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SPLENDORI A CORTE
Arti del mondo islamico nelle collezioni del Museo Aga Khan

L’esposizione è uno degli appuntamenti principali della rassegna ARTS AND MUSIC FROM THE ISLAMIC WORLD che porterà per due mesi nella città emiliana concerti di musiche tradizionali dell’Asia centrale e giornate di studio sul tema ‘Islam e Occidente: dialogo tra culture’.

Nella prossima primavera, Parma diventa punto d’incontro e di dialogo tra la cultura islamica e quella europea. Dal 30 marzo al 3 giugno, infatti, è in programma la rassegna ARTS AND MUSIC FROM THE ISLAMIC WORLD, che propone un ricco calendario di iniziative: un inedito e raffinato evento espositivo, concerti e giornate di studio, che testimonieranno il denso rapporto di scambi culturali intercorso tra i paesi musulmani e quelli europei dal Medioevo fino ai nostri giorni.
Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Emilia Romagna, della Provincia di Parma e del Comune di Parma, il progetto culturale, ideato e curato da Fondazione Aga Khan Trust For Culture, da Fondazione Parma Capitale della Musica e dalla Sovrintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico di Parma e Piacenza, è promosso dalla Fondazione Teatro Regio di Parma e dall’Università di Parma, con il contributo di Arcus.
“La mostra  – sottolinea S.A. l’Aga Khan –  ha l’ambizione di consentire una visione, multiforme seppur fuggevole, del vasto regno delle arti nelle culture musulmane, nelle sue più diverse espressioni: manoscritti e pagine miniate, pitture, ceramiche, suppellettili in legno e in metallo, tessuti. Il linguaggio dell’arte, soprattutto quando è ispirato dalla spiritualità, può essere uno strumento di comunicazione che trascende e supera le barriere. Questa mostra ha dunque un significato veramente speciale, in un’epoca che ha tanto bisogno di incontri illuminati tra varie fedi e culture”.
Uno dei punti di maggiore interesse della rassegna è rappresentato dalla mostra “SPLENDORI A CORTE. Arti del Mondo Islamico nelle Collezioni del Museo Aga Khan”, che presenta per la prima volta in Italia, dal 31 marzo al 3 giugno, al Palazzo della Pilotta, 170 capolavori della collezione di S.A. l’Aga Khan, che nel 2009 costituirà il nucleo del nuovo Museo Aga Khan a Toronto in Canada.
L’esposizione, curata da Sheila Canby – curatrice del Dipartimento di Arte islamica del British Museum di Londra –, sarà divisa in due sezioni; la prima, dedicata alla ‘Parola di Dio’, nella quale saranno raccolti volumi del Corano splendidamente decorati, databili tra l’VIII e il XVIII secolo. La seconda, dedicata al ‘Potere del Sovrano’ offrirà una rievocazione delle grandi corti islamiche dalla dinastia dei Fatmidi d’Egitto, ai Qajars di Persia, attraverso l’educazione del Sovrano, la poesia e la letteratura, l’esercizio del potere e i suoi passatempi, la caccia e l’equitazione.
Tra le opere esposte, manoscritti e pagine miniate, pitture, ceramiche manufatti in legno e metallo, tessuti provenienti da una vasta aerea islamica che si estende dalla Cina fino ai territori andalusi. Il catalogo sarà edito da Olivares.
La musica e i musicisti hanno sempre ricoperto un ruolo fondamentale nella cultura storica dell’Asia Centrale e del Medio Oriente. Alla musica e ai suoi interpreti erano affidati i valori della comunità che venivano così insegnati e tramandati di generazione in generazione. I musicisti, chiamati a narrare le gesta esemplari di capi politici e padri di famiglia, avvicinavano così gli ascoltatori alla spiritualità religiosa, rafforzavano i legami e la memoria collettiva nelle feste e nelle celebrazioni.
Ecco dunque che alla mostra si affianca la rassegna di concerti MUSICHE DALLE CORTI DI ORIENTE. Suoni e suggestioni dal patrimonio cultuale dell’Asia Centrale. Organizzata dall’Aga Khan Music Initiative for Central Asia e dalla Fondazione Teatro Regio di Parma, la rassegna vedrà protagonisti dal 30 marzo al 1 aprile i più grandi musicisti ed esperti di musica dell’Asia Centrale - The Art of the Afghan Rubab, Bel Canto Bukhara: The Splendours of Central Asian Art Song, Mystical Songs from the Pamir Mountains of Tajikistan, Spiritual Music of Azerbaijan. Ogni concerto sarà introdotto da una presentazione sulla tradizione musicale di cui ciascun gruppo è testimone e interprete, e da un breve documentario sui musicisti.
Sarà proprio la musica a inaugurare la mostra SPLENDORI A CORTE venerdì 30 marzo. Mentre il Teatro Regio di Parma si appresta al debutto di Otello di Giuseppe Verdi (nel suggestivo, denso, profumato vento d’Oriente vive questo capolavoro), tra le scene dell’opera si alterneranno virtuosi strumentisti e interpreti a raccontare un mondo, solo in apparenza, lontano dal nostro.
Quattro appuntamenti musicali nei Voltoni del Guazzatoio del Palazzo della Pilotta completeranno poi il percorso alla mostra Splendori a Corte sabato 31 marzo e domenica 1 aprile.
La rassegna sarà inoltre arricchita da un ciclo di incontri organizzati da Università degli Studi di Parma, Aga Khan trust for Culture e Fondazione Parma Capitale della Musica, sul tema ‘Islam e Occidente: dialogo tra culture’. Nella Sala del Ridotto del Teatro Regio di Parma, massimi esperti di diverse discipline dibatteranno per offrire ad un pubblico sempre più vasto conoscenze, acquisizioni, esperienze, confronti: i risultati della passione di studiosi, ricercatori ed esperti dei diversi ambiti, esposti con l’intento di rendere gli incontri un momento di arricchimento personale.

