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venerdí 4 marzo 2005, ore 20.30 Turno A
sabato 5 marzo 2005, ore 20.30 Turno B

ORCHESTRA e CORO DEL TEATRO REGIO DI PARMA

Franz Joseph Haydn
Die Schöpfung (La creazione)
Oratorio per le festività pasquali per soli, coro e orchestra

 

Soprano
URSULA FIEDLER

Tenore
JOHN MARK AINSLEY

Basso
ROBERT HOLZER

Maestro del coro
MARTINO FAGGIANI

Direttore
RUDOLF BARSHAI

 

• Prima le parole...
Casa della Musica, mercoledì 2 marzo 2005, ore 18.00

 

“La prima idea della Creazione venne a un inglese chiamato Lidley [Linley]; Haydn avrebbe dovuto mettere in musica per Salomon il testo di Lidley. Ben presto però si accorse che per tale impresa non padro­neggiava abbastanza la lingua inglese; inoltre il testo era troppo lungo, e l’oratorio sarebbe durato circa quattro ore. Haydn tenne il testo e lo portò con sé in Germania, dove lo mostrò al barone van Swieten, biblio­tecario dell’imperatore a Vienna, e questi lo rielaborò portandolo allo stato attuale. Salomon cercò di trascinare Haydn in giudizio, ma Haydn obiettò che di Lidley aveva utilizzato solo l’idea, e non il testo. Lidley era oltretutto già morto, e così la querela non ebbe seguito.

Haydn conosceva van Swieten da lungo tempo: «Di tanto in tanto mi offriva qualche ducato e mi fornì anche una vettura confortevole per il secondo viaggio in Inghilterra». A casa di van Swieten veniva­no spesso anche il violinista Starzer e il liutista Kohaut a eseguire musiche di Haydn e, spesso, per cambiare, si eseguivano composizio­ni di Händel dirette da Haydn e da Mozart. Van Swieten stesso aveva composto otto sinfonie, ma «erano rigide come lui». A Vienna era segretario permanente di un’associazione musicale, i cui membri (i principi Lichtenstein, Esterházy Schwarzenberg, Lobkowitz, Auersberg, Kinsky, Lichnowsky, Trautmannsdorf, Sinzendorf, i conti Czernin, Harrach, Erdödy, Aponi [Appóny], Fries) organizzavano tutti gli anni un’accademia, nella quale si suonavano solo composi­zioni classiche. Fu proprio a una di queste che fu destinato l’oratorio La Creazione.”

Da queste parole conosciamo l’origine della Creazione: ci si passi la debole battuta di spirito, riferendoci naturalmente al grande oratorio haydniano che ascolteremo questa sera. Chi ci riferisce di questo nobile cenacolo di musicofili (così tipico della Vienna del Settecento e dell’Ottocento) è Georg August Griesinger, Consigliere della legazione reale di Sassonia, ma anche musicofilo di tale livello che la casa editrice Breitkopf & Härtel gli commissionò l’incarico di curare la prima edizione (in 12 volumi) delle Œuvres complètes del grande musicista. Le note appena riportate sono tratte da quella biografia che egli scrisse sulla scorta dei numerosi incontri avuti col Maestro.

In parole poco diverse si esprime, in un’altra biografia praticamente contemporanea, il pittore Albert Christoph Dies, musicista dilettante, che dai molti incontri avuti con Haydn tracciò una vita del compositore sotto forma di interviste. Attraverso la sua testimonianza (la sua e quella di Griesinger, oltre al Diario londinese dello stesso Haydn possiamo leggerle nel libro edito da Edt/Musica col titolo Haydn. Due ritratti e un diario, edito nel 2001) possiamo immaginarci lo stesso Haydn parlare:

“Il discorso cadde sulla Creazione. La prima idea per questo lavoro venne da Salomon a Londra. Visto che fino ad allora era riuscito piut­tosto bene in diverse iniziative musicali, e che Haydn aveva contribuito non poco al loro successo, la sua audacia era cresciuta di molto. Salomon pensò di far comporre da Haydn un grande oratorio, e gli offrì un antico libretto inglese. Haydn nutriva dei forti dubbi sulla sua padronanza della lingua inglese, per cui non ne fece nulla, e infine partì da Londra il 15 agosto 1795.

