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L’apertura dell’Auditorium Paganini ha, sostanzialmente, cambiato negli ultimissimi anni l’atteggiamento dei parmigiani nei confronti della musica concertistica: grande successo di pubblico sempre, interesse per ogni tipo di proposta, grande attenzione durante i concerti, come sottolineato dai tanti artisti ospiti delle precedenti stagioni. Ma il successo è dovuto anche all’alto livello delle proposte frutto della collaborazione dei tre soggetti che contribuiscono, assolutamente alla pari, a formare il cartellone: la Fondazione Teatro Regio di Parma, la Fondazione Arturo Toscanini, la Società dei Concerti.Mi auguro che questo momento felice che è anche momento di crescita vera, culturale e civile, della nostra città, duri per molto tempo e anzi cresca perché Parma possa essere sempre più non solo “paese del melodramma” ma anche città della musica in assoluto.Auguro agli artisti ogni successo, al nostro stupendo pubblico in buona parte nuovo, giovane o riconquistato, emozioni vere e divertimento.

Gian Piero Rubiconi
Sovrintendente della Fondazione Teatro Regio di Parma

 

Nella collaudata formula che presenta in un unico e articolato cartellone l’offerta concertistica del Teatro Regio di Parma, i sedici appuntamenti della Stagione 2003/2004 all’Auditorium Paganini sono opportunamente divisi tra sinfonica e cameristica, nel calibrato gioco che riunisce le compagini dell’Orchestra del Teatro Regio e della Filarmonica Arturo Toscanini alla presenza di formazioni, solisti e direttori quali Bruno Bartoletti, Andrea Lucchesini, Salvatore Accardo, Grigory Sokolov, Lilya Zilberstein, Mstislav Rostropovich, Lorin Maazel e José Carreras: allo spettatore il piacere di scoprire poi, di concerto in concerto, altri nomi importanti e attesi.
Vale in tal senso la ricchezza dei programmi musicali che, da ottobre ad aprile, evidenziano quest’anno una particolare inclinazione per il Novecento “storico”, con letture di Prokof’ev, Bartok, Webern, Ravel: insomma, una stagione per certi versi “tematica”, ma anche un invito al molteplice, a percorsi musicali eterogenei, a volte in netto contrasto, dalla morbidezza floreale di un Debussy, attraversando il respighiano poema sinfonico sino allo Strawinskij dei Salmi e dell’Oiseau de feu.
E all’ascoltatore il compito di approfondire, strada facendo, questo straordinario repertorio: un’occasione per meglio comprendere l’evoluzione dell’estetica romantica verso le avanguardie di inizio secolo, nel vivo di quei processi di radicale revisione del linguaggio sonoro che determineranno la travagliata e avventurosa odissea dell’intero secolo.
Un vastissimo mosaico, dunque, non di meno ricomponibile inseguendo i singoli frammenti di una continuità col passato mai completamente cancellata, linguaggio della tradizione peraltro non trascurato dalle serate di questa nuova stagione, con autori immancabili quali Beethoven, Brahms, Mozart, Verdi (degli ultimi due di particolare interesse è l’accostamento dei rispettivi “requiem”), Mendelssohn-Bartholdy e Berlioz.
Ecco le coordinate di questo ennesimo “viaggio” musicale, i cui paesaggi sonori, le suggestioni e le innumerevoli tappe rinnovano l’irrinunciabile esperienza dell’ascolto dal vivo e dell’unicità di ogni concerto.

Giovanni Fontechiari


 
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