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domenica 7 novembre 2004, ore 20.30 Turno A

Marco Borelli presenta
Roberto Bolle and Friends

Galà di danza

Con
Roberto Bolle (Étoile internazionale, Teatro alla Scala)
Silvia Azzoni (Hamburg Ballett)
Federico Bonelli (Royal Ballet di Londra)
Alen Bottaini (Teatro dell’Opera di Monaco)
Greta Hodgkinson (National Ballet of Canada)
Hikaru Kobayashi (Royal Ballet di Londra)
Alexander Riabko (Hamburg Ballett)
Marta Romagna (Teatro alla Scala)
Zenaida Yanovsky (Royal Ballet di Londra)
Ambra Vallo (Birmingham Royal Ballet)

Lighting designer
Domenico De Martino


La sylphide
Coreografia A. Bournonville
Musica H. Løvenskjold
Interpreti Hikaru Kobayashi, Alen Bottaini

Il lago dei cigni Pas de deux del III Atto
Coreografia M. Petipa
Musica P. I. Cajkovskij
Interpreti Zenaida Yanovsky, Roberto Bolle

La dama delle camelie
Pas de deux di Manon e del Cavalier des Grieux
Coreografia J. Neumeier
Musica F. Chopin
Interpreti Silvia Azzoni, Alexander Riabko

Cajkovskij pas de deux
Coreografia G. Balanchine
Musica P. I. Cajkovskij
Interpreti Ambra Vallo, Federico Bonelli

Les bourgeois
Coreografia B. van Cauwenbergh
Musiche J.Brel, J.Corti
Interprete Alen Bottaini

In the middle, somewhat elevated
Coreografia W. Forsythe
Musica T. Willems
Interpreti G. Hodgkinson, Z. Yanowsky, R. Bolle

Infiorata a Genzano
Coreografia M. Bournonville
Musica E. Helsted
Interpreti Hikaru Kobayashi, Federico Bonelli

Petite mort
Coreografia J. Kylián
Musica W. A. Mozart
Interpreti Greta Hodgkinson, Roberto Bolle

Don Chisciotte
Coreografia M. Petipa
Musica L. Minkus
Interpreti Ambra Vallo, Alen Bottaini

Romeo e Giulietta
Coreografia J. Neumeier
Musica S. Prokof’ev
Interpreti Silvia Azzoni, Alexander Riabko

Nisi dominus
Coreografia W. Tuckett
Musica M. Monteverdi
Interprete Zenaida Yanowsky

Excelsior
Coreografia U. Dell’Ara
Musica R. Marenco
Interpreti Greta Hodgkinson, Roberto Bolle

 

Danza in video
Roberto Bolle
venerdì 5 novembre 2004, ore 16.30 e 18.00, Sala del foyer

 

Una notte di divismo e grande danza
Assecondando con rigorosa costanza le doti naturali di chi è nato per danzare, Roberto Bolle continua a scolpire da artefice magistrale quel profilo di eccellenza abbozzatogli dal destino. In un’incessante opera di edificazione del proprio essere, ottenuta plasmando un corpo scultoreo alla perfezione della tecnica e alla vertigine del virtuosismo, prestando un’apollinea avvenenza all’interpretazione e alla definizione dei personaggi, e costruendo con progressiva saggezza un repertorio ideale quanto vastissimo. L’allure e l’eleganza del danseur noble lo rendono il principe ideale dei grandi classici romantici e tardo-romantici, la velocità e la precisione dell’esecuzione ne fanno un meraviglioso corpo danzante neoclassico, mentre a sospingerlo naturalmente verso i balletti narrativi del Novecento è una freschezza interpretativa che traspare dall’azzurro dei suoi occhi e dal candore del suo sorriso. Se poi è tra i pochi ballerini classici cui sia concesso danzare i titoli cardine dei maestri contemporanei, Bolle lo deve anche alla sua intelligente capacità di divenire uno strumento docile e plasmabile nelle mani di un coreografo, qualità assai rara per un divo del balletto. Intanto, nei grandi teatri del mondo dove ha danzato in questi anni – la Scala di Milano, il Covent Garden di Londra, il Bol’soj di Mosca, il Mariinskij di San Pietroburgo, l’Opéra di Parigi o il Metropolitan di New York – Bolle non ha portato soltanto la luminosa bellezza della sua danza, ma ha saputo trarre dalle rispettive peculiarità stilistiche una trama di accenti e finezze che ha arricchito e completato il suo profilo di artista. E mentre i templi della danza si aprono al suo passaggio per pochi eletti e a vederlo danzare in esclusiva sono i potenti della terra, Bolle è stato investito in breve tempo da una popolarità che dopo Nureyev a nessun ballerino era mai più toccata. Sull’onda di tale notorietà, amplificata da una crescente eco mediatica, il ragazzo di Vercelli cresciuto alla Scuola della Scala, notato adolescente da Nureyev e assurto all’olimpo del balletto, può ora concedersi uno spettacolo tutto suo, dal titolo carico di memorie come Roberto Bolle and Friends, ov’è egli stesso a scegliere i brani che predilige, insieme agli amici ballerini conosciuti in questi anni nei maggiori teatri del mondo. Con il dichiarato intento di portare ovunque la grande danza, e di percorrere nello spazio di un Galà, accompagnati da grandi interpreti, un secolo e mezzo di storia del balletto.