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MUSICHE DALLE CORTI D’ORIENTE
Suoni e Suggestioni dal Patrimonio Culturale dell’Asia Centrale

Nella cultura storica dell’Asia Centrale e del Medio Oriente, musica e musicisti hanno sempre ricoperto un ruolo fondamentale: non solo intrattenimento, ma anche, forse soprattutto, un mezzo per riconoscere e tramandare i valori della comunità. I musicisti, chiamati a narrare le gesta esemplari di capi politici e padri di famiglia, avvicinavano così gli ascoltatori alla spiritualità religiosa, rafforzavano i legami e la memoria collettiva nelle feste e nelle celebrazioni, facendo sì che la loro arte divenisse funzione centrale nella vita sociale.

Il riconoscimento di questo ruolo della musica e degli interpreti ha spinto nel 2000 Sua Altezza l’Aga Khan a fondare l’Aga Khan Music Initiative in Central Asia (AKMICA), che si propone di preservare lo straordinario patrimonio musicale dell'Asia Centrale e presentarlo a nuove generazioni di musicisti e ascoltatori in tutto il mondo.
Proprio mentre il Teatro Regio di Parma si appresta a mettere in scena l’Otello (nel suggestivo, denso, profumato vento d’Oriente vive questo capolavoro) tra le scenografie dell’opera si alterneranno virtuosi strumentisti e interpreti che, con la forza trascinante della loro musica, ci racconteranno un mondo, solo in apparenza, lontano dal nostro.
Nel tempio della lirica risuoneranno ritmi, melodie, liriche che mostrano radici molto vicine a quella europea, a ribadire che la “nostra” cultura deriva proprio da migrazioni di popoli dell’Asia Centrale. Se il latino e le lingue germaniche hanno origine accadica, ecco che alcuni degli antichissimi strumenti usati dai musicisti di questo concerto hanno una sorprendente affinità con i nostri violini, i tamburelli dell’Italia meridionale o gli oboe. Così, i contenuti dei canti epici di quell’ampia fetta di continente compresa fra Pakistan, Afghanistan ed Europa ricordano da vicino la tradizione dei cantastorie e le melodie suadenti e ornamentate, la mistura con il caldo bacino della musica popolare, sembrano tendere una mano al nostro passato e persino al gusto tipicamente italiano del teatro d’opera.
Gioia di vivere, generosità, ospitalità, ma anche ironia; tutto questo sembra racchiudere un verso che sentiremo questa sera: “il mondo è come una porta spalancata, attraverso la quale passano ogni giorno molte persone, è un teatro che allestisce una commedia senza interruzioni”
Il concerto è a inviti e fino ad esaurimento dei posti disponibili

Programma

L’arte del Rubâb afgano
Homayun Sakhi (rubâb afgano)
Toryalai Hashimi (tabla)

Bel Canto Bukhara: splendori dei canti dell’Asia Centrale
Izro Malakov, Abukhai Aminov (voci)
Matat Baraev (tamburo a cornice)
David Davidov (tar)
Ochil Ibragimov (violino e voce)

Canti mistici dalle montagne del Pamir tagiko
Ensemble Badakhshan
(Sahiba Davlatshaeva, voce; Aqnazar Alovatov, voce e rubâb del Pamir; Jonboz Dushanbiev, ghijak; Shadikhan Mabatkulov, daf; Olucha Mualibshoev, voce; Mukhtar Muborakqadamov, setar; Ghulamsho Safarov, tamburo del Pamir, rubâb del Pamir, voce)

Musica spirituale dell’Azerbaigian
Alim Quasimov e Fargana Qasimova, voci
Rafael Asgarov, balaban
Rauf Islamov, kamancha
Ali Asgar Mmammadov, tar
Natiq Shirinov, percussioni

I gruppi

Homayun Sakhi
Nato a Kabul nel 1976 in una famiglia di musicisti fra le più in vista del Paese, ha cominciato a suonare il rubâb sotto la guida del padre Ghulam. È stato poi allievo del leggendario suonatore di rubâb Ustad Mohammad Omar. A causa dei disordini del 1992 seguiti alla presa di potere dei mujaheddin, fu costretto come molti afgani a rifugiarsi in Pakistan, dove aprì una fiorente scuola musicale, e nel 2001 si è trasferito a Fremont, vicino San Francisco. Il suo stile musicale è radicato nel mondo classico del raga dell’India settentrionale, che si diffuse anche in Afghanistan all’inizio del Novecento: Sakhi ne ha trasferito la caratteristica organizzazione dei suoni sul rubâb, infondendovi le opulente ornamentazioni melodiche che fanno parte della tradizione afgana. Oggi è considerato il più raffinato suonatore di rubâb della sua generazione.

Izro Malakov
Izro Malakov è originario di Shakhrizabaz, in Uzbekistan. Dalla madre ha appreso la tecnica del Maqam, la forma classica della canzone uzbeka, intrisa di influenze afgane e persiane. Imponendosi su oltre ottanta fra musicisti e cantanti, ha ottenuto un posto nel Tashkent Radio Ensemble, con il quale ha lavorato per quattordici anni. In seguito si è unito all’Ensemble Shashmaqam e all’Ilyas Malayev Ensemble. Vive con il fratello Manachem, anch’egli cantante, a Queens, vicino New York.
Il suo repertorio riguarda sia le canzoni profane uzbeke, sia il Maqam, sia le forme musicali degli ebrei dell’Uzbekistan.

