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MARIA CALLAS & SWAROVSKI
Gioielli di scena

Reduce dai successi di Monte Carlo,
prima di una lunga serie di esposizioni internazionali
a Tokyo, Vienna, Salisburgo, Berlino, Londra, New York,
arriva a Teatro Regio l'affascinante collezione
dei gioielli di scena indossati dalla Divina,
alcuni dei quali in prima esposizione assoluta a Parma.

Inaugurazione venerdì 17 settembre 2004, ore 17.00
alla presenza di Giulietta Simionato

Teatro Regio, 18 settembre - 24 ottobre 2004

Belli, perfetti, stupefacenti per la loro incredibile creatività. Ecco i gioielli di scena di Maria Callas, in arrivo a Parma dal Principato di Monaco dove la mostra Maria Callas & Swarovski Gioielli di scena, allestita nel prestigioso Atrio del celeberrimo Casinò di Monte Carlo, dopo un successo durato tutta l’estate, ha attirato oltre 600.000 spettatori essendo stata prorogata in via eccezionale per ben due volte, visto l’incredibile successo di questa collezione unica al mondo, già visitata da oltre due milioni e mezzo di persone.
La mostra, dedicata ai gioielli di scena indossati da Maria Callas nel periodo della sua carriera da La Gioconda del 1947 (opera con cui ha debuttato in Italia) sino al Poliuto del 1960, espone gli oltre trenta gioielli unici al mondo (i pezzi in mostra sono stati prodotti al massimo in due unità), ideati per lei, fra gli altri, da Luchino Visconti, Franco Zeffirelli, Renato Guttuso, Lila De Nobili, Alessandro e Nicola Benois, Mario Frigerio, Piero Tosi, e realizzati con cristalli Swarovski dall'Atelier Marangoni.
Ideatore e curatore della mostra è Rinaldo Albanesi, Vice President International Swarovski Events & Exhibitions e grande esperto di gioielli di scena, coadiuvato da Andrea Scarduelli musicologo di fama internazionale.
Ognuna delle ventidue vetrine della mostra presenta pezzi emozionanti corredati da una grande fotografia di scena e dalla locandina dello spettacolo. Si potranno così ammirare la collana di una giovanissima Callas che nel 1949 cantava ancora il repertorio wagneriano, la croce ortodossa di Fedora che Maria Callas indossò alla Scala nel 1956 e che per uno scherzo della sorte indossò anche Renata Tebaldi a Napoli qualche anno più tardi. In questa occasione eccezionale saranno esposti a Parma per la prima volta in assoluto alcuni pezzi rarissimi (diadema e braccialetti di Parsifal, Roma 1949; corona di Nabucco, Napoli 1949; coroncina e borchie di Norma, Chicago 1954, debutto della Callas negli Stati Uniti; collana di Anna Bolena, Scala 1957), fra i quali brillano gli orecchini e il pendente indossati da Maria Callas per la Traviata interpretata al Teatro Regio di Parma nell'unica recita del 30 dicembre 1951. A corredare questi ultimi gioielli in prima esposizione assoluta, due riproduzioni fotografiche altrettanto esclusive, mai stampate nè pubblicate sino a oggi, provenienti dall'archivio fotografico dello Studio Montacchini, che ritraggono la Callas al suo debutto parmigiano e diversi documenti provenienti dall'Archivio della Casa della Musica che ricordano la presenza a Parma della Callas.

L'esposizione sarà inaugurata venerdì 17 settembre alle ore 17.00 presso il Ridotto del Teatro Regio nel corso di un incontro al quale interverranno Elvio Ubaldi, Sindaco di Parma, Presidente della Fondazione Teatro Regio, Gian Piero Rubiconi, Rinaldo Albanesi, Andrea Scarduelli, con la straordinaria partecipazione di Giulietta Simionato, grande amica e partner di Maria Callas in decine di storiche recite nei teatri di tutto il mondo.

La mostra, a ingresso libero, resterà aperta dal 18 settembre al 24 ottobre 2004 dal martedì al venerdì dalle ore 10.00 alle 14.00 e dalle ore 17.00 alle 19.00, al sabato e alla domenica dalle ore 9.30 alle 12.30 e dalle ore 16.00 alle 19.00. Sabato 2 e domenica 3 ottobre, in occasione del weekend dedicato ai soci della Società dei Collezionisti Swarovski, la mostra sarà aperta solo per i soci SCS dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle ore 14.30 alle 17.30.

