Parma - Teatro Regio, Martedì 11 ottobre
2005, ore 20.30
Buon compleanno FAI!
Serata di gala per festeggiare il trentennale del
FAI
con il sostegno di Parma Capitale della Musica e Arcus
PROGRAMMA DELLA SERATA
dalle ore 19.45
Drink di benvenuto nel foyer del Teatro
ore 20.30
i Solisti di Pavia
direttore Enrico Dindo
eseguono
I Concerti Brandeburghesi
di Johann Sebastian Bach
negli intermezzi
Vittorio Sgarbi
intrattiene, commenta, racconta
PROGRAMMA del CONCERTO
Concerti Brandeburghesi di Johann Sebastian
Bach
Concerto Brandeburghese n.1 in
Fa maggiore BWV 1046
Concerto Brandeburghese n.2 in
Fa maggiore BWV 1047
Concerto Brandeburghese n.3 in
Sol maggiore BWV 1048
Concerto Brandeburghese n.4 in
Sol maggiore BWV 1049
Concerto Brandeburghese n.5 in
Re maggiore BWV 1050
Concerto Brandeburghese n.6 in
Si bemolle maggiore BWV 1051
Nel 1720 Johann Sebastian Bach incontrava a Karlsbad
il margravio Christian Ludwig Von Brandenburg e per l’intrattenimento
della sua corte compose nel 1721 i celebri sei concerti da qui soprannominati
brandeburghesi.
Essi si rifanno agli omologhi concerti grossi di Corelli, Vivaldi,
Albinoni, denotando peraltro un’elaborazione tematica ed una
tecnica contrappuntistica più ricca e sviluppata in una forma
godibile, dialettica, brillante che coinvolge l’ascoltatore
dalla prima all’ultima battuta.
Il primo concerto, nella tonalità di fa
maggiore, si ispira alla scuola francese e comprende nel suo
organico tre gruppi strumentali: oboi con fagotto, due corni, archi
e un violino piccolo con funzioni solistiche. Questo concerto si
caratterizza per il dialogo continuo tra i gruppi di strumenti contrapposti.
L’allegro iniziale assume subito un carattere olimpico e dal
ritmo inquieto: segue poi un adagio con l’oboe, il violino
e i bassi a condurre il tessuto melodico e timbrico con il successivo
intervento degli altri strumenti. Il terzo tempo, allegro, riprende
un carattere vivacemente ritmico, mentre alla fine troviamo un delizioso
minuetto e una polacca.
Il secondo concerto, in fa maggiore,
ricorda il concerto italiano a cui Bach introduce alcune modifiche:
una tromba in fa, dalle sonorità particolarmente acute, si
aggiunge al flauto, all’oboe, al violino e agli archi, esprimendo
un gioco chiaroscurale di contrasti dinamici veramente insolito
per l’epoca, e che vede una contrapposizione al ripieno non
di un unico solista ma di un gruppo di strumenti.
Dopo l’allegro iniziale, l’andante è affidato
al flauto, all’oboe e al violino soli, con l’accompagnamento
costante dei violoncelli e del basso continuo: è un movimento
dove l’intreccio contrappuntistico dei tre solisti si distende
in forma discorsiva che non accenna mai a dissolvere le sue caratteristiche
melodiche.
L’ultimo movimento, allegro assai, attacca con un brillante
assolo della tromba, a cui si accodano l’oboe, il violino
e il flauto, per giungere poi all’insieme orchestrale della
festosa conclusione.
Differente da tutti gli altri Brandeburghesi, l’organico
del terzo concerto in sol
maggiore è composto da soli archi: tre violini, tre
viole e tre violoncelli. Tutto il concerto vive nel segno di un
ritmo instancabile e trascinante dovuto, in particolare, all’intervento
dell’orchestra a pieno organico.
Un’interessante peculiarità di questo lavoro è
la mancanza (insolita) di tempi lenti: l’ultimo movimento
soprattutto, allegro, attacca ad un ritmo veloce e sostenuto e un
gioco emulativo di timbri sonori porta la composizione a vette dinamiche
ed espressive di rara bellezza.
L’organico del quarto concerto in sol
maggiore si compone di due Fiauti d’Echo, un
violino ed archi, con una spiccata funzione solista attribuita al
violino.
Il primo tempo denota un andamento giocoso e spensierato nel rincorrersi
e nel contrapporsi degli strumenti solisti al ripieno. Nell’andante
centrale, il discorso è condotto dall’intero blocco
degli strumenti, mentre nel finale, una fuga concertante, di particolare
interesse è l’intervento solistico del violino con
un carattere fortemente virtuosistico.
L’ascoltatore abituato alle odierne esecuzioni con moderni
flauti traversi difficilmente apprezzerà le particolarissime
qualità timbriche di questo concerto, originariamente concepito
per flauti dolci (diritti).
Il quinto concerto, in re maggiore, è
forse il più popolare e il più brillante. Il ruolo
di concertino è affidato questa volta al flauto, al violino
ed al clavicembalo. Il clavicembalo in particolare ricopre qui un
ruolo solistico spiccato ed insolito per l’ordinaria struttura
del concerto grosso. Questo concerto con i suoi ritmi elastici e
incessanti, trascina l’ascoltatore in una serie di episodi,
che si arricchiscono in modo geniale di modulazioni e segni cromatici
sempre nuovi: sino a giungere alla magnifica conclusione del clavicembalo:
pezzo virtuosistico di solare bellezza.
Il sesto concerto in si bemolle maggiore,
concepito in chiave polifonica, è considerato il più
originale di tutto il ciclo. Si distingue, in particolare, per l’organico
composto di soli strumenti ad arco dal registro grave: viole da
gamba, violoncello, violone.
Si osserva una situazione orchestrale che richiama la concezione
timbrica del consort inglese e la necessità di un’esecuzione
con strumenti d’epoca appartenenti tutti o quasi alla famiglia
della viola, che rispetto a quella attuale denota non poche differenze
a livello timbrico ed espressivo.
Il primo movimento genera un discorso sorretto da abile capacità
contrappuntistica, dando vita ad una pagina tra le più straordinarie
che siano mai state scritte dal sommo Bach.

BIGLIETTERIA TEATRO REGIO DI PARMA
Parma, via Garibaldi 16/a
La biglietteria è aperta tutti i giorni esclusi festivi e
lunedì.
Martedì- venerdì dalle ore 10.00 alle 14.00 e dalle
17.00 alle 19.00
Sabato dalle ore 9.30 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.00.
Telefono 0521039399, fax 0521504224
ticket@teatroregioparma.org
www.teatroregioparma.org
Per informazioni sui Solisti di Pavia
Ufficio stampa
Studio A.Pellegrini – Milano
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