Questa volta aveva intenzione di tornare passando da Amburgo per conoscere personalmente C.Ph.E. Bach. Arrivò troppo tardi! Bach era morto e della famiglia trovò in vita solo una figlia. A Dresda fece visi­ta a Naumann, ma non lo trovò in casa. Una domestica era impegnata a pulire le stanze: Haydn le chiese se in casa c’era un ritratto di Naumann e alla risposta affermativa si fece guidare davanti al quadro per fare la sua conoscenza, almeno in quella forma.

Haydn si ricordò del libretto inglese solo quando il barone van Swieten, poco dopo il suo arrivo a Vienna, gli disse: «Haydn, vorrem­mo tanto ascoltare ancora un vostro oratorio!». Egli informò il barone della situazione, e gli mostrò il libretto. Swieten si offrì di farne una libe­ra versione in tedesco, e lo migliorò talmente che Haydn non ebbe più scelta e si mise seriamente a lavorare alla musica. È dunque chiaro che si sbagliano coloro che sostengono che Haydn scrisse l’oratorio per Londra.

Il barone van Swieten era un grande ammiratore di Haydn e Mozart. Le sue conoscenze nobilitavano ulteriormente la sua nascita, ed entram­be contribuivano ad accrescere in lui la volontà di elevare la musica ai più alti gradi. Egli era la leva che il più delle volte spingeva l’alta nobiltà a unirsi per intraprendere e portare a compimento cose straordinarie che – in sua assenza – non sarebbero mai state realizzate. L’impegno era un’altra delle qualità che nessuno potrebbe contestargli: questa volta lo manifestò in maniera eccellente, creando un’associazione di dodici esponenti dell’alta nobiltà, che garantirono a Haydn un onorario di 500 ducati per la Creazione. I nobili erano: i principi N. Esterházy, Trautmannsdorf, Lobkowitz, Schwarzenberg, Kinsky, Auersperg, L. Lichtenstein, Lichnowsky, i conti Marschall, Harrach, Fries e i baroni von Spielmann e Swieten.

In queste circostanze nacque la Creazione, che venne eseguita con un successo straordinario nella sala dei principi Schwarzenberg. Haydn aveva superato ogni aspettativa; i nobili furono così affascinati dalla com­posizione che si riunirono una seconda volta e alle medesime condizioni sostennero la composizione delle Stagioni. Questi due oratori furono ese­guiti in teatro a beneficio di Haydn, che ne ricavò parecchio: la sola Creazione portò un’entrata di circa 9000 fiorini, le Stagioni un po’ meno.”

Queste cronache, naturalmente incentrate su Haydn e la sua composizione, introducono però un altro personaggio che, come abbiamo visto, ebbe un ruolo fondamentale nell’intiera vicenda, il barone van Swieten. Ecco come ce lo descrive Griesinger, alle cui righe aggiungiamo come postilla che il barone fu, oltre che musicofilo, anche musicista, compositore non di genio forse, ma capace di produrre sinfonie e opéras-comique:

“Il barone Swieten aveva allora l’età di circa 70 anni, era un uomo molto interessato alle arti e alle scienze, e il suo giudizio aveva una gran­de influenza nell’ambiente aristocratico. Non gli erano estranee le rego­le per giudicare le opere di gusto, ma nei suoi lavori non sapeva evitare quegli errori che avrebbe severamente criticato negli altri. Nei suoi poemi le cose migliori non erano quelle che scriveva ma quelle che immaginava, e non c'è da stupirsi se le sue opere difettano di quelle bel­lezze che avrebbero potuto caratterizzarle, se solo avesse saputo dare corpo alle sue intenzioni e ai suoi sentimenti.”

Come abbiamo visto, il risultato di questa composizione fu dunque lusinghiero per Haydn sotto ogni aspetto: da quello pecuniario, che pure è importante e significativo, e da quello artistico, che più interessa a noi. La Creazione non esaurì il suo successo a quella nobile destinazione (il suo successo fu tale che, solo a Vienna, tra il 1799, anno della sua prima esecuzione pubblica, e la morte di Haydn, nel 1809, fu eseguita ben 24 volte) e iniziando anzi un vero e proprio giro di esecuzioni per le principali città europee nel quale (va notato che la prima edizione de La creazione fu da subito nelle due versioni tedesca e inglese) fu tradotta in altre lingue, tra le prime l’italiana, e poi in francese, svedese, polacco e russo, riscuotendo lo stesso successo. Molte furono le poetiche testimonianze di questi plausi: ne riportiamo solo alcune di quelle che, secondo l’uso del tempo, venivano consegnate all’autore, insieme con medaglie e serti d’alloro, al termine di particolari, solenni esecuzioni. Cominciamo con questa, aulicissima:

