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venerdi 27 ottobre ore 20.30 turno A
sabato 28 ottobre ore 20.30 turno B
Sotto la Presidenza di S.A.R. la Principessa di Hannover
Les Ballets de Monte-Carlo
Coreografo - Direttore JEAN-CHRISTOPHE MAILLOT
Ispirato a La Bella addormentata nel bosco
Coreografia JEAN-CHRISTOPHE MAILLOT
Musica Pëtr Il’ič Čajkovskij
Scene Ernest Pignon-Ernest
Costumi Philippe Guillotel
Luci Dominique Drillot
Morale della fiaba
Attendere qualche tempo pur di avere un marito
Ricco, ben fatto e dolce,
È cosa assai naturale,
Ma ad aspettare cento anni e per di più nel sonno,
Beh, non si troverebbe più fanciulla oggi
Che dormisse così tranquillamente.
La fiaba ci vuole ancora dire
Che spesso i piacevoli nodi dell'imene
Non sono meno gustosi per essere stati attesi a lungo
E che nulla si perde nell'attesa.
Ma le donne aspirano
Alla fede coniugale con tanto ardore
Che non ho la forza né il coraggio
Di predicar loro questa morale.
Dalla fiaba "La Bella addormentata nel bosco"
di Charles Perrault
A forza di ricordare soltanto la visione edulcorata della Bella
addormenta nel bosco, compresa quella di Walt Disney, anch’essa
ampiamente nutrita dal balletto di Petipa, il carattere potentemente
carnale della fiaba di Perrault è stato in gran parte cancellato.
Poiché in questa storia è soltanto questione di carne, cosa di cui
l'autore non fa mistero. È sufficiente leggere la morale della storia
(riportata più sopra) per convincersene. Ma l'inconscio culturale
collettivo ha completamente occultato questo aspetto. Lo stesso
ha fatto per tutto ciò che attiene alla dimensione complessa fino
alla nevrosi del racconto originale. È attraverso questi due prismi,
non deformanti al momento della genesi della storia, che bisogna
vedere la rilettura che Jean-Christophe Maillot realizza della partitura
di Čajkovskij e del balletto.
Philippe Verrièle
Il soggetto
Atto primo
L’universo del Principe
Scena 1 È dalla Fata dei Lillà che tutto a inizio...
«La Regina dice numerose volte a suo figlio, per spiegarglielo bene,
che bisognava accontentarsi nella vita; ma egli non osò mai confidale
il suo segreto».
L’universo della Bella
Scena 2 La Fata dei Lillà viene a raccontare al Principe
la storia della sua Bella. Tutto il reame vive nella gioia, nella
felicità e nell’abbondanza, tuttavia... «Il Re e la Regina erano
così afflitti di non avere figli, così afflitti, da non potersi
dire».
Scena 3 La Fata dei Lillà compie il miracolo. «Finalmente,
però, la Regina restò incinta e diede alla luce una bambina».
L’universo del Principe
Scena 4 La Regina cerca di infrangere i sogni di suo
figlio. «Egli la temeva, nonostante l’amasse, poiché ella era di
razza orchessa e il Re l’aveva sposata soltanto per le sue grandi
ricchezze».
La Visione
Scena 5 È in veste di Carabosse che ella penetra nell’universo
della Bella, per farle un maleficio e dire «che la Bella si sarebbe
punta la mano con un fuso e che ne sarebbe morta. Questo terribile
dono fremere tutta la compagnia e non c’era persona che non piangesse.
Poi, il Re e la Regina, dopo aver baciato la loro cara bambina senza
svegliarla, uscirono dal castello e fecero pubblicare divieti a
chiunque di avvicinarlesi».
L’universo del Principe
Scena 6 La Fata dei Lillà veglia: «Rassicuratevi, la
vostra Bella non morrà affatto, è vero che io non ho abbastanza
potere per disfare interamente ciò che la mia sorella maggiore ha
fatto: la Bella si pungerà la mano con un fuso, ma invece di morire...»
