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IN AUTUNNO
PARMA RESPIRA E PRODUCE CULTURA
Parma è da sempre una città in cui si respira e si produce cultura
e l'autunno è il periodo dell’anno in cui è più bella e affascinante,
le sue colline più suggestive. Una luce particolare e soffusa esalta
i colori della sua natura e del suo patrimonio artistico. È anche
il periodo migliore per apprezzare i sapori veri della sua cucina
e una musica intensa e piena come quella di Verdi.
Quest’autunno sarà una stagione ancora più speciale per Parma,
a cominciare dalla grande mostra sul Correggio, unica perché raccoglierà
tutte le sue grandi opere, provenienti dai più importanti musei
del mondo, attorno alle bellissime cupole che l’artista ha
affrescato nel Duomo e nella chiesa di San Giovanni.
Per proseguire, in ottobre, la nuova edizione del Festival Verdi,
festival di rilevanza nazionale grazie al quale anche la musica
di Verdi, come quella di Mozart a Salisburgo e di Wagner a Bayeruth,
può finalmente avere un luogo di indiscusso riferimento, che sia
ogni anno il palcoscenico dei migliori interpreti mondiali dell1opera
verdiana.
L’autunno parmigiano è un’autentica primavera culturale:
a fianco di questi eventi di rilevanza internazionale si sviluppa
un’offerta di appuntamenti capillare e diffusa. Tra questi
il Festival della Creatività giovanile, la rassegna Settembre italiano,
l’appuntamento con il musical NotreDame de Paris.
La nostra sfida, sull’esempio di altre città europee come
Bilbao, Salisburgo, Cambridge, Lione, è quella di puntare sulla
cultura, non solo come tempo libero, arricchimento personale, ostentazione
di fasti passati, ma come strumento di sviluppo sociale ed economico,
fattore di attrattività, elemento determinante di riconoscibilità
nel mondo globalizzato.
Per questo accanto ad eventi straordinari stiamo anche sviluppando
di importanti contenitori culturali come il Palazzo del Governatore
per la visual art, l’ex Scalo Merci per la creatività giovanile,
il Teatro dei Dialetti, la Casa del Suono.
Il “modello Parma” può essere esemplare di una comunità
che ha scelto di stare nella temperie della globalizzazione e della
sfida tra territori “a modo suo”: puntando cioè sulla
sua qualità della vita, che è un mix di funzioni moderne e retaggi
antichi, come punto di forza della propria attrattività.
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