A
Joseph Haydn
in occasione
dell'esecuzione della Creazione nella Sala dell'Università
a Vienna
il 27 marzo 1808

Tu hai portato il mondo nel tuo cuore,
abbattuto le oscure porte degli inferi, osato volare libero nell’aria,
ti si sente nelle potenti onde dei suoni.
Non rimpiangere, caro vecchio, triste
la lotta che le tue forze devono combattere con l’età:
il corpo cede di fronte alla sinistra potenza del tempo;
ma ciò che hai compiuto non invecchierà mai.
Così come oggi in questo tempio delle muse
la folla si appressa gioiosa e impaziente,
un giorno i suoi lontani discendenti andranno in pellegrinaggio
verso i suoni sublimi della celeste Creazione;
lì sentiranno ripetere con gioia
gli alleluia dei tuoi angeli.
Ciò che dal fondo del suo cuore l’uomo ha cantato con purezza
non scomparirà facilmente dal cuore degli umani.
Ascolta, affascinato dalla tua musica,
circondato dalla stretta dei tuoi amici,
è con questa gioia che abbandonerai questa terra;
con essa ti preparerai al lungo viaggio.
Riconciliare cielo e terra
è quanto hai compiuto con la tua arte.
Dal profondo della terra ti si rende grazie,
e un alleluia ti accolga nei cieli.

von Collin

«La musa di Wieland ha celebrato La Creazione di Haydn con i seguenti versi, che piacquero molto al compositore»: così Griesinger presenta un altro encomiastico componimento (e ci crediamo, visto il tono, che fosse piaciuto molto al compositore!) uscito dalla penna di Christoph Martin Wieland, uno dei poeti preferiti di Haydn, autore prolifico e traduttore shakespeariano:

Come il tuo canto grandioso penetra
nei nostri cuori! Noi vediamo
il potente cammino della creazione,
l’alito del Signore soffiare sulle acque
e con una parola far nascere la prima luce
e le costellazioni che ruotano nelle loro orbite;
come sorgono alberi e piante, come si innalza la montagna,
e felici di vivere si muovono i giovani animali!
Il tuono rotola incontro a noi, la pioggia scorre, ogni creatura si sforza
di essere, e certo per coronare l’opera del Creatore,
vediamo la prima coppia condotta dai tuoi suoni.
Ogni nobile sentimento, che in cuore dormiva,
è risvegliato! Chi non proclama: come è bella questa terra!
È più bella ancora da quando il Signore ha fatto vivere te,
perché la sua opera veramente fosse compiuta.

L’ultima delle testimonianze che qui riportiamo riveste un significato ulteriore rispetto a quello encomiastico delle precedenti, sembrandoci significativa perché ci offre un dato molto importante, anche se non direttamente collegato alla realtà musicale della Creazione, cioè al suo utilizzo quale mezzo per ottenere fondi per sostenere istituzioni benefiche:

Nobilissimo signore!

Stimatissimo Kapellmeister!

I direttori della Società Filarmonica di questa città [si tratta di San Pietroburgo] si affrettano ad assolvere un mandato che considerano come uno dei più grati e degni di tutta la loro vita. Essi devono presentare al creatore immortale delle opere più sublimi una testimonianza dell’illimitata venerazione che al solo nome di Haydn li infiamma, al pari di ogni amante della musica, e di una gratitudine che difficilmente potrebbe essere più meritata, e in nessun caso più sincera e profonda.

La Società Filarmonica deve la sua esistenza all’ardore filantropico di alcuni amanti della musica. Essi furono tanto fortunati da vedere i loro più audaci desi­deri concretizzarsi al più presto e anche meglio di quanto non avessero osato spera­re. E così è nata un’associazione alla quale un non piccolo numero di vedove sono debitrici di una vecchiaia senza problemi, e che, generosamente sostenuta dalla nostra magnanima casa imperiale e da un pubblico caritatevole, può avere per il futuro le più belle speranze.