Aqnazar Alovatov e Sahiba Davlatshaeva
Aqnazar Alovatov è nato a Khorog, sulle montagne del Pamir tagiko non lontano dal confine pakistano. Giovanissimo, la sua voce pulsante ed espressiva gli ha permesso di farsi notare nel repertorio caratteristico di queste regioni che risentono delle culture russe, afgane e pakistane, nel quale si canta l’amore per la divinità ma anche per le donne, i profumi e la natura. Scoperto da Leslie Dunton-Downer, acclamata autrice di libretti e testi teatrali e televisivi, mentre lavorava a un testo teatrale in Tagikistan, fu subito portato in Europa, dove raccolse un entusiasmante successo in Gran Bretagna e in Francia. Ha suonato anche al Torino World Music Meeting nel 2004.
Anche Sahiba Davlatshaeva viene dal Pamir, l’altopiano secondo per altezza solo all’Himalaya e attraversato dalla Via della Seta. Danzatrice prima di tutto ma anche raffinatissima cantante, insieme ad Alovatov ha allestito un repertorio di canzoni spirituali islamiche (Maddahis) basate su testi del grande poeta sufi  del XIII secolo Jalal al din Rûmi.
Insieme al percussionista di daf Shodikhan Mabatkulov hanno formato l’Ensemble Badakhshan, che li accompagna nell’esecuzione di canti spirituali della comunità Shia Isma’ili della regione del Badakhshan, nel sud montuoso del Tagikistan dove sono nati Alovatov e Davlatshaeva: la caratteristica principale di questa musica spirituale è la sua capacità di interagire con la quotidianità, riflessa musicalmente nello scambio di ritmi e colori fra canzoni popolari e canzoni ispirate alla cultura sufi. Due mesi fa sono stati invitati alla “Sacred Voices Conference” svoltasi al Castello di Windsor a Londra.

Alim Qasimov
Alim Qasimov è il più famoso e il più amato cantante azerbaigiano. Nato a Shamaka nel 1957, ha coltivato lo studio musicale alternandolo a piccoli lavori per mantenersi, poi si è iscritto alla scuola “Musiki Mektebi” di Bakou, dove ha imparato le tecniche della tradizione musicale azera, anche grazie all’insegnamento del grande maestro Khan Shushinsky, divenendo in seguito totalmente dedito al professionismo musicale. Ha già registrato nove album, compiuto tournée in tutto il mondo e raccolto lodi ovunque: Le Monde lo ha definito “voce magica” e il Folk Roots Magazine lo ha elencato fra i più grandi cantanti del XX secolo. Nel 1999 ha vinto il il Premio di Musica dell’UNESCO, in passato assegnato anche a musicisti come Shostakovich e Bernstein. Nel 2001 ha programmato cinque concerti a Tabriz, in Iran, ma l’enorme successo del pubblico lo ha obbligato a farne dieci. La sua abilità e la sua preparazione gli permettono di essere ugualmente versato nei due modelli principali di cultura musicale dell’etnia azera, il Mugham (suite formate da canzoni e improvvisazioni strumentali) e l’âshiq (una forma di epica cantata). In entrambi i casi l’esecuzione dev’essere accompagnata da percussioni, dal caratteristico liuto dal manico lungo (il tar) e dal tipico violino “a spiga” (kemanche). Da alcuni anni le voci femminili hanno preso sempre più spazio in questo repertorio, ed è per questo che la figlia di Quasimov, Fargana, ha cominciato a lavorare con l’ensemble del padre divenendo anche una solista molto apprezzata.

Gli strumenti

Balaban. Flauto ad ancia cilindrica di origine persiana.
Daf. Piccolo tamburo a cornice con sonagli, usato nell’accompagnamento delle canzoni nella tradizione dell’Azerbaigian.
Ghijak. Violino caratteristico con cassa di forma circolare e manico lungo e sottile (“a spiga”), che può montare tre o quattro corde. Si suona con un arco, tenendolo in posizione verticale appoggiato alla gamba dell’esecutore seduto. Diffuso da Tagikistan al Turkmenistan.
Kamanche. Violino tipico della musica azera e iraniana, simile al ghjiak, da cui si differenzia per l’uso di sole tre corde e un manico tendente ad allargarsi all’estremità.
Rubâb. Il caratteristico liuto del Tagikistan e dell’Afghanistan. Sfrutta un sistema di corde pizzicate e vibranti per simpatia.
Setar. Liuto a piccolo a quattro corde (tre melodiche e una di bordone), di origine indiana, con cassa tradizionalmente in zucca a cui si sovrappone una sottile tavola di legno. Il nome si riferisce all’antica forma a tre corde.
Tar. Liuto a sei corde della tradizione del Caucaso e dell’Iran: la forma è simile a quella di una chitarra, ma il manico è lungo e la tastatura è mobile, con tavola ricoperta in pelle. È la variante di liuto più completa e con l’estensione sonora più ampia dell’Asia Centrale.

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ISLAM E OCCIDENTE: CONFRONTO TRA CULTURE

L’Università degli Studi di Parma, in occasione della rassegna “ARTS AND MUSIC FROM THE ISLAMIC WORLD”, con la  collaborazione della Fondazione Aga Khan Trust for Culture e della Fondazione Parma Capitale della Musica, e con il supporto culturale dalla Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico di Parma e Piacenza, intende organizzare un ciclo di incontri sul tema ‘Islam e Occidente: dialogo tra culture’, invitando massimi esperti internazionali di diverse discipline per dibattere i molteplici aspetti del rapporto secolare tra la cultura islamica e la cultura occidentale.
Gli incontri si terranno nella Sala del Ridotto del Teatro Regio di Parma nei giorni 15, 16 e 17 maggio e avranno come argomenti i seguenti temi.

15 maggio ore 16.00
Le università: dialogo dei saperi

16 maggio ore 16.00
I Beni Culturali: la tutela come opportunità di sviluppo

17 maggio ore 10.00
Architettura e Restauro: interazioni e corrispondenze

Gli incontri saranno introdotti dal Rettore, prof. Gino Ferretti.

