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Vox
Musica Per Coro
Concerti Spettacolo 2005/2006
Coro del Teatro Regio di Parma
diretto dal Maestro Martino Faggiani
Sistemi Visivi
Mario Ghiretti
Provincia di Parma, Fondazione Teatro Regio di Parma, Fondazione
Cariparma in collaborazione con le Amministrazioni Comunali e le
Parrocchie di Berceto, Borgo Val di Taro, Collecchio, Fidenza, Fontevivo,
Fornovo, Parma
Parma: un sistema nel quale la produzione musicale arriva a vertici
di eccellenza e la rete delle opportunità di fare e ascoltare musica
di qualità conosce un’estensione non comune. Lo vediamo nelle rassegne
estive, che sono occasioni per conoscere stili e contenuti della
musica di tutto il mondo e di tutte le epoche, come nelle iniziative
di taglio didattico, come nei festival e nella lirica, che coltiviamo
con una passione per la quale andiamo famosi e che nei nostri teatri
(il famosissimo Teatro Verdi di Busseto, il Magnani di Fidenza,
e sopra tutti il Teatro Regio, nostro ambasciatore nel mondo) trova
l’ambiente giusto per fornire prove di valore sempre alto. E con
la lirica, ma nettamente visibile nella sua precisa e ricca individualità,
il coro.
Insieme al Coro del Teatro Regio di Parma e al suo direttore, Martino
Faggiani, abbiamo progettato VOX, la rassegna che spazia da Parma
alla Via Emilia e all’Appennino, toccando altri sei Comuni della
provincia. E’ una proposta eccellente che va a incontrare il pubblico
di un territorio ampio: una proposta del sistema – Parma, che in
campo musicale è già una bella realtà e che dalla dalla musica vogliamo
si allarghi a tutti i settori significativi della vita civile.
Vincenzo Bernazzoli
Presidente della Provincia di Parma
Il canto corale appartiene strettamente alla millenaria cultura
musicale di Parma e della sua provincia: antichi e gloriosi percorsi
che – dalle prime istituzioni didattiche medievali, dallae maggiori
cappelle musicali sino alla grande stagione lirica dei teatri –
ben evidenziano un’attitudine alla pratica del canto corale che
l’intero territorio parmense, a tutt’oggi, non ha mai abbandonato.
Da tali forti istanze la Fondazione Cariparma ha prontamente sostenuto
la rassegna VOX, progetto laddove il vasto repertorio corale sacro
viene affrontato con criteri di approccio storico e didattico: un
mirato percorso che, ospitato nell’ideale cornice devozionale ad
acustica di alcune e significative Chiese della città capoluogo
della provincia, esalta quell’inscindibile connubio tra monumento
sonoro ed emergenza architettonica e territoriale.
Carlo Gabbi
Presidente Fondazione Cariparma
Con questa rassegna dedicata alla musica sacra corale, prosegue
l’attività di promozione della musica che il Teatro Regio di Parma
ha intrapreso negli ultimi anni. Una strategia che ha consentito
ad un pubblico sempre più numeroso l’approccio alla cultura musicale:
le prove generali delle opere aperte al pubblico, le prove del coro
presso le associazioni musicali cittadine, la trasmissione in diretta
televisiva delle “prime” d’opera al Regio, gli incontri presso il
Ridotto del Teatro, le proiezioni su maxi-schermo delle opere alla
Casa della Musica. Anche i nove concerti-spettacolo della rassegna
Vox, in cui il Coro del Teatro Regio sarà protagonista sotto la
guida del Maestro Faggiani, rientrano in questo percorso volto a
trasmettere al grande pubblico, della città e della provincia, le
sensazioni e le ricchezze della musica corale, presentata in diversi
luoghi sacri del parmense, del nostro Appennino e della Città, fra
cui la ritrovata chiesa di San Vitale, nuovo auditorium barocco
recentemente restaurato e dedicato alla musica sacra.
Elvio Ubaldi
Sindaco di parma
Presidente della Fondazione Teatro Regio di Parma
I programma
Il coro a cappella. Dal Romanticismo all’Età Contemporanea.