Dopo Parma, la fortunata e seguitissima mostra sarà a Tokyo, Vienna, Salisburgo, Berlino e Londra prima di partire nel 2006 per una tournée negli Stati Uniti per commemorare il 50° anniversario del debutto di Maria Callas al Metropolitan di New York. Nel 2007 la mostra ritornerà in Europa per un’eccezionale esposizione al Louvre di Parigi, in occasione del 30° anniversario della scomparsa dell’indimenticabile artista.
Un viaggio nella fantasia di cui hanno parlato davvero tutti, da Enzo Biagi a Lina Sotis, la CNN e il New York Times. Chi visita questa mostra è rapito dai bagliori dei cristalli bianchi e colorati che scintillano nelle loro vetrine. La luce si è riaccesa su loro dopo oltre cinquant’anni di oblio grazie alla passione di Rinaldo Albanesi che nel 1999, acquistando per Swarovski l’Atelier Marangoni, ha coraggiosamente evitato la dispersione dei gioielli di scena di Maria Callas tra musei e collezionisti di tutto il mondo. Realizzati alla fine degli anni quaranta e cinquanta dall’Atelier Marangoni di Milano questi pezzi eccezionali hanno vissuto serate indimenticabili sul palcoscenico della Scala, del Metropolitan, dell’Opera di Vienna e Parigi. Poi il declino del gioiello di scena e l’utilizzo di materiali meno nobili hanno relegato questi piccoli capolavori per anni negli archivi dell’atelier milanese. Oggi, dopo un lunghissimo lavoro di catalogazione e restauro a opera di Albanesi e del suo team, questi gioielli fantastici sono tornati a vivere ritornando alle luci della ribalta.
Ognuno dei gioielli ha una storia, un aneddoto legato al maniacale perfezionismo di Maria Callas e alla sua incredibile superstizione. Maria Callas indossava infatti in palcoscenico gioielli veri e gioielli di scena, contemporaneamente. I gioielli di scena erano parte integrante del suo lavoro, del suo costruire il personaggio che di volta in volta interpretava. Quasi sempre cambiavano, radicalmente di opera in opera. Il diadema di Tosca era diverso da quello di Norma, la collana di Anna Bolena antitetica a quella di Traviata. I gioielli veri erano invece veri e propri amuleti. Il marito della Callas, Giovan Battista Meneghini, sin dall’inizio del suo amore per la cantante, prese l’abitudine di regalare alla sua Maria un gioiello per ciascuna opera che lei avesse inserito in repertorio. Così fu per Gioconda, Norma, La traviata. Poi la sua incredibile superstizione ebbe la meglio. Maria Callas battezzò questi gioielli: un braccialetto era “Il trovatore” una coppia di orecchini “I Vespri Siciliani” una spilla, “Nabucco”. Quando Maria debuttò a Firenze in Traviata, Meneghini le regalò uno splendido anello con smeraldo. Maria non lo tolse più e poco alla volta iniziò a portare con sé in palcoscenico insieme agli stupendi gioielli di scena i gioielli della vita reale, ma solo quelli che le avevano portato fortuna. Il gioiello di scena era un suo strumento di lavoro, il gioiello vero, un amuleto. Fu solo Luchino Visconti a ottenere che in palcoscenico Maria Callas indossasse solo i gioielli di scena. Da quel giorno Maria, almeno quando il regista era Visconti non poté più indossare i suoi gioielli amuleto ma solo quelli immaginati dai grandi nomi di allora, Zeffirelli, De Nobili, Benois, Frigerio. Ma forse, la superstiziosissima Maria riuscì a celarli, cucendoli, nelle pieghe dei suoi bellissimi costumi.


MARIA CALLAS & SWAROVSKI
Gioielli di scena

Inaugurazione
Venerdì 17 settembre 2004, ore 17.00ù
Parma, Ridotto del Teatro Regio

Saluto di

Elvio Ubaldi
Sindaco di Parma
Presidente della Fondazione Teatro Regio di Parma

Interverranno

Rinaldo Albanesi
Vice President International Swarovski, curatore della mostra

Gian Piero Rubiconi
Sovrintendente della Fondazione Teatro Regio di Parma

Andrea Scarduelli
Musicologo

Con la partecipazione straordinaria di
Giulietta Simionato


I sogni di Maria Callas diventano gioielli

“Qualche volta Maria entrava nel mio Atelier con un’idea ma ne usciva sempre con un gioiello”

Ennio Marino Marangoni

Maria Callas indossò per la prima volta un gioiello di scena realizzato con pietre Swarovski, realizzato dall’Atelier Marangoni di Milano, al suo debutto in Italia, all’Arena di Verona, il 2 agosto 1947. Durante tutta la sua carriera l’artista volle con sè in palcoscenico questi gioielli, gli unici, grazie all’elevatissima qualità dei cristalli Swarovski, e all’eccezionale capacità tecnica e creativa di Ennio Marino Marangoni, capaci di ricreare il sogno e la magia della rappresentazione teatrale. Chi entrava nell’Atelier Marangoni con un’idea ne usciva sempre con un gioiello. Maria Callas sceglieva Swarovski.