Relatori

Paolo Blasi, professore ordinario di Fisica, già Rettore dell’Università degli Studi di Firenze, presidente della Conferenza dei Rettori delle Università italiane e vice-presidente della Conferenza europea dei Rettori, attuale presidente del Comitato oriente-occidente per i rapporti universitari con i paesi islamici;
Gifar Abd Es-Salam, Segretario generale della Lega delle Università Islamiche, Prorettore dell’Università Al-Azhar del Cairo;
Hafid Boutaleb Joutei, Rettore dell’Università di Rabat, Mohamed V Agdal;
Mahmoud Salem Elsheikh, Delegato dell’Università degli Studi di Firenze per i rapporti con i paesi arabo-islamici;
Azim Nanji, professore, Direttore dello “Institute of Islamili Studies” a Londra.
Azedin Beschaouch,già direttore del Dipartimento per il Patrimonio Mondiale dell’UNESCO
Stefano Bianca, Fondazione Aga Khan;
Mounir Bouchenaki, direttore ICCROM, già direttore del Dipartimento del Patrimoniomondiale dell’UNESCO;
Ashok Khosla, Presidente di Development Alternatives, New Delhi;
Enzo Pace, professore ordinario di Sociologia delle religioni all’Università di Padova;
Luigi Marino, professore di restauro all’Università degli Studi di Firenze, esperto di collaborazioni per restauri archeologici in medio-oriente.
Franco Cardini, professore all’Istituto di Studi Superiori Umanistici a Firenze, esperto di storia e cultura del medioevo;
Gamal Abdel-Rahim, professore ordinario di storia dell’architettura, Facoltà di architettura, Università del Cairo;
Bianca Maria Alfieri, professore ordinario di storia dell’arte islamica, Università La Sapienza di Roma;
Kenichiro Hidaka, professore di Storia dell’architettura e Preside della Facoltà di Tutela del Patrimonio Culturale Mondiale dell’Università di Tsukuba (Giappone);
Carlo Blasi, professore di Restauro architettonico, Università degli Studi di Parma.

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ARTS AND MUSIC FROM THE ISLAMIC WORLD

SPLENDORI A CORTE
Arti del mondo islamico nelle collezioni del Museo Aga Khan

Parma, Palazzo della Pilotta
31 marzo - 3 giugno 2007
Orari: 10.00 - 19.00. Lunedì chiuso. Lunedì 9, 23 e 30 aprile aperto.
Biglietti: € 8 intero; € 6,50 ridotto under 18, over 65, gruppi di min. 15 persone, convenzioni; € 3 ridotto scuole
Catalogo Olivares

Informazioni e prenotazioni: civita tel. 199 199 111 – servizi@civita.it

MUSICHE DALLE CORTI D’ORIENTE
Suoni e Suggestioni dal Patrimonio Culturale dell’Asia Centrale

Teatro Regio di Parma
venerdì 30 marzo 2007, ore 19.30
- L’arte del Rubâb afgano
- Bel Canto Bukhara: splendori dei canti dell’Asia Centrale
- Canti mistici delle montagne del Pamir tagiko
- Musica spirituale dell’Azerbaigian

Palazzo della Pilotta, Voltoni del Guazzatoio
sabato 31 marzo e domenica 1 aprile
in occasione della Mostra Splendori a Corte concerti straordinari
di Suoni dalle Corti d’Oriente.
Auditorio Palazzo della Pilotta,

sabato 31 marzo 2007, ore 12.00 - ore 16.00
- Bel Canto Bukhara: splendori dei canti dell’Asia Centrale
- Musica spirituale dell’Azerbaigian
Auditorio Palazzo della Pilotta, domenica 1 aprile 2007, ore 12.00 - ore 16.00
- L’arte del Rubâb afgano
- Canti mistici delle montagne del Pamir tagiko

Informazioni: Biglietteria del Teatro Regio 0521.039399 biglietteria@teatroregioparma.org

Ufficio stampa:
CLP Relazioni Pubbliche
Tel. 02.433403 – 02.36571438
Fax 02.4813841
press@clponline.it
Comunicato stampa e immagini su www.clponline.it

