzo
Quartetto).
Sono stati più volte ravvisati nella conduzione quartettistica
di Schumann refoli di una scrittura pianistica che sottende alla
costruzione del discorso formale, un discorso pur sempre lirico
e fantasioso che tenta di farsi spazio in schemi più strutturati
e meno disposti a contenere l’irruente afflato romantico.
Il Quartetto n. 3 è forse la pagina più nota dell’op. 41: è questa
infatti una partitura alimentata da una energia creativa straordinaria
ed intensa che trova ragione in una filigranata trama di rimandi
tematici: il tracciato emotivo si dipana con ininterrotta tensione,
ad iniziare proprio da quel rimando beethoveniano di quinta discendente
che determina il primo movimento, sollecitazione motivica da cui
decolla lo strumento dialettico di arsi e tesi, poi fortemente
enfatizzato in fase di sviluppo. Domanda e risposta, dunque, alternanza
di opposti che ancora una volta nelle quattro variazioni dello
Scherzo e nei personaggi di Eusebio e Florestano vede contrapporsi
malinconico lirismo e ardore espressivo: dopo un Adagio in cui
l’animo schumanniano si schiude nella pienezza emotiva di una
confessione, il Finale (dove figura quella curiosa parentesi di
schubertiano andamento danzante) sembra chiudere il cerchio di
questo sapido racconto spirituale.
A sigillo del concerto la voce del quartetto si alimenta di un’opera
strettamente contemporanea, Mas lugares (madrigali da Monteverdi)
del compositore maceratese Stefano Scodanibbio. Noto anche fra
i più attivi contrabbassisti italiani (molti autori gli hanno
dedicato opere, come Donatoni, Xenakis, Ferneyhough) e già docente
presso i Darmstadt Ferienkurse, Scodanibbio ha all’attivo un corposo
catalogo di composizioni dedicate a formazioni di archi e in più
d’una occasione sue opere sono state individuate dalla SIMC, la
nota Società Internazionale di Musica Contemporanea.
Due nature, quella di interprete e di compositore, che sembrano
trovare in Scodanibbio un’ideale e doverosa compartecipazione
unitamente ad una scrittura musicale che si rifà a nomi storici
del contemporaneo italiano quali Scelsi, Mencherini, Nono. Ma
anche collaborazioni che lo vedono collaborare con figure centrali
del lessico europeo, come ad esempio Karlheinz e Markus Stockhausen
(Scodanibbio suona regolarmente in duo con il celebre trombettista)
e, in particolare Terry Riley.
Giovanni Fontechiari
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