Maria Callas e Swarovski

Alla fine del 1800 Daniel Swarovski, giovane ma già promettente intagliatore di cristallo, rivoluzionò il mondo della gioielleria e della moda inventando una macchina industriale per tagliare le pietre in cristallo per gioielleria. Nel 1895, per proteggere la sua invenzione, Daniel si trasferì a Wattens, in Tirolo, dove trovò quello che cercava: una fabbrica al momento inutilizzata, un fiume che avrebbe potuto fornire energia ai suoi macchinari, una sabbia quarzifera di eccezionale qualità. Il suo segreto industriale era al sicuro perché nei dintorni nessuno si occupava di di cristallo. Daniel Swarovski ebbe l’intuizione di lavorare con macchinari industriali innovativi il cristallo, utilizzando materie prime pregiatissime, taglio di precisione, levigatura perfetta e rifinitura di alta qualità. I cristalli di Swarovski iniziarono così a distinguersi per splendore e brillantezza; l’uso sapiente e precisissimo degli ossidi di metallo offrì poi ai cristalli colorazioni di incredibile bellezza e intensità. Così Daniel costruì giorno dopo giorno il suo “impero di luce”. Nel 1940 a Milano, in largo Richini un artigiano specializzato in gioielli di scena, Ennio Marino Marangoni, aprì il suo atelier. Qualche anno più tardi, una sconosciuta cantante greca debuttò in “Gioconda” all’Arena di Verona. Sulla sua testa una coroncina realizzata dall’Atelier Marangoni. Da qual giorno la giovane cantante, Maria Callas, volle sempre con sé i gioielli di scena realizzati con incredibile maestria da Marangoni. Questo formidabile artigiano necessitava, per le sue opere dei migliori prodotti disponibili sul mercato e quando doveva incastonare una pietra in cristallo, utilizzava sempre e solo le più belle, quelle che arrivavano dall’Austria, da Wattens, da Daniel Swarovski, insomma.ù

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Maria Callas
 
 
 
 
 
 

I gioielli di scena di Maria Callas

Il gioiello di scena ha accompagnato ogni istante della vita di Maria Callas. Non era semplicemente uno dei tanti oggetti che all’ultimo momento l’artista indossava per completare il costume ed entrare in scena, ma parte integrante del personaggio che andava a realizzare. Il lavoro di preparazione era meticolosissimo e la stessa cantante partecipava attivamente a tutte le fasi dell’ideazione, del disegno e della realizzazione. Parlava con il responsabile dei bozzetti e dei figurini, voleva provare a casa propria il prototipo del gioiello di scena, suggeriva modifiche. Il gioiello doveva essere bello, pratico da indossare, leggero, facile da togliere nel cambio di scena, splendente sotto le luci dei riflettori, vivere di vita propria senza mai impacciare e, soprattutto, doveva saper essere indossato con estrema naturalezza. In questo, Maria Callas era vera maestra e anche il gioiello più appariscente veniva indossato con estrema classe e invidiabile sicurezza. Maria che, prima negli Stati Uniti, poi in Grecia, aveva trascorso un’infanzia e un’adolescenza estremamente modeste, al debutto a Verona nel 1947 indossò contemporaneamente in “Gioconda” un gioiello vero, dono di Meneghini e i gioielli di scena dell’Atelier Marangoni in un connubio tra realtà e sogno che l’accompagnerà poi per tutta la vita. L’Atelier Marangoni, dal 1940 leader nella realizzazione dei gioielli di scena, sceglieva per le sue creazioni solo ed esclusivamente i cristalli bianchi e colorati di Swarovski, da sempre i migliori disponibili sul mercato.