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Sono particolarmente lieto che la città di Parma ospiti, in una cornice tanto pregevole e ricca di storia qual è il Palazzo della Pilotta, la prima esposizione di un nutrito e variegato insieme di opere d’arte musulmana, provenienti dalle collezioni destinate a essere esposte nel futuro Museo Aga Khan a Toronto.
La città di Parma occupa un posto molto importante nel mondo della cultura e la sua storia è contrassegnata da opere di eccellenza, in particolare nelle arti visive e nella musica. Per tutti questi motivi ho accettato il privilegio di presiedere il Comitato d’Onore della Fondazione Parma Capitale della Musica, che è stata la forza trainante di questo progetto espositivo e della presentazione, in contemporanea, di una rassegna di concerti di musica dell’Asia centrale, proposti dall’Aga Khan Music Initiative in Central Asia. Parallelamente, l’Università di Parma ha organizzato convegni sull’architettura e sulla conservazione dei beni culturali nel mondo islamico, altro tema di grande interesse per l’Aga Khan Trust for Culture. Si può dunque affermare che oggi Parma, la città del Correggio, del Parmigianino, di Giuseppe Verdi e di Arturo Toscanini – per citare solo alcuni tra i suoi più grandi artisti – ospita un grande Festival delle arti e delle culture islamiche.
L’importanza di questi eventi, in un periodo in cui l’Occidente si pone numerose domande sulle culture musulmane, è tale che ci è stato concesso l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana e il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Ministero degli Affari Esteri: si tratta di una manifestazione di interesse e di un sostegno per i quali voglio esprimere tutta la mia gratitudine. Raramente, o forse mai come in questo momento, abbiamo assistito a così numerosi fraintendimenti e incomprensioni tra le nostre società. La mia più viva speranza è che manifestazioni di tale portata favoriscano e accrescano l’interesse e l’apprezzamento nei confronti dei patrimoni delle civiltà che condividiamo e incrementino la conoscenza e il rispetto tra i popoli e le culture.
Oltre mille anni fa i miei antenati, gli Imam fatimidi, hanno promosso il mecenatismo delle arti, hanno creato collezioni di eccezionali opere d’arte e biblioteche di manoscritti rari e importanti. Parte di quel patrimonio culturale, unitamente ai tesori provenienti da altri periodi della storia musulmana, si trova oggi in diversi luoghi in Italia, in particolare in Sicilia.
La mostra Splendori a Corte, qui presentata, non ha l’ambizione di consentire altro che una visione d’insieme del vasto ambito delle arti nelle culture musulmane, nelle loro più diverse espressioni: manoscritti e pagine miniate, pitture, ceramiche, suppellettili in legno e in metallo, tessuti. Il linguaggio dell’arte, soprattutto quando è ispirato dalla spiritualità, può essere uno strumento di comunicazione che trascende e supera le barriere. Questa mostra assume dunque un significato particolarmente rilevante in un’epoca che ha tanto bisogno di incontri illuminati tra varie fedi e culture.
Mio zio, il prìncipe Sadruddin Aga Khan, era un grande collezionista di manoscritti e miniature, e mi auguro che i visitatori restino colpiti dalla eccezionale qualità del materiale coranico e delle opere su pergamena e carta presentate nella mostra. Da alcuni anni, ho personalmente contribuito ad accrescere la collezione e a costituire anche una nuova raccolta di oggetti, che consentono, a mio parere, di comprendere alcuni dei valori estetici che sottendono le arti del mondo musulmano e le tradizioni umanistiche dell’Islam. Nel giro di pochi anni, come ho già accennato, sorgerà a Toronto, in Canada, un museo che ospiterà queste raccolte, allo scopo di offrire occasioni uniche di approfondimento e una nuova prospettiva sulle civiltà islamiche e sui legami culturali che, intrecciandosi nel tempo, uniscono tutti noi.
Le opere esposte in questa mostra abbracciano oltre mille anni di storia. Nel corso dei secoli, ci furono periodi di grande collaborazione e armonia, a beneficio di tutti. È mio vivissimo desiderio che questo sia anche il nostro cammino futuro.

S.A. il Prìncipe Aga Khan
(Testo introduttivo al catalogo SPLENDORI A CORTE, edizioni Olivares)

