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mercoledì 6 luglio
FRANCESCO DE GREGORI
PEZZI TOUR
chitarra acustica e armonica Francesco De Gregori
direzione musicale, basso elettrico a 5 corde
Guido Guglielminetti
pianoforte, hammond, fender rhodes, tastiere
Alessandro Arianti
chitarre acustiche ed elettriche Paolo Giovenchi
batteria e percussioni Alessandro Svampa
pedal steel guitar, chitarre Alessandro Valle
chitarre Lucio Bardi
E’grandEstatE - E’grandeMusica
Si intitola semplicemente Pezzi (Columbia/Sonymusic),
il nuovo album di inediti di Francesco De Gregori
uscito a quattro anni di distanza da Amore nel pomeriggio.
Un titolo volutamente privo di chiavi di lettura, inappellabile:
forse (forse) uno scarno riferimento ad un mondo sgangherato
e feroce che nessuna politica sembra più poter salvare.
Vai in Africa Celestino, il primo dei dieci titoli
che compongono l’album è, nelle parole del suo autore, “una
canzone sull’antinferno e sul libero arbitrio”. Un lavoro
che si preannuncia sorprendente per l’immediatezza dei suoni
e degli arrangiamenti che appaiono più che mai figli della
dimensione live, la prediletta dall’artista: “è la prima volta”,
dichiara De Gregori, “che un mio disco suona esattamente come
suonerà dal vivo con la mia band”. Un lavoro che per
la sua spietata sincerità, per la tensione emotiva che lo
percorre e per l’urticante realismo dei testi non poteva che
riappropriarsi di un linguaggio ormai decisamente rock, lontano
dall’estetica pop come da qualsiasi tentazione cantautorale.
Tanti “pezzi” di un puzzle che nell’ascolto si compongono
e scompongono velocemente al ritmo serrato di una voce sempre
più corrosiva e di un’ispirazione che proietta una fortissima
luce di novità su dieci canzoni destinate ancora una volta
a lasciare il segno.
FRANCESCO DE GREGORI
Francesco De Gregori nasce a Roma il 4 aprile del 1951. Trascorre
parte della sua infanzia a Pescara per poi fare rientro stabilmente
nella capitale alla fine degli anni Cinquanta. A Roma frequenta
il liceo classico Virgilio, dove vive in prima persona gli
eventi e i fermenti politici del movimento studentesco del
’68. Fortemente ispirato dalla musica e dai testi di Fabrizio
De Andrè ma anche successivamente dalle canzoni di Bob Dylan,
De Gregori inizia ad esibirsi, appena sedicenne, al Folkstudio,
presentato dal fratello maggiore Luigi, anche lui musicista.
Nel piccolo locale di Trastevere, luogo prediletto dei musicisti
di tutto il mondo di passaggio per Roma, esordisce come interprete.
Il suo repertorio consiste in cover di Dylan e Leonard Cohen
in italiano, brani di De Andrè, canzoni popolari italiane.
A ciò aggiunge le sue prime composizioni che proprio in questo
periodo comincia a scrivere.
Il Folkstudio è frequentato da altri giovani cantautori come
Antonello Venditti, Mimmo Locasciulli, Stefano Rosso, Giorgio
Lo Cascio, Paolo Pietrangeli; da jazzisti come Mario Schiano
e Marcello Melis; da ricercatori ed interpreti di musica popolare
come Giovanna Marini e Caterina Bueno, con la quale De Gregori
farà una lunga tournèe in veste di chitarrista e alla quale
dedicherà, anni dopo, la canzone Caterina, inserita
nell’album Titanic.
Il 1970 è l’anno dell’esordio discografico. Theorius Campus
vede De Gregori condividere con l’amico Venditti, anche lui
al suo primo disco, questo lavoro ancora acerbo dove la canzone
più interessante (almeno per quanto riguarda De Gregori) è
Signora Aquilone. Nonostante il deludente riscontro
commerciale di Theorius Campus l’anno successivo, grazie
alla coraggiosa produzione di Edoardo De Angelis, Francesco
De Gregori realizza, per la IT di Vincenzo Micocci, il 33
giri Alice non lo sa. La title-track Alice partecipa
alla manifestazione “Un disco per l’Estate”, classificandosi
ultima. Il disco ottiene comunque un discreto successo e conferma
De Gregori come uno dei cantanti emergenti più amati dal pubblico
giovanile d’avanguardia.