Borgo Val di Taro, Chiesa di San Domenico sabato 4 novembre 2005,
ore 20.30
Fontevivo, Abbazia di S. Bernardo, domenica 5 novembre 2005, ore
18.00
Parma, Chiesa di San Vitale lunedì 6 novembre 2005, ore 2030
ingresso libero
Cominciamo dal Coro senza strumenti: tre epoche tra loro diversissime
eppure cruciali, sia artisticamente che storicamente.
La fine del sedicesimo secolo vede il definitivo affermarsi degli
stati nazionali (Spagna, Francia ed Inghilterra), mentre in Italia
trionfa la Controriforma. Siamo con Marenzio e Gesualdo: due protagonisti
assoluti dell’epoca; l’uno si cimenta nel rivestire, nel “potenziare”
con le note un testo biblico: il salmo 150 con una musica fastosa
e spettacolare; l’altro, introverso e meditativo, da vita ad una
scena tragica di forte impatto emotivo: un immaginario dialogo tra
la Morte e Cristo sulla croce.
Saltiamo due secoli e mezzo ed eccoci nel romanticismo, nel secolo
che vede l’unificazione di Italia e Germania con altri due grandissimi;
Mendelssohn che verso il 1840 musica con austera ma toccante espressività
il salmo 22, quindi Bruckner che verso la fine del secolo si confronta
ancora con un testo biblico rivestendolo della sua musica apparentemente
severa e spoglia che per successive aggregazioni giunge a culmini
di espressività estrema.
Il Novecento si presenta a noi attraverso i Bardos padre e figlio,
dalla musica immediata e di forte impatto emotivo e prosegue con
Hindemit; il tedesco riveste della sua musica tormentata ed angolosa,
memore del conflitto mondiale da poco conclusosi, un testo che tratta
del senso di colpa di Giuda e dei suoi tentativi di giustificarsi,
quasi un’intervista impossibile. Ad Hindemit seguono, ancora nel
secolo da poco trascorso, Bardos, padre e figlio, dalla musica immediata
e di forte impatto emotivo.
Martino Faggiani
Luca Marenzio (1559-1599)
Laudate Dominum
Carlo Gesualdo (1560-1613)
Sparge la morte
Felix Mendelsonn (1809-1847)
Salmo 22
Anton Bruckner (1824-1896)
Os Justi
Paul Hindemith (1895-1963)
Judas Kuss
Lajos Bardos
Libera me
Gjorgj Bardos (1928-1978)
Elj, Elj
II programma
È Natale. Il mondo canta. In coro.
Fornovo, Pieve di Santa Maria Assunta sabato 7 gennaio 2006, ore
20.30
Fidenza, Duomo domenica 8 gennaio 2006 ore 20.30
Parma, Chiesa della Ss. Annunziata lunedì 9 gennaio 2006 ore 20.30
ingresso libero
Cominciamo il viaggio attraverso il Natale in musica dall’età che
vide il trionfo della polifonia corale: dal Rinascimento. Giovanni
Pierluigi, meglio noto come “il Palestrina”, con il suo “Dies Santificatus”,
pubblicato nel 1563, ci racconta un Natale gioioso, scintillante,
quasi fanciullesco, con movenze aggraziate che ricordano una canzone
popolare. Natale - ossia rinascita, rinnovamento - gioso e ridente
(si andava, allora, verso un periodo oscuro di fanatismo religioso
e di lotta all’eresia: per nostra fortuna i compositori dell’epoca,
e, primo fra tutti il Palestrina, seppero conservare la propria
autonomia espressiva).
Al contrario, lo spagnolo naturalizzato romano Tomas Luis de Victoria,
nello splendido “O magnum mysterium”, di pochi anni successivo,
ci parla di una dimensione natalizia intima, raccolta: un’assemblea
stupefatta e commossa che sussurra una dolce ninnananna di fronte
alla culla del divino infante.