Questo successo lo dobbiamo a un capolavoro musicale celebre dovunque: lo dobbiamo alla vostra Creazione. Accettate dunque, venerabile maestro, la medaglia qui unita, che questa Società Vi fa pervenire a testimonianza della più profonda gra­titudine. Vogliatela ricevere con la bontà propria ai grandi uomini e a Voi in parti­colare, e farci partecipi dei Vostri auguri e del Vostro interesse per l’avvenire di un’i­stituzione che potrete considerare opera Vostra, e le cui azioni caritatevoli faranno discendere delle benedizioni sulla tranquilla sera della Vostra vita, consacrata alla felicità del genere umano […]

Quanto Haydn tenesse a questo aspetto della sua musica, e della Creazione in particolare, lo leggiamo in queste sue parole, citate sempre da Griesiger: «Haydn aveva annotato le considerevoli somme che, a Vienna e altro­ve, erano andate a favore dei poveri grazie alle esecuzioni del suo Oratorio: “Non lo dico per vanità, ma il mondo deve sapere che non sono stato un inutile membro della società e che la musica può anche servire a fare del bene”».

«Ora mi sentivo freddo come il ghiaccio, ora il mio corpo scottava, e più di una volta ho temuto di essere sull’orlo di un collasso»: queste sono le parole di Haydn che, nel controbattere l’immagine teutonicamente compassata del Kapellmeister, sono invece testimonianza di una partecipazione tutta particolare a questa sua opera.

La struttura della Creazione è molto chiara: la divisione è in tre parti, tradizionale per l’oratorio di tipo inglese. Le prime due narrano le sei giornate in cui il mondo fu creato, mentre l’ultima è tutta dedicata a descrivere, nell’incanto dell’eden primigenio, il settimo giorno, quello del riposo. Le prime due parti vedono protagonisti il coro e i solisti che “vestono i panni” dei tre arcangeli Gabriel, Uriel e Raphael, l’ultima vede la trasformazione del basso e del soprano (l’altro solista è un tenore) in Adamo ed Eva.

«Haydn compose La Creazione nel 1797, a cinquantasei anni di età, con un ardore che solitamente si accende solo nell’animo di un giova­ne. Ho avuto la fortuna [è il suo biografo Dies a parlare] di essere testimone della profonda emozione e del fervente entusiasmo suscitati in tutto il pubblico dalle esecuzioni di questo oratorio sotto la direzione di Haydn. Haydn stesso mi ha con­fessato di non essere capace di descrivere i sentimenti che si agitavano in lui quando l’esecuzione corrispondeva esattamente alle sue attese, e il pubblico ascoltava attentamente ogni nota nel più perfetto silenzio». «Non ho mai provato tanta devozione come nel periodo in cui ho lavorato alla Creazione», disse ancora il cattolicissimo Haydn, compositore pur abituato ad accostarsi agli argomenti sacri.

I vari piani del racconto, diviso tra «narrazione, commento e lode», come scrivono Robbins Landon e Win Jones, si specchiano nell’utilizzo (e la maestria di Haydn è nel variare sapientemente, con mobilità infinita, i loro aspetti) del recitativo, del recitativo accompagnato, delle arie e del coro. In queste tipologie formali Haydn dipana (e non dimentichiamo l’utilizzo di un’orchestra timbricamente molto articolata che comprende oltre agli archi tre flauti, due oboi, due clarinetti, due fagotti, un controfagotto, due corni, due trombe, tre tromboni, timpani, triangolo, tamburello) tutta la sua maestria, giustapponendo, o meglio, fondendo, le peculiarità della sua scrittura, del suo stile, in forme anche diverse dall’oratorio: l’opera, nel suo duplice aspetto stilistico della “versione” italiana e di quella tedesca del Singspiel, e la sinfonia. Se il magistero sinfonico dello Haydn “londinese” è tutto presente nel trattamento orchestrale di questa composizione, altrettanto può dirsi di quello dell’operista: se ovviamente lontanissima è l’atmosfera della Creazione da quella dell’opera, pure alcuni momenti, come per esempio il duetto tra Adamo ed Eva (e, in parte, la sua aria che lo precede) non possono non richiamare un assunto operistico, così come certi tipi di accompagnamento, certi contrappunti di strumenti soli alla voce, rimandano al più alto modello del Singspiel, il Flauto magico mozartiano. Riguardo all’oratorio, il modello che primo viene in mente è quello haendeliano: «La novità musicale più rilevante in questi oratori [Robbins Landon e Win Jones – da cui questa citazione è presa – uniscono in questo discorso Creazione e Stagioni] è senz’altro l’uso massiccio del coro. La coralità degli oratori di Haendel aveva colpito molto l’immaginazione di Haydn a Londra; egli ne aveva riconosciuto la superiorità rispetto alle arie dello stesso compositore, dichiarando a Griesinger che “Haendel era grande nei cori e mediocre nelle melodie”. Tuttavia si rischia di attribuire troppa importanza all'esempio di Haendel per i cori della Creazione e delle Stagioni. Molti elementi della scrittura corale di Haendel non figurano negli oratori di Haydn: l’omofonia, l’adagio che si riassume nella condotta contrappuntistica dell’allegro corale, il coro alla breve in stile di mottetto e la scrittura corale nella quale una linea melodica lenta in stile omofonico si contrappone ad una base pulsante [...]».