Nel 1974 esce l’intimo Francesco De Gregori, in cui
trovano spazio canzoni assai personali, visionarie ed ermetiche.
Fra i titoli spiccano Niente da capire, Bene,
Cercando un altro Egitto. Allo stesso anno risale
la collaborazione con Fabrizio De Andrè. La firma di De Gregori
appare in cinque canzoni, fra cui La cattiva strada
e Canzone per l’estate, che faranno parte di Volume
VIII, il nuovo album del cantautore genovese.
Il 1975 è l’anno di Rimmel, album che contiene canzoni
destinate a diventare classici della musica italiana. Rimmel,
Pablo (scritta insieme a Lucio Dalla), Buonanotte
fiorellino, Pezzi di vetro potranno vantare in
futuro centinaia di esecuzioni dal vivo da parte del loro
autore.
Bufalo Bill, del 1976, è definito dallo stesso De Gregori
“il disco più riuscito”.
Tra i brani di spicco, titoli d’eccezionale bellezza come
Atlantide, Santa Lucia, L’uccisione di Babbo
Natale e la stessa Bufalo Bill.
Subito dopo l’uscita di Bufalo Bill De Gregori subisce,
nel corso di uno spettacolo a Milano, una violenta contestazione
da parte di un gruppo politico di estrema sinistra legato
ad Autonomia Operaia. L’episodio va inserito nel clima di
intolleranza creato in quel periodo dalle frange più estreme
dei gruppi extraparlamentari che attraverso l’azione violenta
nei concerti di massa (analoghi episodi avvennero con Lou
Reed, Santana, Patti Smith), perseguivano l’intento di coinvolgere
il pubblico giovanile e contemporaneamente di monopolizzare
l’organizzazione e la gestione, anche economica, dei concerti.
Qualche tempo dopo De Gregori, commentando l’episodio, dirà:
“Per come si erano messe le cose avrebbero anche potuto spararmi:
è stato un piccolo momento della strategia della tensione”.
Dopo un intervallo di due anni viene pubblicato, nel 1978,
un nuovo album. De Gregori contiene altre canzoni memorabili
come Natale, Raggio di sole, Due zingari
e Generale, quest'ultima destinata a diventare famosissima.
Nel 1979 Francesco De Gregori torna ad esibirsi in pubblico.
Insieme a Lucio Dalla e a un giovanissimo Ron porta negli
stadi italiani un tour importante e di grandissimo successo,
Banana Republic, che riapre l’epoca dei grandi concerti
di massa dopo il periodo buio delle violenze e delle contestazioni.
Dalla fortunata tournèe sono tratti un disco (oltre 500.000
copie vendute) e un film.
A breve distanza di tempo viene registrato in studio l’album
Viva l’Italia, per il quale, con l’intenzione di fondere
tra loro melodia italiana e sonorità internazionali, De Gregori
si avvale della produzione di Andrew Loog Oldham (ex produttore
dei Rolling Stones) e dell’apporto di ottimi musicisti statunitensi.
Il 1982 è l’anno di Titanic. La leva calcistica
della classe '68, Caterina, I muscoli del
capitano e L'abbigliamento del fuochista vanno
così ad aggiungersi a un repertorio ormai consolidato.
Nel 1983 Francesco De Gregori pubblica la sua canzone forse
più famosa, La donna cannone, ispirata da un articolo
di cronaca che racconta la crisi di un circo ormai orfano
del suo numero di maggior successo, fuggito per inseguire
un suo grande amore. Nello stesso mini-album o Q-Disc (5 canzoni)
vi sono Flirt, composta per un film con Monica Vitti,
e La ragazza e la miniera.
Frutto della produzione di Ivano Fossati è Scacchi
e Tarocchi del 1985, album con il quale De Gregori conclude
il rapporto con la Rca. Al suo interno, tra le altre, La
storia, la malinconica Ciao ciao e A Pa’,
dedicata idealmente alla figura di Pier Paolo Pasolini.