Facciamo quindi un salto all’indietro di un secolo e più: verso
la metà del Quattrocento il fiammingo Dufay dà alla luce questo
singolare “Gloria ad modum tubae”. Mentre le voci superiori sembrano
evocare una vetrata gotica scintillante di colori (notate la vitalità
ritmica quasi jazzistica!), le voci maschili si rispondono imitando
il suono delle trombe, fino allo scoppiettante finale: vero fuoco
d’artificio in musica.
Pur non essendo brano ufficialmente natalizio, abbiamo scelto, in
virtù della qualità elevata della musica, il “Laudate Pueri” che
Felix Mendelssohn compose nella splendida cornice del Chiostro di
Trinità dei Monti a Roma nel 1830: una sorta di litania di rara
bellezza che compone un quadro generale di serena letizia.
Quasi un Natale davanti al camino nel salotto di casa Rossini a
Parigi (dove il compositore viveva nel 1855) questa “Nuit de Nöel”,
quasi un presepe in musica, che sotto l’aspetto dimesso cela la
raffinatezza armonica e l’intimismo che, di lì a poco, condurrà
Rossini alla “Petite Messe Solemnelle”.
A concludere il programma poi, un altro capolavoro, quella “Ceremony
of Carols”, opera di profonda umanità popolare, che testimonia
della grandezza di un musicista come Britten nel Novecento. Sono
musiche scritte durante la Seconda Guerra Mondiale, su testi medievali
della tradizione popolare natalizia inglese, trattati con grande
maestria, libertà e leggerezza. Piccole, deliziose scene natalizie,
che sarebbero tutte da ricordare: il “Benvenuto”, una sorta di raffinatissimo
gioco di incastri armonici per una Jingle Bells da maestro,
e poi “Non c’è rosa”, il tema della rosa una e trina, gli angeli
che parlano in una sorta di nuova Annunciazione, mentre il mondo,
sotto, pronuncia il suo Alleluia. E altre pagine bellissime,
come “Nella notte gelida d’inverno”, dove la ricerca affannosa di
un riparo, anche una grotta - sottolineata dal contrasto delle seconde
– dove ricoverare il bambinello, viene musicalmente resa attraverso
un andamento in 5/4 che sembra imitare l’incespicare degli infreddoliti
viandanti notturni.
Martino Faggiani
Giovanni Pierluigi da Palestrina (1525-1594)
Dies Santificatus
Tomas Luis De Victoria (1548-1611)
O magnum mysterium
Guillaume Dufay (1400-1474)
Gloria
Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809-1847)
Laudate pueri Dominum
Gioacchino Rossini (1792-1868)
La Nuit de Nöel
Benjamin Britten (1913-1976)
A Cerimony of Carols op. 28
III programma
Episodi dalla Mitteleuropa
Berceto, Duomo, sabato 4 marzo, ore 20.30
Collecchio, Pieve di San Prospero, domenica 5 Marzo, ore 20.30
Parma, Chiesa di San Vitale, lunedì 6 marzo, ore 20.30
ingresso libero
Nell’affrontare il panorama aspro e tormentato della musica sacra
del Novecento, visto dal versante dei musicisti di area slava, abbiamo
scelto un criterio basato sull’alternanza di brani di forte impatto
emotivo con brani apparentemente più “freddi”.
Ecco che alla febbrile inquietudine di “Libera me” di L. Bardos
che apre la serata, si contrappone la marmorea staticità di “Pater
Noster” del grande Strawinsky: quasi una preghiera ortodossa. Del
1981 è “De Profundis” di J. Karai, tutto giocato, invece, su subitanee
accensioni a cui subentrano calma tragica e straziante. Ancora Bardos
con il sofferto e lancinante “Popule meus”.
Una breve parentesi di dolcezza e serenità con la piccola “Ave Maria”
di Strawinsky, prima di immergerci nel vasto affresco dai colori
accesi e dal segno aspro di “Gesù e i Mercanti” di Zoltan Kodaly.