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Il prototipo

Prima di andare in scena, indossati da Maria Callas, i gioielli realizzati da Marangoni con cristalli Swarovski, subivano una serie di verifiche. Maria Callas, nella sua abitazione milanese di via Buonarroti riceveva Antonio Marangoni, il figlio di Ennio Marino che le portava, in anteprima, il gioiello di scena. La Divina osservava la realizzazione, la indossava, la provava, muovendosi per l’ampio soggiorno, come se si fosse trovata sul palcoscenico del teatro. Al giovane Antonio, suggeriva talvolta qualche modifica da apportarsi per rendere il gioiello più comodo, più leggero, più adatto al ruolo che avrebbe dovuto interpretare. Si realizzava così, in laboratorio, una seconda versione. Poco prima del debutto, in occasione delle prove in costume, la cantante indossava anche i gioielli. Le luci finalmente si accendevano dando vita al sogno di queste magnifiche realizzazioni. Accadeva talvolta che, ciò che avevano immaginato gli ideatori del gioiello, Renato Guttuso, Luchino Visconti, Franco Zeffirelli, Nicola Benois, Lila De Nobili, non fosse ancora perfetto. Marangoni si rimetteva all’opera e, con estrema perizia, modificava leggermente la montatura, sostituiva un cristallo color rubino con un cristallo bianco e, come d’incanto, il gioiello di scena iniziava a vivere sotto ai riflettori, come di luce propria.
Il sogno si era realizzato ancora una volta. Nell’Atelier Marangoni, dal 1999 parte del Gruppo Swarovski, sono stati ritrovati alcuni ‘prototipi’ dei celebri gioielli di scena di Maria Callas e vengono oggi esposti a testimonianza dell’incredibile lavoro, dell’altissima perizia degli artisti che li hanno ideati, disegnati, realizzati e modificati sino all’ultimo istante prima dell’entrata in scena della Divina.

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gioiello per Nabucco
 
 
 

Un celebre aneddoto

Quel giorno Ennio Marino Marangoni era di fretta. Non gli accadeva mai. Salutò bruscamente i suoi dipendenti in Largo Richini a Milano e con alcune fatture sotto il braccio, si diresse verso la sua automobile. Il viaggio non era poi così lungo; si trattava in fondo di arrivare a Chiasso, quindi poco più di cinquanta chilometri. Lo attendeva una signora; non si fanno mai aspettare le signore, pensava tra sé e sé, avviando il motore della vettura. Alla fine degli anni Cinquanta Milano era circondata dal verde, dopo alcuni minuti il panorama mutò e Ennio Marino Marangoni si ritrovò tra i boschi. Ripassava mentalmente i pezzi unici che aveva realizzato per quella signora, la grande cantante della Scala, i gioielli di scena insomma che lui, titolare dell’Atelier Marangoni di Milano, aveva cesellato a regola d’arte, prima di incastonarvi le pietre che venivano dal Tirolo, dal suo fornitore di fiducia, Swarovski. Andava orgoglioso del suo motto: “Tutti entrano da me con un’idea e ne escono con un gioiello finito”. Sarebbe riuscito così a convincere quei signori che lo attendevano a Chiasso? Ma Ennio Marino Marangoni non doveva incontrare una signora, la famosa cantante? Certamente, ma la signora era stata fermata alla dogana da alcuni signori, i doganieri insomma. Il baule della vettura era stato aperto e in alcuni astucci, scintillanti, risplendevano diademi da sogno. Come convincere i solerti funzionari che i gioielli in questione erano in realtà gioielli di scena, creazioni uniche e irripetibili, di fattura squisita, ideati da personaggi come Luchino Visconti, Lila De Nobili, Nicola Benois, Franco Zeffirelli ma realizzati con cristalli bianchi e colorati anche se di qualità eccelsa? Da qualche ora la celebre artista cercava di convincerli...Indossava ora la tiara di Fedora, la parure di Traviata, la collana di Anna Bolena poi mostrava le locandine del Teatro alla Scala indicando gli altri artisti che avevano cantato con lei, anche loro con i loro gioielli di scena, Corelli, Di Stefano, Simionato...Ma i funzionari forse non amavano la lirica, conoscevano certo la signora ma il problema erano i gioielli, troppo belli per essere finti, troppo perfetti per essere la copia di un gioiello vero. E avevano ragione perché le realizzazioni dall’Atelier Marangoni erano davvero uniche, autentiche opere dell’ingegno, realizzate per coronare un sogno, quello evocato dal gioiello di scena. Il marito della signora intanto si era spazientito e aveva deciso di telefonare al responsabile di tutto quello sconquasso, il titolare dell’atelier dei sogni, Ennio Marino Marangoni. Eppure dovevano crederle, almeno un pò, perché in fondo lei era Maria Meneghini Callas; chi non la conosceva?
Invece marito e moglie aspettarono l’arrivo di Marangoni che si ritrovò a spiegare ai doganieri increduli che i suoi gioielli di scena erano sì bellissimi ma non avevano un valore commerciale paragonabile a gioielli veri. Le fatture scagionarono così la grande cantante, e la coppia riprese il suo viaggio. Ennio Marino li salutò e tornò al volante della sua vettura. Doveva fare presto; a Milano lo attendeva qualcuno con un’idea e lui avrebbe dovuto realizzare il sogno. Chissà chi avrebbe trovato ad aspettarlo? Renata Tebaldi, Giulietta Simionato, Franco Zeffirelli...L’importante era trovare la risposta per ciascuno, realizzare quello che era nelle loro menti, renderli felici perché a loro volta potessero far sognare con loro gli spettatori dei teatri lirici più importanti del mondo, dalla Scala al Metropolitan.
La mostra “Maria Callas & Swarovski. I gioielli di scena” fa rivivere il sogno, il sogno di una cantante che quando andava all’estero talvolta dimenticava i gioielli di scena nel baule della sua automobile.