Francesco De Gregori continua ad esibirsi fino al 1987, quando
con l’album Terra di nessuno e con canzoni come Nero,
I matti e Pilota di guerra, quest’ultima ispirata
alla vita di Saint Euxupery, inizia a incidere per la Cbs.
Il disco successivo è Miramare 19.4.89 in cui l’ancora
attualissima Bambini venite parvulos e altre canzoni
come Dottor Dobermann e Cose, presentano un
De Gregori in continua evoluzione. Dopo i tre album live Catcher
in the sky, Musica leggera e Niente da capire
(usciti nel 1990 contemporaneamente), nel 1992 l’autore romano
si ripresenta ancora più maturo musicalmente con l’album Canzoni
d'amore, prodotto da Vincenzo Mancuso e capace di alternare
grande poesia (Tutto più chiaro che qui, Povero
me) a episodi musicalmente più muscolari come Adelante!
Adelante! e Viaggi & miraggi.
Dopo i due dischi dal vivo, Il bandito e il campione
e Bootleg, giungono quattro lunghi anni di silenzio,
durante i quali De Gregori s’improvvisa giornalista su l’Unità
diretta da Walter Veltroni. Il ritorno sul mercato è del 1996,
quando nell’album Prendere e lasciare, prodotto da
Corrado Rustici, il pubblico di De Gregori scopre nuove sonorità
e arrangiamenti più moderni e spiazzanti (L'agnello di
Dio), a tratti lontani da quelle soluzioni acustiche di
cui l’artista si era servito agli inizi della sua carriera.
Ma nuova e spumeggiante è anche la ricerca sulla parola, presente
in canzoni come Un guanto o Rosa rosae e Compagni
di viaggio. Dal tour immediatamente successivo viene tratto
un doppio cd impreziosito dall’inedita La valigia dell'attore,
scritta per Alessandro Haber, da Dammi da mangiare,
già cantata da Angela Baraldi e da Non dirle che non è
così, struggente versione italiana di quella If You
See Her, Say Hello che Bob Dylan aveva inserito
nel suo Blood On The Tracks del 1975.
La raccolta Curve nella memoria (1998), destinata principalmente
al mercato francese, raccoglie i maggiori successi pubblicati
da De Gregori negli ultimi quindici anni per l’etichetta CBS
SONY.
Amore nel pomeriggio, pubblicato nel gennaio 2001,
inaugura per Francesco De Gregori il terzo millennio ed il
quarto decennio di attività discografica.
L’album contiene 11 nuovi brani ed è prodotto da Guido Guglielminetti,
da anni fedele collaboratore di De Gregori. In due brani ci
sono collaborazioni eccellenti: in Il cuoco di Salò
Franco Battiato, come arrangiatore e produttore; in Natale
di seconda mano Nicola Piovani, premio Oscar per le musiche
di La vita è bella di Roberto Benigni. Amore nel
pomeriggio conquista la Targa Tenco in qualità di miglior
album del 2001 e il titolo di miglior album pop/rock italiano
al referendum di Musica & Dischi mentre a Il cuoco
di Salò va l’Italian Music Award per il miglior testo.
A partire da marzo, dopo tre anni di assenza dai palcoscenici,
De Gregori, sotto la direzione artistica di Guido Guglielminetti,
affronta un nuovo tour, accompagnato da Paolo Giovenchi alle
chitarre, Greg Cohen, già con Tom Waits, al basso e contrabbasso
acustico, Alessandro Svampa alla batteria, Alessandro Arianti
al piano e tastiere, Marco Rosini al mandolino e alla chitarra
acustica, e, dopo 25 anni dalla sua ultima apparizione, Toto
Torquati all’organo Hammond e tastiere. Il tour tocca con
successo i maggiori teatri italiani e, dopo una breve pausa,
prosegue fino a settembre dando vita al live album Fuoco
amico – live 2001, pubblicato nel gennaio 2002.
Nell’estate dello stesso anno De Gregori intraprende un tour
eccezionale insieme a Pino Daniele, Fiorella Mannoia e Ron.
Il tour nasce dall’esigenza di verificare lo “stato dell’arte”,
di questa arte “popolare” che è la musica italiana di qualità,
attraverso un nuovo modo di proporla al pubblico, creando
così un’eccezionale possibilità di spettacolo.
