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Mercoledì 3 marzo 2004, ore 20,30

ORCHESTRA DEL
TEATRO REGIO DI PARMA

Wolfgang Amadeus Mozart
Sinfonia n. 29 in la maggiore K. 201

Anton Webern
Passacaglia op. 1

Dmitrij Šostakovic
Sinfonia n. 1 in fa minore op. 10

Direttore
LOTHAR KOENIGS

 

PROGRAMMA

WOLFGANG AMADEUS MOZART
(1756-1791)
Sinfonia n. 29 in la maggiore K. 201
Allegro moderato – Andante
Minuetto – Allegro con spirito

ANTON WEBERN
(1883-1945)
Passacaglia op. 1

intervallo

DMITRIJ ŠOSTAKOVIC
(1906-1975)
Sinfonia n. 1 in fa minore op. 10
Allegretto – Allegro non troppo – Scherzo
Lento – Allegro molto

Benché composta da un Mozart appena diciottenne, la Sinfonia in la maggiore n. 29 è stata spesso accostata ai capolavori dell’età matura, come il Concerto per clarinetto o il «trittico» sinfonico del 1788: già il peso orchestrale più rarefatto, in particolare nei fiati, con solo due oboi e due corni, è segnale di una rinnovata sensibilità di scrittura, ora più aderente ad un eloquio più appartato, riflessivo. In quella che certo si può definire una dimensione «cameristica» della K. 201 (il I e II movimento saranno poi utilizzati per l’ouverture del Sogno di Scipione), il trascolorare di solari momenti accanto a più intime dimensioni raggiunge la forma di un ideale modello espressivo: ad iniziare dall’Allegro moderato, ormai libero da qualsiasi traccia di convenzionalità per affidarsi completamente alla straordinaria personalità del grande salisburghese. Discrezione: questo è il termine che forse più correttamente si può affiancare a questo primo movimento, in particolare nell’uso di quel tema ribattuto che diverrà poi costante del più alto linguaggio mozartiano.
Da una natura apparentemente semplice e dimessa ecco invece l’apparire di una ricchezza lirica e melodica che sfocia nelle filigrane quartettistiche dell’Andante: con gli archi in sordina, il movimento si alimenta attorno ad un’estrema concisione tematica, qualità stilistica che diverrà nel tempo una delle cifre musicali più affascinanti del Salisburghese.
Un Minuetto di beethoveniana memoria dettato da quel particolare profilo ritmico in anacrusi porta al conclusivo Allegro con spirito, capitolo finale nel quale, quasi con irruenza liberatoria, tutte le tensioni accumulate nel corso della sinfonia sembrano finalmente abbandonarsi in un brano di piena vitalità, umorismo e gioia.
Similmente al precedente brano mozartiano, anche la Passacaglia n. 1 è frutto dell’opera di un giovane Webern: ma significativo è il numero che nel catalogo del compositore assume questa pagina orchestrale.
Opera prima, dunque, soprattutto a sottolineare quella svolta espressiva che Webern pone a fondamenta dell’intera sua opera: dichiarato omaggio a Brahms che proprio con una passacaglia terminava la sua Quarta Sinfonia ma anche gioco di riflessi linguistici captati dal clima postromantico assieme ai presumibili influssi dell’opera di Mahler, Strauss, Schoenberg.
Ma anche partitura - benché ancora ancorata al sistema tonale - per certi versi premonitrice dei futuri linguaggi musicali in virtù soprattutto di quella serrata tecnica contrappuntistica che sarà privilegiato strumento della tecnica seriale. Un’opera di straordinaria concisione ed essenzialità costruttiva, laddove quel bisogno profondo di ampliare gli orizzonti della sensibilità musicale - del resto atteggiamento costante nell’intera opera weberniana - non è mai disgiunto da una vasta conoscenza della tradizione.
La Passacaglia - datata 1908 - consta di 23 variazioni derivate dal basso iniziale di otto note, serie di stretti capitoli musicali (la durata complessiva dell’opera è infatti di 9 minuti) che si avvicendano pel mezzo di una intensa liricità (un abbandono che sarà sempre più raro nella scrittura di Webern), un affascinante gioco timbrico (prodomo certo di quella Klangfarbenmelodie assoluta che sarà del Ricercare bachiano) e una calibratissima architettura ritmica.
Per una coincidenza forse non del tutto casuale anche l’ascolto di Šostakovic viene offerto questa sera tramite una delle sue prime composizioni orchestrali, la Sinfonia n. 1 in fa minore op. 10, scritta a soli diciannove anni. Questa partitura, nata nel 1925, è frutto di un Šostakovic ancora studente al Conservatorio di Leningrado, sebbene la spiccata caratterizzazione del materiale musicale sia mirabile cartina al tornasole della futura, straordinaria personalità creativa del compositore di Pietroburgo.
Se, in ultima analisi, il monumentale affresco delle 15 Sinfonie non può disgiungersi dal timone ideologico di una politica ufficiale (dall’epoca postrivoluzionaria a ben oltre il secondo dopoguerra), nondimeno riflette del personalissimo percorso creativo di Šostakovic: come nel caso della sua Prima Sinfonia, dove l’adesione accademica al clima politico e sociale del tempo viene così felicemente stemperata alla luce di certa ironia giovanile e dall’uso ridondante ed impetuoso della ritmica e della dissonanza. Insomma, una visione delle cose filtrata da un autore non ancora ventenne (e forse vale il confronto, in questa occasione, con la sinfonia mozartiana appena ascoltata) dove la «doverosa» impostazione formale, viene costantemente sopraffatta da un’irruenza creativa (in particolare nello Scherzo e nel finale Allegro molto) ricca di smaccato lirismo (il tema iniziale della tromba con sordina) e spregiudicatezza timbrica.

Giovanni Fontechiari

(inizio pagina)

 

 
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