Sua Altezza l’Aga Khan è divenuto capo spirituale (Imam) dei Musmulmani Ismailiti Imami Sciiti l’11 luglio 1957, all’età di vent’anni, succedendo al nonno, Sir Sultan Mahomed Shah Aga Khan. È il quarantanovesimo Imam ereditario dei Musulmani Ismailiti Imami Sciiti e diretto discendente del profeta Maometto (pace a lui) attraverso suo cugino e genero Ali, il primo Imam, e sua moglie Fatima, figlia del Profeta.
L’Aga Khan è nato il 13 dicembre 1936 a Ginevra dal principe Aly Khan e dalla principessa Tajuddawlah Aly Khan. Ha trascorso l’infanzia a Nairobi in Kenia e quindi ha frequentato l’istituto scolastico Le Rosey in Svizzera per nove anni. Si è laureato nel 1959 presso l’Università di Harvard in storia islamica con un BA Honors.
Da quando ha assunto la carica di Imam nel 1957, come suo nonno Sir Sultan Mahomed Shah Aga Khan prima di lui, l’Aga Khan si preoccupa del benessere di tutti i Musulmani, particolarmente di fronte alle sfide che comportano i rapidi cambiamenti storici. Oggi gli Ismailiti vivono in circa 25 Paesi, soprattutto nell’Asia occidentale e centrale, in Africa e in Medio Oriente, oltre che in Nord America e nell’Europa occidentale. Nei quattro decenni da quando l’attuale Aga Khan ha assunto la guida dell’Imamato si sono verificati importanti cambiamenti politici ed economici nella maggior parte di queste aree. L’Aga Khan ha adattato il complesso sistema di amministrazione della comunità degli Ismailiti, originariamente istituito da suo nonno durante l’era coloniale, trasformandolo in un nuovo mondo di stati nazione, che è cresciuto per dimensioni e complessità in seguito all’indipendenza delle repubbliche centro-asiatiche dell’ex Unione Sovietica.
L’Aga Khan ha sottolineato il concetto di Islam come profonda fede spirituale, che insegna la compassione e la tolleranza e che difende la dignità umana, la più nobile creazione di Allah. Nella tradizione sciita dell’Islam, è compito dell’Imam del tempo proteggere il diritto alla ricerca intellettuale personale e offrire espressione pratica all’ideale etico della società ispirato al messaggio islamico. Rivolgendosi nella sua veste di Presidente alla Conferenza internazionale sull’esempio (Seerat) del profeta Maometto a Karachi nel 1976, l’Aga Khan ha detto che la saggezza dell’ultimo profeta di Allah nel cercare nuove soluzioni a problemi non risolvibili con i metodi tradizionali offre ai Musulmani l’ispirazione per concepire una società veramente moderna e dinamica, senza ripercussioni sui concetti fondamentali dell’Islam.
Durante il corso della storia gli Ismailiti, sotto la guida dei loro Imam, hanno offerto importanti contributi alla crescita della civiltà islamica. L’Università di Al-Azhar e l’Accademia delle Scienze di Dar al-Ilm, al Cairo e la stessa città del Cairo, sono testimonianze del loro contributo alla vita culturale, religiosa e intellettuale dei Musulmani. Tra i più noti filosofi, giuristi, medici, matematici, astronomi e scienziati del passato che hanno operato grazie al mecenatismo degli Imam ismailiti sono da ricordare Qadi al-Numan, al-Kirmani, Ibn al-Haytham (al-Hazen), Nasir e-Khusraw e Nasir al-Din Tusi.
Le conquiste dell’Impero Fatimida dominano il primo periodo della storia degli Ismailiti, grosso modo dagli esordi dell’Islam fino all’XI secolo. La dinastia dei Fatimidi, che prende il nome dalla figlia del Profeta, Fatima, creò uno stato che stimolò lo sviluppo dell’arte, della scienza e del commercio nel Vicino Oriente mediterraneo nell’arco di due secoli. Il suo centro fu Il Cairo, capitale fondata dai Fatimidi. In seguito al periodo fatimida, il centro geografico dei musulmani ismailiti si spostò dall’Egitto in Siria e in Persia. Dopo la caduta del loro centro persiano di Alamut nelle mani dei conquistatori mongoli nel XIII secolo, per diversi secoli gli Ismailiti vissero in comunità sparse, prevalentemente in Persia e nell’Asia centrale, ma anche in Siria, in India e altrove. Nel decennio del 1830, il 46° Imam ismailita, Aga Hassanaly Shah, ricevette il titolo ereditario onorario di Aga Khan dallo Scià di Persia. Nel 1843 il primo Aga Khan partì dalla Persia per recarsi in India, dove esisteva già una vasta comunità ismailita. L’Aga Khan II morì nel 1885, dopo appena quattro anni dall’assunzione dell’Imamato. Gli succedette Sir Sultan Mahomed Shah Aga Khan, nonno dell’attuale Aga Khan e suo predecessore nella carica di Imam.
Da alcune generazioni la famiglia dell’Aga Khan segue la tradizione del servizio negli affari internazionali. Il nonno dell’Aga Khan fu Presidente della Lega delle Nazioni e suo padre, il principe Aly Khan, è stato Ambasciatore del Pakistan presso le Nazioni Unite. Suo zio, il principe Sadruddin Aga Khan, fu Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Coordinatore delle Nazioni Unite per i programmi di assistenza all’Afghanistan e Delegato Esecutivo delle Nazioni Unite per le aree di confine tra Irak e Turchia. Il fratello dell’Aga Khan, principe Amyn, dopo essersi laureato a Harvard nel 1965, è entrato presso il Dipartimento degli Affari economici e sociali del Segretariato delle Nazioni Unite. Dal 1968 il principe Amyn è strettamente impegnato nella guida delle principali istituzioni di sviluppo dell’Imamato. La primogenita dell’Aga Khan, principessa Zahra, che ha conseguito una laurea BA Honors a Harvard nel 1994 in Studi sullo sviluppo del Terzo Mondo, è responsabile del coordinamento di alcune istituzioni sociali dell’Imamato presso il Segretariato del padre. Il figlio maggiore, principe Rahim, che ha conseguito la laurea presso la Brown University (USA) nel 1995, ha responsabilità analoghe presso le istituzioni di sviluppo economico dell’Imamato. Anche l’altro figlio, principe Hussain, laureato presso il Williams College (USA) nel 1997, lavora presso il Segretariato ed è impegnato nelle attività culturali della Rete.
In armonia con questa visione dell’Islam e la propria tradizione di servizio all’umanità, dovunque si trovino gli Ismailiti hanno elaborato un’inquadratura istituzionale ben definita per svolgere attività sociali, economiche e culturali. Sotto la guida dell’Aga Khan questa struttura si è ampliata e si è trasformata nell’Aga Khan Development Network, un gruppo di istituzioni che lavorano per il miglioramento delle condizioni di vita e delle opportunità in regioni particolari del mondo in via di sviluppo. In ogni nazione, queste istituzioni lavorano per il bene commune di tutti i cittadini, indipendentemente dalle loro origini o dalla loro religione. Il loro mandato individuale va dall’architettura all’istruzione e dalla sanità alla promozione delle imprese del settore privato, dal potenziamento delle organizzazioni non governative allo sviluppo rurale.

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Panoramica della Rete Aga Khan per lo sviluppo

zoom

La Rete Aga Khan per lo sviluppo (AKDN, Aga Khan Development Network) è costituita da un gruppo di agenzie private, internazionali, non confessionali che collaborano per migliorare le condizioni di vita e le prospettive delle popolazioni nelle regioni più povere del mondo in via di sviluppo.
Le organizzazioni riunite nell’AKDN hanno mandati individuali che vanno dal campo della sanità e dell’istruzione all’architettura, dallo sviluppo rurale alla promozione di imprese private. La loro collaborazione punta verso un obiettivo comune: la creazione di istituzioni e programmi in grado di reagire alle costanti sfide del cambiamento sociale, economico e culturale.
La Rete riunisce una serie di agenzie, istituti e programmi nati nell’arco degli ultimi quarant’anni e, in alcuni casi, all’inizio del Ventesimo secolo. Con i loro programmi, le agenzie AKDN si pongono al servizio delle persone di qualunque religione, origine e sesso.

Sviluppo economico
Il Fondo Aga Khan per lo sviluppo economico (Aga Khan Fund for Economic Development, AKFED) lavora per rafforzare il ruolo del settore privato nei paesi in via di sviluppo, promuovendo l’attività imprenditoriale e appoggiando le iniziative del settore privato. L’AKFED svolge inoltre un ruolo di catalizzatore nel mobilitare investimenti indirizzati alle economie in via sviluppo o in transizione. Gli investimenti sono indirizzati alla produzione industriale, alle infrastrutture, allo sviluppo del turismo, ai servizi finanziari, all’aviazione e ai media. Il Fondo promuove la creazione di strutture legali e fiscali che assicurino la praticabilità delle iniziative del settore privato. Dato il retroterra istituzionale e l’inquadratura etica del Fondo, le decisioni in merito all’investimento si basano più sulle prospettive per il miglioramento della vita delle persone nel mondo in via di sviluppo che sulla redditività finale. L’AKFED prende iniziative d’investimento audaci, ma calcolate, in ambienti fragili e complessi allo stesso tempo, agevolando la riabilitazione delle economie in seguito a conflitti civili o disordini interni in ambienti diversi come l’Afghanistan, il Bangladesh, il Mozambico, il Tagikistan e l’Uganda.