Andrea Scarduelli

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gioiello per Anna Bolena
 
 
 

La grande superstizione di Maria Callas

Maria era superstiziosa, anzi, superstiziosissima.
Renzo Allegri, scrittore e famoso biografo di Maria Callas racconta che alla giovane Maria venne predetta, da una chiromante, una carriera eccezionale anche se irta di difficoltà, solitudine e nemici. Così avvenne e la “voce del secolo” si spense sola e dimenticata da tutti per poi tornare d’improvviso prima alla fama, poi all’immortalità.
Lavorando con attenzione alla catalogazione dei gioielli di scena di Maria Callas ho notato nell’iconografia della Callas, soprattutto nelle recite dei primi anni (1947-1954) il ricorrere di alcuni anelli, orecchini e talvolta collane. Ho a lungo cercato negli archivi dell’Atelier Marangoni, dal 1999 parte del Gruppo Swarovski, la traccia di questi gioielli di scena, dei loro prototipi, dei semilavorati, almeno dei loro disegni. Nulla.
Poi ho capito. Maria Callas indossava sul palcoscenico gioielli veri e gioielli di scena, contemporaneamente. I gioielli di scena erano parte integrante del suo lavoro, del suo costruire il personaggio che di volta in volta interpretava. Quasi sempre cambiavano, radicalmente di opera in opera. Il diadema di “Tosca” era diverso da quello di “Norma”, la collana di “Anna Bolena” antitetica a quella di “Traviata”. I gioielli veri erano invece veri e propri amuleti. Il marito della Callas, Meneghini, sin dall’inizio del suo amore per la cantante, prese l’abitudine di regalare alla sua Maria un gioiello per ciascuna opera lei avesse inserito in repertorio. Maria, i primi anni di carriera indossava un gioiello nuovo per ogni opera nuova. Così fu per “Gioconda”, “Norma”, “La traviata”. Poi la sua incredibile superstizione ebbe la meglio. Maria Callas chiamava questi gioielli per nome; un braccialetto era “Il trovatore” una coppia di orecchini “I Vespri Siciliani” una spilla, “Nabucco”. Quando Maria debuttò a Firenze il ruolo di Violetta Valéry nel 1951 Meneghini le regalò uno splendido anello. Maria non lo tolse più e poco alla volta iniziò a portare con sé in palcoscenico insieme agli stupendi gioielli di scena i gioielli della vita reale ma solo quelli che le avevano portato fortuna. Il gioiello di scena era un suo strumento di lavoro, il gioiello vero, un amuleto. Un giorno Maria incontrò Luchino Visconti e tra i due grandissimi vinse quest’ultimo. Da quel giorno Maria, almeno quando il regista era Visconti non poté più indossare i suoi gioielli amuleto ma solo quelli immaginati dai grandi nomi di allora, Zeffirelli, De Nobili, Benois, Frigerio.
Personalmente sono quasi sicuro che la superstiziosissima Maria riuscì a celarli,cucendoli,  nelle pieghe dei suoi bellissimi costumi.

