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Trama dell'opera
La prima rappresentazione de La Bayadère ebbe luogo il 23
gennaio 1877 al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo e si pose subito
come il punto di svolta per la carriera del suo creatore, Marius
Petipa, e per tutto il balletto russo.
Imprescindibile nel repertorio accademico e indice dell’alto
livello artistico di una Compagnia, alla La Bayadère di Petipa,
che aveva danzato nei suoi anni di ballerino al Balletto Kirov,
Jurij Grigorovic restò sostanzialmente fedele nella produzione che
montò per il Balletto del Teatro Bolshoj nel 1991. Nel 2003 Jurij
Grigorovic ha realizzato questa nuova versione per il Grigorovic
Ballet di Krasnodar.
Atto I
Scena Prima. Presso le Mura del Tempio della Fiamma Sacra
Capeggiato da Solor un gruppo di giovani guerrieri è impegnato
nella caccia alla tigre. Allontanandosi dai compagni, Solor incontra
il fachiro Magdaveja presso le mura e lo persuade a organizzargli,
quella notte, un incontro con la baiadera Nikja, una delle danzatrici
che custodiscono la fiamma sacra del tempio. Il Bramino esce dal
tempio guidando una processione solenne: è il segnale che il rituale
del fuoco sta per iniziare. I fachiri e le danzatrici del tempio
eseguono danze sacre, quando appare Nikja, la più bella tra tutte
le baiadere. Dimentico dei propri voti di celibato e di essere il
capo dei sacerdoti, il Bramino confessa a Nikja di amarla e le promette
ricchezze e potere se si concederà a lui. Nikja respinge il suo
amore. Poi, mentre insieme alle altre baiadere disseta i fachiri
con l’acqua di una fonte sacra, Magdaveja, inosservato, riesce
a riferirle che Solor desidera incontrarla quella notte presso le
mura del tempio. Nikja è raggiante di felicità. Cala la notte e
i due innamorati si incontrano segretamente mentre Magdavejeva è
di guardia, ma ciò non impedisce al Bramino di origliare la loro
conversazione. Solor propone all’amata di fuggire con lui.
Nikja acconsente, ma prima chiede al giovane di giurarle fedeltà
eterna davanti al fuoco sacro. Solor giura. Il Bramino è infuriato
e si rivolge agli dei chiedendo vendetta.
Scena Seconda. La Corte del Rajah Dugmanta.
È l’alba. Il Rajah Dugmanta, dice a sua figlia Gamzatti
che quel giorno conoscerà e sposerà l’uomo al quale è stata
promessa quand’era ancora bambina. Il Rajah lo manda a chiamare
e costui non è altri che Solor. Dugmanta gli presenta sua figlia
e gli spiega che essi diverranno marito e moglie secondo gli accordi
stipulati molti anni prima. Solor è rapito dalla bellezza di Gamzatti
ma si sente morire di vergogna quando ricorda Nikja e il giuramento
che le ha appena fatto. La celebrazione del matrimonio è vicina
e a Nikja sarà richiesto di danzare durante i sacri rituali. Arriva
il Bramino dicendo al Rajah che ha un grande segreto da rivelargli.
Dugmanta licenzia l’intera corte. Gamzatti tuttavia, sospettando
che l’improvvisa richiesta del Bramino di un’udienza
privata la riguardi, origlia la conversazione e viene a conoscenza
del segreto. Il Bramino rivela al Rajah dei voti d’amore tra
Solor e Nikja che egli stesso ha udito. Dugmanta è furioso ma la
sua decisione rimane immutata. Solor sposerà sua figlia e la baiadera
dovrà morire. Il Bramino, che non prevedeva tanto drammatiche conseguenze,
ricorda al Rajah della vendetta degli dei su coloro che uccidono
i loro servi del tempio. Ma il Rajah è irremovibile e i due si separano.
Gamzatti esce dal nascondiglio e ordina alla sua schiava che conduca
Nikja da lei. Quando la baiadera appare, Gamzatti vede che è molto
bella e capisce che è una pericolosa rivale. Allora le comunica
la notizia del suo prossimo matrimonio, e mostrandole un ritratto
di Solor lo indica come l’uomo che sta per sposare. Nikja
è sopraffatta dall’orrore e rivendica che Solor ha giurato
eterno amore soltanto a lei. La figlia del Rajah le ordina perentoriamente
di rinunciare a lui, ma Nikja preferirebbe morire piuttosto che
perdere Solor. Gamzatti le offre dei gioielli: Nikja li rifiuta
con rabbia e alza un pugnale per colpire la rivale, ma la schiava
ferma il colpo. Infuriata Gamzatti decide che Nikja dovrà morire.
Atto II
Il giardino dinanzi al Palazzo del Rajah
Sono in corso magnificenti celebrazioni per il fidanzamento
di Solor e Gamzatti e una profusione di danze diletta gli ospiti.
Anche a Nikja è ordinato di danzare, ma la fanciulla non riesce
a nascondere la sua sofferenza. I suoi occhi sono solo per Solor
e la sua danza è scandita dal dolore. A un tratto la schiava di
Gamzatti porge a Nikja un cesto di fiori che il Rajah dichiara essere
un ultimo regalo per lei da parte di Solor. Con il cesto tra le
braccia la baiadera continua a danzare, ma improvvisamente un serpente
velenoso spunta tra i fiori e la morde. È la vendetta della figlia
del Rajah. Quando il Bramino le si avvicina per offrirle un antidoto
al veleno a condizione che lei sia sua, ancora una volta Nikja lo
respinge e muore, mentre Solor lascia la festa disperato.
Atto III
Il Regno delle Ombre
Solor è addolorato e tormentato dal rimorso. Il fachiro Magdaveja
tenta senza successo di distrarlo con una danza sacra, ma Solor
si addormenta fumando oppio. Sogna di essere nel Regno delle Ombre,
che gli appaiono come fantasmi mentre scendendo in lunga processione
dalla cima di una montagna. Tra loro Solor scorge l’Ombra
dell’amata Nikja e finalmente può ricongiungersi a lei.
(inizio pagina)
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