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MARIA CALLAS & SWAROVSKI
Gioielli di scena
Reduce dai successi di Monte Carlo,
prima di una lunga serie di esposizioni internazionali
a Tokyo, Vienna, Salisburgo, Berlino, Londra, New York,
arriva a Teatro Regio l'affascinante collezione
dei gioielli di scena indossati dalla Divina,
alcuni dei quali in prima esposizione assoluta a Parma.
Inaugurazione venerdì 17 settembre 2004, ore 17.00
alla presenza di Giulietta Simionato
Teatro Regio, 18 settembre - 24 ottobre 2004
Belli, perfetti, stupefacenti per la loro incredibile creatività.
Ecco i gioielli di scena di Maria Callas, in arrivo a Parma dal
Principato di Monaco dove la mostra Maria Callas & Swarovski
Gioielli di scena, allestita nel prestigioso Atrio del
celeberrimo Casinò di Monte Carlo, dopo un successo durato
tutta l’estate, ha attirato oltre 600.000 spettatori essendo
stata prorogata in via eccezionale per ben due volte, visto l’incredibile
successo di questa collezione unica al mondo, già visitata
da oltre due milioni e mezzo di persone.
La mostra, dedicata ai gioielli di scena indossati da Maria Callas
nel periodo della sua carriera da La Gioconda del 1947
(opera con cui ha debuttato in Italia) sino al Poliuto
del 1960, espone gli oltre trenta gioielli unici al mondo (i pezzi
in mostra sono stati prodotti al massimo in due unità), ideati
per lei, fra gli altri, da Luchino Visconti, Franco Zeffirelli,
Renato Guttuso, Lila De Nobili, Alessandro e Nicola Benois, Mario
Frigerio, Piero Tosi, e realizzati con cristalli Swarovski dall'Atelier
Marangoni.
Ideatore e curatore della mostra è Rinaldo Albanesi, Vice
President International Swarovski Events & Exhibitions e grande
esperto di gioielli di scena, coadiuvato da Andrea Scarduelli musicologo
di fama internazionale.
Ognuna delle ventidue vetrine della mostra presenta pezzi emozionanti
corredati da una grande fotografia di scena e dalla locandina dello
spettacolo. Si potranno così ammirare la collana di una giovanissima
Callas che nel 1949 cantava ancora il repertorio wagneriano, la
croce ortodossa di Fedora che Maria Callas indossò
alla Scala nel 1956 e che per uno scherzo della sorte indossò
anche Renata Tebaldi a Napoli qualche anno più tardi. In
questa occasione eccezionale saranno esposti a Parma per
la prima volta in assoluto alcuni pezzi rarissimi (diadema
e braccialetti di Parsifal, Roma 1949; corona di Nabucco,
Napoli 1949; coroncina e borchie di Norma, Chicago 1954,
debutto della Callas negli Stati Uniti; collana di Anna Bolena,
Scala 1957), fra i quali brillano gli orecchini e il pendente indossati
da Maria Callas per la Traviata interpretata al Teatro
Regio di Parma nell'unica recita del 30 dicembre 1951. A corredare
questi ultimi gioielli in prima esposizione assoluta, due riproduzioni
fotografiche altrettanto esclusive, mai stampate nè pubblicate
sino a oggi, provenienti dall'archivio fotografico dello Studio
Montacchini, che ritraggono la Callas al suo debutto parmigiano
e diversi documenti provenienti dall'Archivio della Casa della Musica
che ricordano la presenza a Parma della Callas.
L'esposizione sarà inaugurata venerdì 17 settembre
alle ore 17.00 presso il Ridotto del Teatro Regio nel corso di un
incontro al quale interverranno Elvio Ubaldi, Sindaco di Parma,
Presidente della Fondazione Teatro Regio, Gian Piero Rubiconi, Rinaldo
Albanesi, Andrea Scarduelli, con la straordinaria partecipazione
di Giulietta Simionato, grande amica e partner
di Maria Callas in decine di storiche recite nei teatri di tutto
il mondo.