Rinaldo Albanesi, Ideatore e curatore della mostra e CEO di Swarovski Events & Design

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gioielli per Traviata
 
 
 

Il gioiello misterioso

I gioielli di scena di Maria Callas hanno un grandissimo valore. Non sono mai copia di un gioiello vero, già esistente. Sono una creazione nuova, ideata da un grande artista e realizzata da un artigiano straordinario. Il gioiello di scena è un’opera d’arte come un quadro, una scultura, un oggetto, quindi, unico e irripetibile. Questo è il suo valore, un valore artistico e creativo, indiscusso. I gioielli di scena di Marangoni erano realizzati in modo così perfetto da non riuscire a distinguerli dai gioielli di pietre preziose. Nel corso del mio lavoro di analisi, ricerca e catalogazione dei gioielli di scena realizzati dall’Atelier Marangoni per Maria Callas mi sono imbattuto in un pezzo veramente unico, forse il più bello in assoluto mai realizzato, un diadema completato da una collana e da orecchini in cristalli di Swarovski bianchi: una vera “Parure di luce”. Insieme a questa creazione tanto straordinaria quanto misteriosa, una foto di Maria Callas che indossa il gioiello. Verificata attentamente la corrispondenza del pezzo d’archivio alla fotografia mi sono messo al lavoro per poter scoprire in quale opera Maria Callas avesse indossato il magnifico gioiello. Il mistero però sembrava destinato a durare a lungo perché, nonostante la ricchissima iconografia callasiana in mio possesso il gioiello di scena sembrava non essere mai stato indossato dalla Callas in palcoscenico per un’opera lirica o un concerto. Il Corriere della Sera ha voluto allora far partecipare i suoi lettori alla mia ricerca, pubblicando un articolo firmato da Lina Sotis e, grazie all’aiuto e alla memoria della studiosa Franca Cella e di Simonetta Puccini, nipote del compositore e all’autorevole conferma del “The New York Times” il mistero del “Gioiello misterioso” è stato svelato. Si tratta della parure di “Tosca” che Maria Callas indossò al Teatro Metropolitan di New York nel 1956. La gara tra i lettori del Corriere ha interessato anche altri quotidiani e settimanali, tra cui l’Espresso che, a firma di Enzo Biagi ha dedicato uno spazio al mistero del gioiello di Maria Callas.
Da esperto di gioielli di scena devo aggiungere che, per quanto bellissimo, il gioiello di scena di “Tosca” è poco verosimile. La vicenda di “Tosca” è ambientata a Roma nel 1800. La protagonista è una cantante e nei teatri dell’epoca l’illuminazione della scena era garantita da lumi a olio. Per una perfetta aderenza al periodo storico, l’ideatore del gioiello di scena, come più tardi farà il grande Franco Zeffirelli, avrebbe dovuto utilizzare cristalli colorati, magari rossi e senza sfaccettature, esattamente il contrario di quello che fece il regista del Metropolitan, Yannopoulos che per la “Tosca” del 1956 realizzò la parure in cristalli bianchi sfaccettati, tagliati a goccia e a brillante. Il segreto del gioiello misterioso offre un’altra curiosità. Fu proprio la superstiziosissima Maria Callas a volere a New York, Yannopoulos il suo vecchio amico che nel lontano 1942, ad Atene, aveva curato la regia della prima “Tosca” interpretata da Maria Callas nel corso della sua carriera.