Questo il motivo per cui quattro tra i più rappresentativi
esponenti della nostra “canzone italiana”, mettendosi in discussione,
accettano la sfida di fondersi in un progetto finalmente unico
che, nell’estate del 2002 attraversa le nostre più belle piazze
e siti storici, andando incontro alla “gente”, vera e unica
destinataria di tanti successi che in questo eccezionale tour
vengono riproposti in uno spettacolo articolato che, insieme
agli spazi di approfondimento di ciascun artista, offre grandi
ed inedite esecuzioni d’insieme. Un evento che fa sentire
e vedere alcune tra le più belle canzoni di oggi, eseguite
insieme, nell’intenzione di offrire al pubblico un’unica,
eccezionale e difficilmente riproponibile, occasione di emozioni.
L’evento viene documentato dal doppio live album In Tour,
pubblicato nel novembre 2002.
Nello stesso periodo esce nei negozi Il Fischio del vapore,
l’album di Francesco De Gregori e Giovanna Marini contenente
alcune fra le più grandi canzoni popolari italiane riarrangiate
per l’occasione ed interpretate a due voci.
Fra i titoli, oltre a Bella Ciao nella versione originale,
anche Sacco e Vanzetti, I treni per Reggio
Calabria, L’abbigliamento di un fuochista e Il
tragico naufragio della Nave Sirio. L’album ottiene un
grandissimo successo superando le 150.000 copie vendute.
Nel novembre dell’anno successivo escono in contemporanea
Mix e Mix Film, un doppio cd e un dvd che, senza
ubbidire a cronologie o a qualsiasi altro criterio di compilazione,
offrono in 31 brani per due ore e mezzo di musica e quasi
altrettante di immagini, il ritratto forse più completo e
veritiero di un artista nel pieno della sua maturità, libero
di esprimersi tra il suo corposo passato (La donna cannone,
Pablo, Alice, Rimmel, Pezzi di vetro,
Generale, Niente da capire, Bufalo Bill,
Viva l’Italia, Viaggi e miraggi ecc.), e un
presente che è anche all’insegna del divertimento di scoprirsi
interprete di una inconsueta A chi in versione rock-blues
(la celebre hit portata al successo da Fausto Leali negli
anni ’60). Mix contiene inoltre un nuovo tribute a
Dylan dopo Non dirle che non è così: questa volta si
tratta di Come il giorno, cover di I Shall Be Released.
Mix Film è la parte “visiva” della stessa medaglia:
“Un lungo viaggio musicale attraverso i concerti di
Francesco De Gregori” come recita lo strillo di copertina
del dvd. Brani da diversi concerti, alcuni videoclip (tra
cui il bellissimo montaggio di animazione realizzato da Vincenzo
Mollica per La donna cannone), e tre
contributi speciali compongono questo documento pensato come
un lungo piano sequenza estraneo a qualsiasi idea di patinata
“ufficialità”.
25 marzo 2005: esce Pezzi, il nuovo, atteso, album
a quattro anni di distanza da Amore nel pomeriggio
e trenta da Rimmel. Un titolo volutamente privo di
chiavi di lettura con soltanto (forse) uno scarno riferimento
ad un mondo sgangherato e feroce che nessuna politica sembra
più poter salvare come nella spietata Vai in Africa Celestino,
il primo dei dieci titoli che compongono l’album. “Una
canzone”, dichiara De Gregori “sull’antinferno
e sul libero arbitrio”. Pezzi sorprende per
l’immediatezza dei suoni e degli arrangiamenti che appaiono
più che mai figli della dimensione live, la prediletta
dall’artista: “È la prima volta”, dice Francesco, “che un
mio disco suona esattamente come suonerà dal vivo con la mia
band”. Un lavoro che per la sua cruda sincerità, per
la tensione emotiva che lo percorre e per l’urticante realismo
dei testi non può che riappropriarsi di un linguaggio decisamente
rock, lontano dall’estetica pop come da qualsiasi tentazione
cantautorale. Tanti “pezzi” di un puzzle che nell’ascolto
si compongono e scompongono velocemente al ritmo serrato di
una voce sempre più corrosiva e di un’ispirazione che proietta
una fortissima luce di novità su dieci canzoni destinate ancora
una volta a lasciare il segno.
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