La mostra, a ingresso libero, resterà aperta dal
18 settembre al 24 ottobre 2004 dal martedì al venerdì
dalle ore 10.00 alle 14.00 e dalle ore 17.00 alle 19.00, al sabato
e alla domenica dalle ore 9.30 alle 12.30 e dalle ore 16.00 alle
19.00. Sabato 2 e domenica 3 ottobre, in occasione del
weekend dedicato ai soci della Società dei Collezionisti
Swarovski, la mostra sarà aperta solo per i soci SCS dalle
ore 10.00 alle 13.00 e dalle ore 14.30 alle 17.30.
Dopo Parma, la fortunata e seguitissima mostra sarà a Tokyo,
Vienna, Salisburgo, Berlino e Londra prima di partire nel 2006 per
una tournée negli Stati Uniti per commemorare il 50°
anniversario del debutto di Maria Callas al Metropolitan di New
York. Nel 2007 la mostra ritornerà in Europa per un’eccezionale
esposizione al Louvre di Parigi, in occasione del 30° anniversario
della scomparsa dell’indimenticabile artista.
Un viaggio nella fantasia di cui hanno parlato davvero tutti, da
Enzo Biagi a Lina Sotis, la CNN e il New York Times. Chi visita
questa mostra è rapito dai bagliori dei cristalli bianchi
e colorati che scintillano nelle loro vetrine. La luce si è
riaccesa su loro dopo oltre cinquant’anni di oblio grazie
alla passione di Rinaldo Albanesi che nel 1999, acquistando per
Swarovski l’Atelier Marangoni, ha coraggiosamente evitato
la dispersione dei gioielli di scena di Maria Callas tra musei e
collezionisti di tutto il mondo. Realizzati alla fine degli anni
quaranta e cinquanta dall’Atelier Marangoni di Milano questi
pezzi eccezionali hanno vissuto serate indimenticabili sul palcoscenico
della Scala, del Metropolitan, dell’Opera di Vienna e Parigi.
Poi il declino del gioiello di scena e l’utilizzo di materiali
meno nobili hanno relegato questi piccoli capolavori per anni negli
archivi dell’atelier milanese. Oggi, dopo un lunghissimo lavoro
di catalogazione e restauro a opera di Albanesi e del suo team,
questi gioielli fantastici sono tornati a vivere ritornando alle
luci della ribalta.
Ognuno dei gioielli ha una storia, un aneddoto legato al maniacale
perfezionismo di Maria Callas e alla sua incredibile superstizione.
Maria Callas indossava infatti in palcoscenico gioielli veri e gioielli
di scena, contemporaneamente. I gioielli di scena erano parte integrante
del suo lavoro, del suo costruire il personaggio che di volta in
volta interpretava. Quasi sempre cambiavano, radicalmente di opera
in opera. Il diadema di Tosca era diverso da quello di
Norma, la collana di Anna Bolena antitetica a
quella di Traviata. I gioielli veri erano invece veri e
propri amuleti. Il marito della Callas, Giovan Battista Meneghini,
sin dall’inizio del suo amore per la cantante, prese l’abitudine
di regalare alla sua Maria un gioiello per ciascuna opera che lei
avesse inserito in repertorio. Così fu per Gioconda,
Norma, La traviata. Poi la sua incredibile superstizione
ebbe la meglio. Maria Callas battezzò questi gioielli: un
braccialetto era “Il trovatore” una coppia di orecchini
“I Vespri Siciliani” una spilla, “Nabucco”.
Quando Maria debuttò a Firenze in Traviata, Meneghini
le regalò uno splendido anello con smeraldo. Maria non lo
tolse più e poco alla volta iniziò a portare con sé
in palcoscenico insieme agli stupendi gioielli di scena i gioielli
della vita reale, ma solo quelli che le avevano portato fortuna.
