ORCHESTRA DEL
TEATRO REGIO DI PARMA
Wolfgang Amadeus Mozart
Sinfonia n. 29 in la maggiore K. 201
Anton Webern
Passacaglia op. 1
Dmitrij Šostakovic
Sinfonia n. 1 in fa minore op. 10
Direttore
LOTHAR KOENIGS
PROGRAMMA
WOLFGANG AMADEUS MOZART
(1756-1791)
Sinfonia n. 29 in la maggiore K. 201
Allegro moderato – Andante
Minuetto – Allegro con spirito
ANTON WEBERN
(1883-1945)
Passacaglia op. 1
intervallo
DMITRIJ ŠOSTAKOVIC
(1906-1975)
Sinfonia n. 1 in fa minore op. 10
Allegretto – Allegro non troppo – Scherzo
Lento – Allegro molto
Benché composta da un Mozart appena diciottenne, la Sinfonia
in la maggiore n. 29 è stata spesso accostata ai capolavori
dell’età matura, come il Concerto per clarinetto o il «trittico»
sinfonico del 1788: già il peso orchestrale più rarefatto, in
particolare nei fiati, con solo due oboi e due corni, è segnale
di una rinnovata sensibilità di scrittura, ora più aderente ad
un eloquio più appartato, riflessivo. In quella che certo si può
definire una dimensione «cameristica» della K. 201 (il
I e II movimento saranno poi utilizzati per l’ouverture del Sogno
di Scipione), il trascolorare di solari momenti accanto a
più intime dimensioni raggiunge la forma di un ideale modello
espressivo: ad iniziare dall’Allegro moderato, ormai libero
da qualsiasi traccia di convenzionalità per affidarsi completamente
alla straordinaria personalità del grande salisburghese. Discrezione:
questo è il termine che forse più correttamente si può affiancare
a questo primo movimento, in particolare nell’uso di quel tema
ribattuto che diverrà poi costante del più alto linguaggio mozartiano.
Da una natura apparentemente semplice e dimessa ecco invece l’apparire
di una ricchezza lirica e melodica che sfocia nelle filigrane
quartettistiche dell’Andante: con gli archi in sordina,
il movimento si alimenta attorno ad un’estrema concisione tematica,
qualità stilistica che diverrà nel tempo una delle cifre musicali
più affascinanti del Salisburghese.
Un Minuetto di beethoveniana memoria dettato da quel particolare
profilo ritmico in anacrusi porta al conclusivo Allegro con
spirito, capitolo finale nel quale, quasi con irruenza liberatoria,
tutte le tensioni accumulate nel corso della sinfonia sembrano
finalmente abbandonarsi in un brano di piena vitalità, umorismo
e gioia.
Similmente al precedente brano mozartiano, anche la Passacaglia
n. 1 è frutto dell’opera di un giovane Webern: ma significativo
è il numero che nel catalogo del compositore assume questa pagina
orchestrale.
Opera prima, dunque, soprattutto a sottolineare quella svolta
espressiva che Webern pone a fondamenta dell’intera sua opera:
dichiarato omaggio a Brahms che proprio con una passacaglia terminava
la sua Quarta Sinfonia ma anche gioco di riflessi linguistici
captati dal clima postromantico assieme ai presumibili influssi
dell’opera di Mahler, Strauss, Schoenberg.
Ma anche partitura - benché ancora ancorata al sistema tonale
- per certi versi premonitrice dei futuri linguaggi musicali in
virtù soprattutto di quella serrata tecnica contrappuntistica
che sarà privilegiato strumento della tecnica seriale. Un’opera
di straordinaria concisione ed essenzialità costruttiva, laddove
quel bisogno profondo di ampliare gli orizzonti della sensibilità
musicale - del resto atteggiamento costante nell’intera opera
weberniana - non è mai disgiunto da una vasta conoscenza della
tradizione.
La Passacaglia - datata 1908 - consta di 23 variazioni
derivate dal basso iniziale di otto note, serie di stretti capitoli
musicali (la durata complessiva dell’opera è infatti di 9 minuti)
che si avvicendano pel mezzo di una intensa liricità (un abbandono
che sarà sempre più raro nella scrittura di Webern), un affascinante
gioco timbrico (prodomo certo di quella Klangfarbenmelodie
assoluta che sarà del Ricercare bachiano) e una calibratissima
architettura ritmica.
Per una coincidenza forse non del tutto casuale anche l’ascolto
di Šostakovic viene offerto questa sera tramite una delle
sue prime composizioni orchestrali, la Sinfonia n. 1 in fa
minore op. 10, scritta a soli diciannove anni. Questa partitura,
nata nel 1925, è frutto di un Šostakovic ancora studente
al Conservatorio di Leningrado, sebbene la spiccata caratterizzazione
del materiale musicale sia mirabile cartina al tornasole della
futura, straordinaria personalità creativa del compositore di
Pietroburgo.
Se, in ultima analisi, il monumentale affresco delle 15
Sinfonie non può disgiungersi dal timone ideologico di
una politica ufficiale (dall’epoca postrivoluzionaria a ben oltre
il secondo dopoguerra), nondimeno riflette del personalissimo
percorso creativo di Šostakovic: come nel caso della sua
Prima Sinfonia, dove l’adesione accademica al clima politico
e sociale del tempo viene così felicemente stemperata alla luce
di certa ironia giovanile e dall’uso ridondante ed impetuoso della
ritmica e della dissonanza. Insomma, una visione delle cose filtrata
da un autore non ancora ventenne (e forse vale il confronto, in
questa occasione, con la sinfonia mozartiana appena ascoltata)
dove la «doverosa» impostazione formale, viene costantemente sopraffatta
da un’irruenza creativa (in particolare nello Scherzo e
nel finale Allegro molto) ricca di smaccato lirismo (il
tema iniziale della tromba con sordina) e spregiudicatezza timbrica.
Giovanni Fontechiari
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