Rinaldo Albanesi

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La carriera

Maria Callas nasce a New York da genitori greci, il 2 dicembre 1923.
La giovane Maria rivela prestissimo le sue spiccate doti per la musica, in particolare per il canto. Quando i suoi genitori si separano segue la madre e la sorella in Grecia. Studia prima con Maria Trivella, poi con la celebre Elvira de Hidalgo. Nel 1939 canta in “Cavalleria rusticana”. Gli anni in Grecia, (1937-1945) vedono la giovane cantante alla prese con lo studio e con il palcoscenico. Nel 1942 debutta il ruolo di “Tosca” con il quale nel 1965 darà l’addio all’opera. A settembre del 1945 è già la voce più promettente e una tra le più famose della Grecia. Maria lascia però Atene per New York. Sono anni durissimi in cui la soprano non riesce a cantare in pubblico nemmeno una volta. Il tenore Giovanni Zenatello la ascolta in un’audizione e la scrittura per il ruolo principale de “La Gioconda” all’Arena di Verona perchè “é brava e costa poco!”. Maria lascia gli Stati Uniti per l’Italia e inizia il suo faticoso cammino. Verona la accoglie con grande curiosità e Maria incontra subito una persona che sarà per lei il vero punto di riferimento, l’imprenditore Giovan Battista Meneghini che sposerà poi nel 1949. Gli inizi sono difficilissimi e solo grazie all’aiuto di Meneghini, del direttore d’orchestra Tullio Serafin e di alcuni teatri, soprattutto La Fenice e il Comunale di Firenze dove nel 1948 debutta nel ruolo di “Norma”, Maria inizia a costruire la sua carriera. Nel 1949 la prima tournée in Sud America al fianco di Mario del Monaco e, al ritorno, canta a Napoli in un’edizione storica di “Nabucco”.
Il 12 aprile 1950 sostituisce Renata Tebaldi nelle repliche di “Aida” e debutta così, in sordina, al Teatro alla Scala. Si apre il decennio d’oro. Sempre nel 1950 canta trionfalmente in Messico e incontra per la prima volta Giulietta Simionato di cui diverrà poi grande amica. Nel gennaio 1951, a Firenze canta per la prima volta il ruolo che l’ha resa immortale, quello de ‘La traviata’ e a settembre, a Rio de Janeiro incontra Giuseppe di Stefano. Il 7 dicembre di quell’anno il Teatro alla Scala le concede l’onore dell’apertura della stagione con “I Vespri Siciliani” diretti da De Sabata. A fine dicembre canta “Traviata “ al Teatro Regio di Parma. Nel novembre 1952 debutta a Londra e apre nuovamente la stagione della Scala con “Macbeth”.
Nell’aprile dell’anno seguente canta per la prima volta con Franco Corelli in “Norma”.
È ormai una stella e la sua casa discografica inizia un’importante serie di registrazioni.
Nel novembre 1954 Maria Callas debutta negli Stati Uniti cantando “Norma” alla Lyric Opera di Chicago. Ormai, è regina del Teatro alla Scala e le recite sono sempre più fitte; “La Vestale” con Corelli, “Andrea Chénier” con Del Monaco, “La sonnambula” con Valletti, “Il turco in Italia”, poi il 28 maggio 1955 la celeberrima edizione de “La traviata” diretta da Giulini con Di Stefano e Bastianini, la regia di Luchino Visconti, i costumi e i gioielli di scena di Lila De Nobili. Seguono “Il barbiere di Siviglia” con Luigi Alva, e “Fedora” con Corelli. Il 29 ottobre 1956 al fianco di Mario del Monaco debutta al Metropolitan di New York in “Norma”. Nell’aprile dell’anno seguente canta in “Anna Bolena” e “Ifigenia in Tauride”, allestimenti entrambi di Visconti; chiude il 1957 inaugurando la stagione del Teatro alla Scala con “Un ballo in maschera” con Di Stefano, Bastianini e Simionato. Seguiranno “Il pirata” e “Poliuto” con Corelli e Bastianini, poi “Medea” con Jon Vickers, Nicolai Ghiaurov e Giulietta Simionato. Quest’opera segna, con la replica del 29 maggio 1963, l’addio alla Scala. C’é ancora il tempo per debuttare all’Opéra di Parigi in “Norma” il 22 maggio 1964, dare l’addio al Metropolitan con “Tosca” al fianco di Corelli e Gobbi il 19 marzo 1965 e abbandonare per sempre l’opera cantando in “Tosca” al Covent Garden di Londra il 5 luglio dello stesso anno.
Dalla “Gioconda” del 1947 a “Tosca” 1965 Maria Callas canta quasi 600 recite in 37 opere diverse; nel 1969 è la protagonista del film di Pier Paolo Pasolini “Medea”, nel 1971 e nel 1972 tiene Master Classes alla Juilliard School of Music di New York. Il 10 aprile 1973 a Torino debutta nella regia di un’opera teatrale “I Vespri Siciliani”, a fianco di Giuseppe di Stefano poi, insieme allo stesso tenore, l’amico di una vita, inizia il tour mondiale di recitals per dare l’addio alle scene. L’ultimo concerto sarà in Giappone, l’11 novembre, a Sapporo. Nemmeno tre anni più tardi Maria Callas darà l’addio alla vita e ai suoi innumerevoli ammiratori.

Andrea Scarduelli

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gioiello per Norma
 
 
 

La rassegna stampa della mostra

Smisurata Maria
Mistero risolto: i gioielli che Maria Callas sfoggiava nella “Tosca” erano stati disegnati da Ennio Marino Marangoni e verranno esposti in un prossima mostra.
All’esordio Maria Callas pesava oltre cento chili, era obesa, miope, con una brutta pelle, vestita male, le riconoscevano appena oltre a una voce unica, dei bellissimi occhi. Aveva conquistato giorno per giorno il suo posto e il suo prestigio.
Enzo Biagi  (L’Espresso)

Maria Callas, va in scena il mistero della “parure”
Alla ribalta gioielli che coinvolgono in un affascinante interrogativo gli amanti della cantante mito di questo secolo. Maria era molto attenta e scrupolosa nell’abbinare i gioielli di scena ai vestiti che indossava. Niente era lasciato al caso. Tutto era studiato, pensato, approvato.
Lina Sotis  (Il Corriere della Sera)