Martino Faggiani
L. Bardos
Libera me (1935)
I. Strawinsky
Pater Noster (1926)
J. Karai
De Profundis (1981)
L. Bardos
Popule meus (1931)
I. Strawinsky
Ave Maria (1934)
Z. Kodaly
Gesù e i Mercanti
Martino Faggiani
Maestro del coro
Nato a Roma, ha studiato pianoforte con Franco Medori, composizione
con Nazario Bellandi e clavicembalo con Paola Bernardi. Si è diplomato
al Conservatorio di Santa Cecilia e nel 1992 è divenuto assistente
di Norbert Balatsch, direttore del coro dell’Accademia di Santa
Cecilia: per sei anni consecutivi ha affiancato il maestro coadiuvandolo
in tutte le produzioni e dirigendone molte in prima persona. Nel
settembre 2000 viene nominato maestro del coro del Festival Verdi
e, dalla stagione lirica 2001-02, maestro del coro del Teatro Regio
di Parma.
Coro del Teatro Regio di
Parma
Il Coro del Teatro Regio ha fatto il suo debutto come coro del
Festival Verdi in occasione della serata finale del Concorso internazionale
Maria Callas-Nuove voci per Verdi, organizzato dalla RAI Radiotelevisione
italiana con la Fondazione Verdi Festival, trasmessa in diretta
televisiva da RAI Tre. Quindi ha partecipato a tutte le produzioni
liriche prodotte dal Verdi Festival nell’anno del centenario verdiano:
Un ballo in maschera, Il trovatore, Rigoletto,
La traviata e Macbeth di Giuseppe Verdi, Norma
di Vincenzo Bellini. Il complesso è caratterizzato da una forte
duttilità di organico, da 24 elementi a oltre 100, come coro sinfonico.
Oltre al repertorio costituito dalle maggiori partiture operistiche
degli autori italiani dell’Ottocento, il coro del Teatro Regio di
Parma affronta lavori sinfonici e sacri, quali i Requiem
di Mozart, Verdi, Brahms e Cherubini, i Quattro pezzi sacri
di Verdi, Carmina Burana di Orff, la Sinfonia n. 9 in re
minore di Beethoven, il Gloria in re maggiore di Vivaldi,
La Creazione di Haydn, il Magnificat di Bach, la Messa
in do minore e la Messa in do maggiore di Mozart, la Petite messe
solennelle di Rossini, l’Oedipus rex di Stravinskij.
La morte di Klinghoffer di Adams e Il processo di
Colla ha visto il coro impegnato anche nel repertorio contemporaneo.
Infine, con la rassegna Vox, musica per il coro, la compagine
corale del Teatro Regio di Parma si è aperta anche al repertorio
sacro a cappella, spaziando dal Rinascimento fino ai nostri giorni.
I luoghi
Collecchio, Pieve di San Prospero
Fondata nell’XI secolo e ampiamente ristrutturata nel ‘200, San
Prospero ha visto modificare il suo aspetto originario dai restauri
del XX secolo.
L’interno – a tre navate scandite da pilastri e colonne dai capitelli
con figure zoomorfe (XI-XIII) - conserva, originario, l’abside centrale
con decorazioni in cotta e in pietra. Vicino al fonte battesimale
scolpito del XII secolo, è posto un coevo rilievo in marmo bianco
con il Battesimo di Cristo, opera di un maestro campionesse.
Fontevivo, Abbazia di San Bernardo
L’Abbazia, databile alla seconda metà del XIII secolo, è un tipico
esempio di architettura circestense. Il severo interno, che ricorda
quello dell’Abbazia di Chiaravalle della Colomba, reca semplici
capitelli a scudo in pietra scolpita. Vi è conservata una piccola
Madonna col Bimbo in pietra, molto ridipinta: a lungo considerata
una brutta copia di quella presente nel Duomo di Fidenza, dopo il
restauro è stata definitivamente attribuita all’Antelami. Sempre
all’interno, nel transetto a sinistra, l’importante lastra sepolcrale
di Guido Pallavicino in armi da templare, datata al 1301.