Difficile dire dove rimangano i momenti migliori, più riusciti, di questa composizione così ricca in realtà di indicazioni, e certo non serve fare una graduatoria di bellezze, soprattutto nel momento in cui tutti ci accingiamo ad ascoltarla: la commistione di ricchezza e varietà nel trattamento orchestrale (in cui riascoltiamo gli echi delle sinfonie londinesi dell’autore) i cui timbri vengono spesso utilizzati come colori puri, a sottolineare le suggestioni testuali; la suasiva linea melodica delle arie; l’imponente bellezza dei cori (uno per tutti, quello finale “Che tutte le voci celebrino il Signore!” – a questo proposito, una nota soltanto per dire che, soprattutto a “causa” del coro, o meglio, delle società corali così popolari e numerose a quel tempo in Europa La Creazione subì in molte occasioni un processo di elefantiasi nel numero degli esecutori che arrivò, tra orchestra con fiati raddoppiati e sterminate compagini corali ad oltre 400 esecutori rispetto ai circa 100 iniziali –); infine, la flessibile capacità di adesione al testo dei recitativi accompagnati. Leggiamo ancora due righe, a questo proposito, dei due studiosi inglesi già citati: «I recitativi accompagnati contengono alcuni dei passi più deliziosi e orecchiabili della Creazione: la creazione della luce; la tempesta, il vento e la pioggia del secondo giorno; il sole, la luna e le stelle del quarto giorno; infine gli animali acquatici e terrestri del quinto giorno».

Alla Creazione è legato uno degli ultimi, toccanti episodi della biografia haydniana, che riportiamo in chiusura di queste pagine nella narrazione del Griesinger:

“Dopo un lungo intervallo di tempo, il 27 marzo 1808, Haydn appar­ve di nuovo in pubblico per ricevere ringraziamenti e omaggi per i molti anni della sua attività artistica. Per quel giorno la Società dei Dilettanti di musica aveva progettato di concludere i suoi concerti nell’aula magna dell’Università con un’esecuzione della Creazione nella versione italiana del Carpani. Al suono di trombe e timpani, e circondato da molti vien­nesi amici dell’arte, Haydn fu portato in poltrona sino al centro della sala, di fronte all’orchestra. Seduto fra la sua adorata principessa Esterházy e alcune musiciste, contornato da artisti, da allievi, da gen­tiluomini e gentildonne di rango e da una folta schiera di persone colte, Haydn ricevette da quelli che poterono avvicinarlo i segni della stima più profonda, del rispetto per la sua fragilità, della gioia di vedere che il destino gli concedeva ancora di vivere una giornata come quella. Furono distribuiti al pubblico dei versi tedeschi di Collin e un sonetto italiano di Carpani; Salieri dirigeva l’orchestra e l’esecuzione fu eccellente. Nel momento in cui, impercettibilmente preparato, esplode all’improvviso l’“Es ward Licht” [E fu luce], accompagnato dagli accordi più lumino­si, tutto l’uditorio proruppe in un applauso fragoroso. Con un gesto della mano Haydn mostrò il cielo e disse: «Viene da lassù!». Per timore che queste emozioni potessero rivelarsi fatali all’anziano musicista, terminata la prima parte dell’Oratorio si decise di trasportarlo fuori dalla sala con la sua poltrona. Si congedò con le lacrime agli occhi e, in un gesto di benedizione, stese la mano verso l’orchestra.

Collin ha descritto in versi la scena:
Il tumulto dell’addio si sentiva risuonare,
applausi e grida di simpatia si sollevavano:
egli però alzava lo sguardo al cielo,
e pensava così di tacitare il suo traboccante cuore;
ma la tempesta scatenata non può trovar pace,
lo trascina. Invano egli lotta.
Guarda! il vecchio viene ora portato via
e al momento di raggiungere la porta,
stende la mano in una paterna benedizione!
Piange ognuno! – Mai più tornerà!
Non tornò più. “

Vincenzo Raffaele Segreto

(inizio pagina)

 

 
Sala Auditorium