Sviluppo sociale
L’Agenzia per la microfinanza Aga Khan (Aga Khan Agency for Microfinance, AKAM) si adopera per alleviare l’esclusione economica e sociale, contenendo la vulnerabilità delle popolazioni povere, riducendo la povertà e agevolando l’autosufficienza personale. L’AKAM opera in ambienti urbani e rurali e offre una serie di servizi di microfinanza, tra cui micro-assicurazione, servizi di risparmio, crediti per l’edilizia e prestiti per l’istruzione. I prestiti sono accompagnati dalla formazione in concetti di business di base in modo che chi richiede il prestito possa diventare un imprenditore autosufficiente dal punto di vista finanziario.
La Fondazione Aga Khan (Aga Khan Foundation, AKF) ricerca soluzioni sostenibili ai problemi di lungo termine rappresentati da povertà, fame, analfabetismo e malattie in tutto il mondo, con particolare attenzione alle necessità delle comunità rurali nelle aree di montagna e sulla costa e in altre zone di risorse carenti. L’AKF punta in particolare allo sviluppo rurale, alla sanità, all’istruzione e al rafforzamento della società civile, con programmi di supporto rurale (Aga Khan Rural Support Programmes), per lo sviluppo delle società di montagna (Mountain Societies Development Support Programmes) e per il supporto rurale costiero (Coastal Rural Support Programmes).
L’agenzia Servizi Educativi Aga Khan (Aga Khan Education Services, AKES) gestisce più di 300 scuole e programmi di istruzione avanzata a livello prescolare, elementare e secondario in Pakistan, India, Bangladesh, Kenya, Repubblica del Kirghizistan, Uganda, Tanzania e Tagikistan. Il loro obiettivo è quello di ridurre i numerosi ostacoli all’accesso, alla qualità e ai risultati dell’istruzione.
Nel dicembre 2003 è stata inaugurata a Mombasa, in Kenya, la prima di una rete prevista di oltre 20 Accademie Aga Khan. Le Accademie, il cui obiettivo è l’ampliamento dell’accesso a corsi di eccellenza di livello internazionale in Asia e Africa, hanno un curriculum basato sull’International Baccalaureate con particolare riguardo per le materie umanistiche e gestiscono un valido sistema di scambi internazionali per studenti e docenti. L’ammissione si basa sul merito, indipendentemente dai mezzi economici.
L’agenzia Servizi Sanitari Aga Khan (Aga khan Health Services, AKHS), con 325 centri sanitari, dispensari, ospedali, centri diagnostici e punti sanitari comunitari, è una delle più complete reti sanitarie private non a fini di lucro nel mondo in via di sviluppo.
L’agenzia Servizi di pianificazione e di edilizia Aga Khan (Aga Khan Planning and Building Services, AKPBS) lavora per migliorare l’ambiente edilizio attraverso la progettazione e la costruzione, la pianificazione dei villaggi, la riduzione del rischio da catastrofi naturali, l’igiene ambientale e il miglioramento dei sistemi di erogazione idrica. Questi obiettivi vengono raggiunti fornendo materiali, assistenza tecnica e servizi di gestione edilizia per le aree rurali e urbane.
Due università fanno parte della Rete. L’Università Aga Khan (Aga Khan University, AKU), prima università privata autonoma del Pakistan, con sede centrale a Karachi, è un importante centro di istruzione, formazione e ricerca nelle scienze sanitarie e nel tirocinio degli insegnanti. Istituita nel 1983 come prima università internazionale privata del Pakistan, in seguito ha stabilito distaccamenti e istituti in Africa orientale e nel Regno Unito. L’AKU è impegnata nella creazione della sede di una nuova Facoltà di Arte e Scienza a Karachi.
L’Università dell’Asia Centrale (University of Central Asia, UCA) è la prima al mondo dedicata esclusivamente all’istruzione e alla ricerca nelle regioni e nelle società di montagna. Articolata in tre campus a Khorog, Tagikistan; Tekeli, Kazakistan; e Naryn, Repubblica del Kirghizistan, offrirà un titolo di Master of Arts nell’ambito della Scuola di sviluppo e un programma di Bachelor of Arts basato sulle belle arti e le scienze.
La School of Professional and Continuing Education, che svolge già delle lezioni, è la prima in Asia Centrale a offrire programmi di istruzione formale presso un’università ma non finalizzati alla laurea, con opportunità per formazione, sviluppo professionale e miglioramento personale per giovani e adulti.

Cultura
Il Fondo Aga Khan per la cultura (Aga Khan Trust for Cutlure, AKTC) è responsabile delle iniziative culturali indirizzate verso l’architettura, l’educazione architettonica, la riabilitazione urbana e la musica tradizionale.
Il Fondo si occupa della cultura come mezzo per migliorare la riabilitazione materiale, sociale ed economica delle comunità del mondo islamico. I suoi programmi comprendono:
-          Premio Aga Khan per l’Architettura, creato nel 1977. Si tratta del principale premio mondiale per l’architettura e viene consegnato ogni tre anni non solo ad architetti singoli per progetti contemporanei esemplari, ma anche per segnalare i progetti con soluzioni innovative e replicabili per problemi di sviluppo sociale.
-          Il Programma per le città storiche, costituito nel 1992 per attuare progetti di conservazione e riabilitazione urbana in siti significativi del mondo islamico. Questi progetti utilizzano componenti ambientali, di conservazione e socioeconomici per le problematiche di sviluppo negli ambienti urbani e rurali.
-          Il Programma di istruzione e cultura, consiste in quattro unità principali: il Programma Aga Khan per l’architettura islamica presso l’Università di Harvard e l’Istituto di tecnologia del Massachusetts (MIT); archnet. org, archivio virtuale di materiale sull’architettura, il design e lo sviluppo urbano; l’Iniziativa musicale per l’Asia centrale, per garantire la conservazione delle tradizioni musicali dell’Asia centrale e per tramandarle a una nuova generazione di artisti e pubblico; il Progetto per i musei, che si occupa della concettualizzazione e realizzazione di musei ed esposizioni e che comprende due musei al Cairo e a Toronto.

