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Oh sommo Carlo
Teatro Regio, sabato 29 Maggio, ore 21.00
Oh sommo Carlo Ernani, Parte terza,
scena VI
Il Teatro Regio di Parma festeggia Carlo Bergonzi
in occasione dei suoi ottant'anni
Conversazione con Carlo Bergonzi
del Sovrintendente Gian Piero Rubiconi e
del critico musicale Angelo Foletto
Jules Massenet, Werther, Pourquoi me réveiller
Giuseppe Verdi, Rigoletto, La donna è mobile
Tenore ROBERTO ARONICA
Giuseppe Verdi, Il trovatore, Condotta ell’era in ceppi
Amilcare Ponchielli, La Gioconda, Suicidio!…
Mezzosoprano ELISABETTA FIORILLO
Giuseppe Verdi, La traviata, Di Provenza il mar, il suol
Baritono ALBERTO GAZALE
Giuseppe Verdi, Un ballo in maschera, Di’, tu se fedele
Giuseppe Verdi, Il trovatore, Ah! Si, ben mio, coll’essere
Tenore VINCENZO LA SCOLA
Giuseppe Verdi, I vespri siciliani, O tu, Palermo, terra adorata
Basso MICHELE PERTUSI
Giuseppe Verdi, Attila, Tardo per gli anni, e tremulo
Baritono ALBERTO GAZALE
Basso MICHELE PERTUSI
PARMA OPERA ENSEMBLE
Michelangelo Mazza, Violino
Luigi Mazza, Violino
Armando Barilli, Viola
Francesco Ferrarini, Violoncello
Alberto Farolfi, Contrabbasso
Michele Antonelli, Flauto
Corrado Giuffredi, Clarinetto
Sergio Pellegrini, Clarinetto
Ricardo Serrano, Corno
Antonio Pesci, Corno
Bergonzi è un grande artista parmigiano. Dico parmigiano
perché è cittadino onorario della nostra città e perché è nato nella
nostra terra, a Vidalenzo. Dunque era doveroso che fossero qui a
Parma, e al Teatro Regio, i festeggiamenti ufficiali e importanti
per i suoi magnifici ottant’anni.
Egli ha onorato come pochi, nel mondo, la nostra città, ci ha arricchito
culturalmente e spiritualmente come interprete, incontrando le inevitabili
incomprensioni che tutti gli innovatori devono affrontare. A lui
vanno insieme agli auguri più affettuosi i ringraziamenti e la gratitudine
vera di Parma e di tutti i parmigiani.
Un ringraziamento sincero anche a tutti gli importanti artisti,
un “insieme” difficilmente ripetibile, che hanno accettato di venire
ad onorarlo e festeggiarlo in spirito di amicizia e rispetto profondo.
Come Sindaco e come Presidente della Fondazione Teatro Regio credo
che questa del 29 maggio 2004 resterà una serata storica, quella
in cui i cittadini e le istituzioni di una città onorano un loro
artista perché sono consapevoli che, attraverso di Lui, possono
mostrare al mondo quale altissimo livello si possa raggiungere qui
nel campo dell’opera lirica, della nostra cultura più radicata
e tradizionale. Perché questo grande artista , essendo “nostro”
a tutti gli effetti e insieme amato e conosciuto dal mondo, ci rappresenta
ai massimi livelli.
Il Presidente della Fondazione Teatro Regio di
Parma
Elvio Ubaldi
Sindaco di Parma
Fu per me una serata importante quella in cui
ascoltai Bergonzi per la prima volta.
La forza del destino. Io ero uno studente ventenne impegnato
in una tesi di laurea su la critica verdiana pre-idealismo e facevo
la spola fra le aule chiassose di filosofia estetica a Bologna e
quelle silenziosissime dell’Istituto di studi verdiani a Parma.
Quella sera, uscito nella notte con le mani doloranti per gli infiniti
applausi al tenore, sotto quei portici, dovetti riconoscere (spinto
dall’imperativo categorico dell’onestà intellettuale e dall’estremismo
entusiasta giovanile) che avevo imparato di più su Verdi in quelle
due ore che in tutti i libri e anni precedenti. Fu allora, penso,
che decisi a malincuore ma definitivamente di rifiutare l’offerta
di aprire uno spazio musicale all’interno della cattedra di Estetica
che il mio Maestro mi aveva generosamente fatto e che cominciai
a covare la testarda idea di trovarmi uno spazio dentro al Teatro
Regio in alternativa alla carriera accademica. Di andare dove Verdi
si fa, sul palcoscenico dove si rappresenta, che è l’unico spazio
dove Egli vive.
Eppure se fossi andato da Bergonzi a chiedere spiegazioni, a fargli
domande citando tutto, da Basevi ad Adorno, egli mi avrebbe risposto
come fa sempre in questi casi, come l’ultima volta a pranzo pochi
giorni fa: posa la forchetta e con una mezza voce intera e sublime,
canta. Canta e risponde.
E tu capisci cosa è in Verdi la parola, di più: cosa è il fraseggio
(termine che si riferisce sia al parlato sia alla musica), cosa
è il fraseggio all’interno di un disegno insieme melodico, ritmico
e drammaturgico, come questo disegno si inserisca nell’insieme che
è quell’opera specifica di Verdi, quello che il Maestro bussetano
per altre vie chiamava colore/tinta. Canta e risponde. Come non
scomodare allora il “duende”, quello spiritello, quel demonio non
demoniaco, di cui parla Lorca nella sua conferenza dell’Avana? Quel
sapere che si eredita da generazioni e generazioni, da una tradizione
profonda, dall’aver respirato l’aria giusta nel posto giusto, quel
qualcosa che “spiazza” la ragione studiosa, “un potere e non un
operare, un lottare e non un pensare”.
Come si fa a dire, se non bestemiando contro ogni legge matematica
delle probabilità, che è un caso che Bergonzi e Verdi siano nati
dalla stessa terra, dagli stessi “contadini”, dalla stessa cultura?
Racconta il nostro tenore che una volta, per Un ballo in maschera,
un regista aveva predisposto per l’atto dell’«orrido campo» uno
sterminato e biondo campo di grano. Bergonzi si ribellò. Come poteva
chiamare «orrido campo» quella meraviglia che era la sua infanzia,
la sua vita, il suo mondo? Quei campi che i suoi piedi avevano calpestato
crescendo anno dopo anno? “Il duende non sta nella gola, il duende
sale interiormente dalla pianta dei piedi. Vale a dire, non è questione
di facoltà, bensì di autentico stile vivo; ovvero di sangue; cioè
di antichissima cultura, di creazione in atto”. E “spesso il duende
del musicista passa al duende dell’interprete”.
Ecco perché festeggiando gli ottant’anni di Carlo Bergonzi festeggiamo
un sommo Carlo, come canta il baritono nell’Ernani.
Perché siamo di fronte ad un sommo interprete, e non solo verdiano,
che per decenni ci ha stupito ed emozionato. Perché ha cantato per
noi dandoci tante risposte.
Perché c’è in lui, come disse Goethe parlando di Paganini, quel
“potere misterioso che tutti sentono e che nessun filosofo spiega.”
Gian Piero Rubiconi
Sovrintendente della Fondazione Teatro Regio di Parma
BIGLIETTI
I ticket invito per la serata saranno disponibili
presso la biglietteria del Teatro Regio a partire da martedì 25
maggio.
Per informazioni
tel. 0521 039399
fax 0521 504224
ticket@teatroregioparma.org
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