Il gioiello di scena era un suo strumento di lavoro, il gioiello
vero, un amuleto. Fu solo Luchino Visconti a ottenere che in palcoscenico
Maria Callas indossasse solo i gioielli di scena. Da quel giorno
Maria, almeno quando il regista era Visconti non poté più
indossare i suoi gioielli amuleto ma solo quelli immaginati dai
grandi nomi di allora, Zeffirelli, De Nobili, Benois, Frigerio.
Ma forse, la superstiziosissima Maria riuscì a celarli, cucendoli,
nelle pieghe dei suoi bellissimi costumi.
MARIA
CALLAS & SWAROVSKI
Gioielli di scena
Inaugurazione
Venerdì 17 settembre 2004, ore 17.00ù
Parma, Ridotto del Teatro Regio
Saluto di
Elvio Ubaldi
Sindaco di Parma
Presidente della Fondazione Teatro Regio di Parma
Interverranno
Rinaldo Albanesi
Vice President International Swarovski, curatore della mostra
Gian Piero Rubiconi
Sovrintendente della Fondazione Teatro Regio di Parma
Andrea Scarduelli
Musicologo
Con la partecipazione straordinaria di
Giulietta Simionato
I sogni di Maria Callas diventano gioielli
“Qualche volta Maria entrava nel mio Atelier con un’idea
ma ne usciva sempre con un gioiello”
Ennio Marino Marangoni
Maria Callas indossò per la prima volta un gioiello di scena realizzato
con pietre Swarovski, realizzato dall’Atelier Marangoni di Milano,
al suo debutto in Italia, all’Arena di Verona, il 2 agosto 1947.
Durante tutta la sua carriera l’artista volle con sè in palcoscenico
questi gioielli, gli unici, grazie all’elevatissima qualità dei
cristalli Swarovski, e all’eccezionale capacità tecnica e creativa
di Ennio Marino Marangoni, capaci di ricreare il sogno e la magia
della rappresentazione teatrale. Chi entrava nell’Atelier Marangoni
con un’idea ne usciva sempre con un gioiello. Maria Callas sceglieva
Swarovski.
Maria Callas e Swarovski
Alla fine del 1800 Daniel Swarovski, giovane ma già promettente
intagliatore di cristallo, rivoluzionò il mondo della gioielleria
e della moda inventando una macchina industriale per tagliare le
pietre in cristallo per gioielleria. Nel 1895, per proteggere la
sua invenzione, Daniel si trasferì a Wattens, in Tirolo, dove trovò
quello che cercava: una fabbrica al momento inutilizzata, un fiume
che avrebbe potuto fornire energia ai suoi macchinari, una sabbia
quarzifera di eccezionale qualità. Il suo segreto industriale era
al sicuro perché nei dintorni nessuno si occupava di di cristallo.
Daniel Swarovski ebbe l’intuizione di lavorare con macchinari industriali
innovativi il cristallo, utilizzando materie prime pregiatissime,
taglio di precisione, levigatura perfetta e rifinitura di alta qualità.
I cristalli di Swarovski iniziarono così a distinguersi per splendore
e brillantezza; l’uso sapiente e precisissimo degli ossidi di metallo
offrì poi ai cristalli colorazioni di incredibile bellezza e intensità.
Così Daniel costruì giorno dopo giorno il suo “impero di luce”.
Nel 1940 a Milano, in largo Richini un artigiano specializzato in
gioielli di scena, Ennio Marino Marangoni, aprì il suo atelier.
Qualche anno più tardi, una sconosciuta cantante greca debuttò in
“Gioconda” all’Arena di Verona. Sulla sua testa una coroncina realizzata
dall’Atelier Marangoni. Da qual giorno la giovane cantante, Maria
Callas, volle sempre con sé i gioielli di scena realizzati con incredibile
maestria da Marangoni. Questo formidabile artigiano necessitava,
per le sue opere dei migliori prodotti disponibili sul mercato e
quando doveva incastonare una pietra in cristallo, utilizzava sempre
e solo le più belle, quelle che arrivavano dall’Austria, da Wattens,
da Daniel Swarovski, insomma.ù
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