Atto secondo
L’universo della Bella
Scena 1 In capo a quindici o sedici anni, trasferitisi il
Re e la Regina in una delle loro dimore di piacere, accadde che
la Bella, correndo un giorno in un castello... «Una buona donna
non aveva affatto udito parlare dei divieti che il Re aveva fatto:
“Che fate qui, mia buona signora?”, disse la Bella “Filo, mia bella
bambina”, le rispose la vecchia, che non la conosceva. “Ah, che
bello! - rispose la Bella – come fate? Lasciatemi vedere se saprei
fare bene altrettanto” Ella aveva appena afferrato il fuso che,
essendo molto vivace e un po’ sventata, e poiché d’altra parte la
sentenza delle fate ordinava così, se ne punse la mano e cadde priva
di sensi».
Scena 2 «Ma, invece di morire, ella cadrà soltanto in
un sonno profondo, che durerà cento anni, al termine dei quali il
figlio di un Re verrà a svegliarla. Allora il Re, considerando che
bisognava che ciò accadesse poiché le Fate l’avevano detto, fece
mettere la Bella nel più bell’appartamento del palazzo».
L’Universo del Principe
Scena 3 «Il Principe udì dire che c’era in questo castello
una principessa, la più bella mai vista, che doveva dormirvi per
cento anni, e che sarebbe stata svegliata dal figlio di un re, al
quale era stata promessa. Il giovane Principe, a queste parole,
si sentì invaso dal fuoco e spinto dall’amore e dalla gloria risolse
di vedere di persona di cosa si trattasse».
Atto terzo
L’universo del Principe e della Bella
Scena 1 «Non appena si inoltrò nel bosco, tutti questi
grandi alberi, questi rovi, e queste spine si aprirono da sole
per lasciarlo passare».
Scena 2 «Allora, poiché la fine dell’incantesimo era venuta,
la Bella si svegliò e, guardandolo con occhi più teneri di quanto
a prima vista sembrasse possibile: “Siete Voi il mio principe? –
gli disse – Vi siete fatto attendere molto”. Il Principe, affascinato
da queste parole e più ancora del modo in cui erano pronunciate,
non sapeva come testimoniarle la sua gioia. Era più imbarazzato
di lei, e non ce ne si deve stupire: ella aveva avuto il tempo
di sognare ciò che gli avrebbe detto, poiché sembra (ma la storia
non lo dice) che la buona fata, durante un così lungo sonno, le
aveva procurato il piacere di sogni gradevoli».
Scena 3 «Quando il Re morì, cosa che successe in capo a due
anni, e il Principe si ritrovò sovrano, annunciò pubblicamente il
suo matrimonio. Qualche tempo dopo il Principe andò a fare la guerra
all’Imperatore Cantalabutte, suo vicino. Lasciò la reggenza del
regno alla Regina Madre e le raccomandò vivamente sua moglie e i
suoi figli».
Scena 4 «Dal momento in cui egli partì, la Regina Madre poté
appagare la sua orribile voglia. Ella ordinò, con un tono da orchessa
che ha voglia di mangiare carne fresca con salsa Robert, che si
portasse nel cuore della corte un grande tino, che ella fece riempire
di rospi, vipere, bisce e serpenti, per farvi gettare la Bella,
che aveva vent’anni passati, senza contare i cento che aveva dormito,
a causa dei quali la pelle era un po’ dura, anche se bella e bianca.
Ma il Re, che non si attendeva così presto, entrò nella corte a
cavallo: era venuto a cavallo e chiese cosa significasse questo
orribile spettacolo. Nessuno osava spiegarglielo, quando l’orchessa,
furiosa nel vedere ciò che vedeva, si gettò per prima la testa dentro
il tino, e fu divorata in un istante dalle orribili bestie che ella
stessa vi aveva fatto mettere».
Scena 5 - Epilogo Un uomo si sveglia...
(Testo tratto dalla novella La Bella addormentata nel
bosco di Charles Perrault)
Nella foto: Bernice Coppieters e Chirs Roelandt in
una foto di scena di Laurent Philippe
(inizio pagina)
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