Ecco i gioielli della Callas
Da lontano sembrano veri, anche da vicino a volte: perché in realtà spesso sono veri. I gioielli di scena, quando le grandi produzioni teatrali si affidavano a luci meno tecnologiche e fredde, e i costumisti non disprezzavano le sontuose ricostruzioni d’epoca, era un’industria di straordinario pregio e inventiva. L’Atelier Marangoni dal 1950 fornitore di fiducia della Callas, creò una serie di gioielli di particolare bellezza che la cantante utilizzò in diverse produzioni successive, quasi come ornamenti personali.
Angelo Foletto  (La Repubblica)

Da non perdere
Al fascino fiabesco dei monili Marangoni non sono sfuggite nemmeno le dive della lirica, Maria Callas per prima. È un pezzo di storia del teatro lirico che viene rievocato attraverso accessori scenici di strepitosa fattura.
Patrizia Luppi  (La Stampa)

I sogni della Callas diventati gioielli
Luchino Visconti e Franco Zeffirelli sono alcuni tra i registi che incaricano Marangoni di dar vita ai monili pensati dai bozzettisti; la Callas che di quei gioielli si innamora letteralmente, li indossa in ogni uscita.
Igor Principe  (Il Giornale)

La Callas in scena, un gioiello
Tutti i gioielli furono realizzati appositamente per il grande soprano che, scrupolosissima anche per quello che riguardava costume e accessori, curava personalmente mise e gioielli che utilizzava anche nelle recite delle trasferte, a partire dalla tournée in Messico del 1950.
Carla Maria Casanova  (Il Giorno)

Operazione Swarovski
Prova la voce e i passi da palcoscenico, Maria Callas, nella sua casa milanese. O nella suite di un albergo qualunque. Conta le battute, impara tutte le parti, si imprime a fuoco la musica sulla pelle, per sapere quando attaccare senza aver bisogno di vedere - tutta colpa della miopia - la bacchetta del maestro. È vestita da scena. Di tutto punto, per scrollarsi di dosso subito l’impaccio del costume. E porta i gioielli da palcoscenico.
Ilaria Bonuccelli  (Il Tirreno)

I meravigliosi gioielli di Maria Callas
Maria Callas, sui gioielli di scena era veramente pignola. I gioielli erano la sua passione anche nella vita privata. Ne aveva di bellissimi. E voleva il massimo dell’eleganza anche sul palcoscenico. Per questo, per ogni opera che interpretava venivano creati per lei dei gioielli di scena unici che richiedevano centinaia di ore di  lavoro.
Renzo Allegri  (Chi)

In scena i gioielli della Callas
A teatro, ma anche nella vita, Maria la “Divina” è sempre stata per tutte le donne una maestra di stile. È sempre emozionante osservare da vicino gli oggetti personali appartenuti a una grande artista. Ma l’aspetto più interessante di questi gioielli di scena è il fatto di poter toccare con mano fino a che punto Maria Callas curava ogni aspetto, anche minimo della sua arte.
Silvia Sereni  (Confidenze)

Emozione Callas fra gioielli e sogni da favola
Per il visitatore è un’esperienza unica, i cristalli di Swarovski lavorati con grande sapienza dalla Maison Marangoni raccontano pagine importanti legate alla vita “romanzesca” e soprattutto artistica della grande artista e voluti da personaggi come Luchino Visconti e Franco Zeffirelli. E gli aneddoti non mancano. Rinaldo Albanesi ideatore e curatore della mostra aggiunge: “Credo sia il connubio tra l’artista e il prezioso che fanno la vera forza di questa esposizione”.
Andrea Munari (La Stampa)

Seduzione e splendori dei gioielli di scena della divina Maria Callas
Record di visitatori per la mostra itinerante “Maria Callas, mes bijoux de scène”, inaugurata a fine maggio a Monte Carlo e destinata a una lunga tournée che la porterà in mezza Europa, quindi in Giappone e infine negli Stati Uniti. La mostra - due milioni di presenze sino a oggi, tre, quattromila al giorno nel principato di Monaco è la più importante del mondo per qualità e quantità di pezzi. Così ci si incanta di fronte alle fragili creazioni disegnate da Luchino Visconti, Franco Zeffirelli, Lila De Nobili, Nicola Benois. Che ricreano un mondo d’illusioni,, un mondo effimero all’apparenza, ma che nasconde tanto lavoro, creatico quanto faticoso. Ogni pezzo ha una storia, un aneddoto e anche una forte personalità.
Antonella Viale (Il Secolo XIX)

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