Fidenza, Duomo
Il Duomo di Fidenza, fra i massimi esempi di architettura romanica
padana, è dedicato a San Donnino, martire cristiano e patrono della
città. La Cattedrale deve il suo aspetto attuale a tre fasi di sviluppo
che si protrassero per oltre 200 anni, fra la fine dell’XI e la
fine del XIII secolo. L’ideazione della decorazione plastica della
facciata – a capanna - è riferibile a Benedetto Anelami, esecutore
diretto delle statue dei profeti Davide ed Ezechiele ai lati del
portale. Scene profane e di pellegrinaggio, immagini mariane, le
Storie della vita di San Donnino decorano facciata e torri laterali.
L’interno, a tre navate con pilastri a fascio, è una struttura slanciata,
sovrastata da matronei. Volte a crociera risalenti alla fine del
XIII secolo coprono la navata centrale.
Berceto, Duomo
La fondazione del Duomo di Berceto, dedicato a San Moderanno, risale
ad epoca longobarda (712 ca), come struttura di presidio della via
francigena. Ricostruita fra il XII e il XIII secolo, la chiesa,
nonostante interventi significativi del XVI e del XIX secolo, mantiene
l’impianto romanico. La facciata in arenaria, rifatta nell’Ottocento,
conserva il ricco portale strombato del XII secolo, che racchiude
nella lunetta una crocifissione di stile antelamico. L’interno,
a tre navate absidale, è ricco di opere d’arte: nella navata di
sinistra l’Arca di San Boccardo (1375), ed una campana ornata del
1497. L’altare maggiore è composto da una rara formella di arte
longobarda del VII secolo.
Borgo Val di Taro, Chiesa di San Domenico
Fiancheggiando il settecentesco palazzo Boveri, lungo l’asse principale
dei Via Nazionale, si arriva alla Chiesa di San Domenico, dall’interno
quattrocentesco modificato successivamente in età barocca; nella
cappella a sinistra del presbiterio si conserva un affresco tardo
quattrocentesco raffigurante la Madonna col Bambino.
Fornovo Taro, Pieve di Santa Maria Assunta
Tra le più importanti pievi romaniche del territorio parmense, l’esistenza
di Santa Maria Assunta è documentata già nell’854; nell’XI secolo
fu integralmente ricostruita anche con materiale di recupero romano.
Pregevoli pezzi scultorei di ambito antelamico (inizi del XIII secolo),
con animali fantastici e figure umane, impreziosiscono la semplice
facciata a capanna. Precede il corpo centrale della Chiesa, con
tre navate scandite da pesanti colonne in pietra di fiume e cotto,
un atrio coperto da volte su pilastri polistili dai capitelli figurati,
originariamente nartece dell’edificio.
All’interno, fonde caratteri lombardi ed impostazione antelamica,
la lastra marmorea duecentesca con le Storie di Santa Margherita,
utilizzata come paliotto d’altare, forse un tempo parte della facciata.
Parma, Chiesa della SS. Annunziata
La Chiesa, realizzata dopo il 1566 da G.B. Fornovo, collaboratore
del Vignola, è caratterizzata da un articolato sistema di volumi:
al corpo centrale, di forma ellittica, si giustappongono, in un’alternanza
di linee concave e convesse, dieci cappelle scandite da contrafforti.
La Chiesa è preceduta da un alto vestibolo a tre ordini.
Lo spazio centrale del grandioso interno è separato dal coro attraverso
un arco trionfale decorato a stucco. Tra i dipinti conservati nella
Chiesa, particolare attenzione merita la grande pala nell’abside,
una Madonna in trono con Bambino e Santi dipinta nel 1518 da Francesco
Zaganelli.
Parma, Chiesa di San Vitale
Recentemente restituita al suo splendore da un importante lavoro
di restauro, la Chiesa di San Vitale costituisce uno splendido esempio
di architettura barocca: fu realizzata, infatti. da Cristoforo
Rangoni alla metà del XVII secolo su una chiesa duecentesca corrispondente
all’attuale transetto.
Nell’interno a una navata, con cupola e quattro cappelle per lato,
di particolare rilievo appare la decorazione del transetto sinistro,
opera degli stuccatori ticinesi Domenico e Leonardo Reti; affreschi
di Giuseppe Peroni (1763) e una tela ottocentesca dedicata al santo
titolare ornano il presbiterio.
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