Le agenzie dell’AKDN si assumono un impegno di lungo termine nei confronti dei settori in cui lavorano, partendo dalla filosofia che un ambiente umano, sostenibile debba rispecchiare le scelte di vita delle persone e migliorare le prospettive in armonia con l’ambiente.

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Parma Capitale della Musica

La Città di Parma, chiamata ad essere una delle "Capitali d'Europa" con la nomina a sede dell'Autorità per la Sicurezza Alimentare, ha voluto accettare una sfida ambiziosa e rendersi ancora più competitiva, non solo nelle infrastrutture e nei servizi, ma anche e soprattutto nell'offerta culturale e musicale.
La vocazione teatrale e musicale di Parma costituisce un unicum nella già ricca tradizione italiana e proprio perché la Musica ha sempre avuto un ruolo predominante nella vita della città, sarà proprio lei ad accompagnare la Capitale Ducale nel suo processo di internazionalizzazione.
Parma quindi intende valorizzare il suo grande patrimonio musicale ponendosi come obiettivo quello di divenire un punto di riferimento a livello di programmazione, produzione e promozione di progetti di studio e ricerca.
Nasce con queste finalità e obiettivi prestigiosi nel luglio del 2004, per iniziativa del Sindaco di Parma, in accordo con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e con il contributo di ARCUS spa, la Fondazione Parma Capitale della Musica.

La Fondazione, consapevole proprio del suo ruolo strategico nella valutazione dei progetti a cui destinare i fondi, svolge un compito fondamentale nella ideazione ed elaborazione di nuove attività al fine di garantire un giusto sviluppo e un auspicato miglioramento della qualità artistico-musicale di Parma.
Parma Capitale della Musica nasce così per una precisa volontà di riaffermare l’importanza e la centralità della musica nella vita culturale di Parma attraverso l’istituzione di un’entità che possa definire un progetto unitario, coordinato e di alto profilo che riconosca il ruolo centrale del Teatro Regio,completatodai fondamentali contributi di tutte le istituzioni cittadine.
La stretta collaborazione con la Fondazione Aga Khan Trust for Culture ha favorito inoltre proprio quest'anno lo sviluppo di un progetto innovativo e di alto profilo, atto a diffondere la conoscenza e la diffusione delle tradizioni culturali e musicali dell'Asia centrale. Tale manifestazione rappresenta per Parma non solo una straordinaria occasione di crescita, ma permette di sottolineare una volta di più quel suo ruolo di città aperta al dialogo internazionale e capace di accogliere grandi iniziative multiculturali necessarie ad accrescere il rispetto, la cooperazione, la conciliazione tra le diverse culture. È per questo motivo che Parma Capitale della Musica ha voluto essere promotrice e strumento di questa rassegna dal titolo Arts and Music from Islamic World che ha come obiettivo principale proprio il dialogo tra le culture.

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Splendori a Corte
Arti del mondo islamico nelle collezioni del Museo Aga Khan

Edizioni Olivares è lieta di annunciare la propria partecipazione ad un’iniziativa di particolare valore culturale come la Mostra Splendori a Corte. Arti del mondo islamico nelle collezioni del Museo Aga Khan. Edizioni Olivares ha deciso, infatti, di sostenere la realizzazione di questo importante evento con la pubblicazione del Catalogo italiano di accompagnamento alla Mostra, anche grazie al supporto della società di consulenza strategica internazionale Booz Allen Hamilton.
La Casa editrice, fondata a Milano da Federica Olivares nel 1987, riconferma e consolida con questa Mostra le collaborazioni con i maggiori musei e istituzioni a livello internazionale nell’attività di ideazione e realizzazione di grandi Mostre ed eventi d’arte. A partire dai Musei Statali di Berlino, per proseguire negli Stati Uniti con il Metropolitan Museum of Art, il MoMA, il Guggenheim Museum, il Lincoln Center. Edizioni Olivares è oggi la Casa editrice italiana più presente a New York, non solo con la pubblicazione di cataloghi e volumi di approfondimento, ma anche con il proprio ruolo più ampio di coordinamento istituzionale fra i Musei italiani e statunitensi e con l’attività di fundraising in un’ottica di architettura di progetto che renda possibile la collaborazione feconda fra Musei e imprese.
La Mostra Splendori a Corte. Arti del mondo islamico nelle collezioni del Museo Aga Khan, è ideata dalla Fondazione Aga Khan Trust for Culture in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni Storici Artistici di Parma e Piacenza. La Mostra è inserita tra i progetti culturali promossi da Parma Capitale della Musica e dal Teatro Regio di Parma e rappresenta un importante momento di dialogo tra la cultura musulmana e quella europea, nonché occasione d’incontro tra diverse civiltà.
Il Catalogo ufficiale di accompagnamento illustrerà, attraverso autorevoli saggi critici e un ampio apparato iconografico, le preziose opere provenienti dalla collezione di Sua Altezza il Principe Aga Khan, per la prima volta esposte al pubblico in Italia.

Curatori del catalogo Sheila Canby, Afsaneh Firouz, Aimée Froom, Alnoor Merchant, Luis Moreal
Formato: cm 24,5 x 31,5
Pagine: 184
Illustrazioni: a colori
Copertina: brossura con sovracoperta
Lingua: italiano
Data di uscita: Marzo 2007
ISBN: 88-85982-94-8
Prezzo: Euro 45,00

Per ulteriori informazioni:
Edizioni Olivares
Tel. 02 36515100
olivares@edizioniolivares.com
www.edizioniolivares

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