Del suo ampio repertorio, che non l’ha mai relegato a generi di ruoli o a cliclé interpretativi, Bolle può dunque scegliere di volta in volta, anche per i Galà cui dà il nome, titoli sempre diversi: classici, neoclassici, moderni, persino contemporanei. Con una predilezione per quei balletti cui sembra essere legato anche affettivamente, perché molto hanno significato nella sua ascesa folgorante, e insieme minuziosamente conquistata. È così per il pas de deux detto «del Cigno Nero», l’estratto celeberrimo de Il lago dei cigni di Petipa e Ivanov, che per Bolle non è soltanto un pezzo di bravura da Galà di audace baldanza tecnica, ma rappresenta quello che egli stesso non dimentica mai di citare come il momento più esaltante della sua intera carriera. Era il 2002 e nella sala del trono di Buckingham Palace Roberto Bolle, l’italiano guest star del Royal Ballet, veniva scelto per danzare il «pas de deux del Cigno Nero» dinnanzi alla Regina Elisabetta, alle celebrazioni ufficiali del giubileo d’oro. E non è un caso che quasi a rievocare quell’attimo irripetibile, la stessa partner di allora, Zenaida Yanowsky – imperiosa, guizzante principal dancer del londinese Royal Ballet– non manchi mai accanto a Bolle a ogni ripresa importante di questo pas de deux. Senza dimenticare che è proprio il ruolo di Principe ne Il lago dei cigni ad aver segnato il battesimo internazionale di Roberto Bolle, in una memorabile versione creata per lui e per la diva russa Altinai Asylmuratova dal coreografo Derek Deane, sul palcoscenico-arena della Royal Albert Hall di Londra. Il legame con il teatro che l’ha visto crescere, la Scala di Milano, da dove ha spiccato il volo e dove torna regolarmente a danzare con il titolo di étoile, è tenuto vivo invece con un balletto da lui molto amato: Excelsior. Del ballo grande italiano che sul finire del secolo celava ormai il declino della scuola nazionale, la scelta è per il «pas de deux dello Schiavo e della Civiltà», in cui un ballerino apollineo come Bolle si diverte a liberare un’accesa, insospettabile sensualità esotica, oltre a esibire una tecnica ai limiti dell’acrobatismo. Resta un’aura di classica eleganza: innata in lui quanto nella sua partner prediletta per il ruolo della Civiltà, la canadese Greta Hodgkinson, che sa imprimervi il garbo e la perfezione della ballerina upper-class. Ma presto svincolate dalla gabbia dorata dei ruoli di principe e dei balletti dell’Ottocento, le sue attitudini di danseur noble si sono volte da tempo verso nuove mete artistiche: dapprima sfidando le neoclassiche accelerazioni balanchiniane e le profondità romantiche del balletto narrativo novecentesco, e infine trovando nella danza d’autore odierna la legittimazione di ballerino «completo». Così un balletto sensualmente allusivo come Petite mort (in arabo e in francese metafora di «orgasmo») del coreografo ceco Jirí Kylián, nell’interpretazione meravigliosamente stilizzata di due ballerini come Roberto Bolle e Greta Hodgkinson si decanta in un’ideale levigatezza, sospesa tra languori romantici e carnali erotismi.  Mentre i furori del post-classico americano William Forsythe trovano dèi contemporanei mai così vigorosi come un Bolle di inusitata possanza e due ballerine amazzoni quali Zenaida Yanowsky e Greta Hodghkinson, per un gioco sottile e spietato di equilibri off-balance e prese spericolate. Anche ai Friends che lo accompagnano, molti dei quali italiani con una brillante carriera all’estero, Bolle ha chiesto di interpretare nello spettacolo che porta il suo nome quei balletti che meglio ne tratteggiano il profilo artistico e le predilezioni affettive. Ecco allora Alen Bottaini, virtuoso italiano diplomato alla leggendaria Accademia Vaganova di San Pietroburgo e oggi primo ballerino al Bayerisches Staatsballett, danzare con divertita nonchalance quel brano che gli ha fatto vincere la medaglia d’oro al famoso concorso di Varna: il pas de deux dal Don Chisciotte, elettrizzante pezzo di bravura in cui l’aureo classicismo di Petipa si screzia di lievi accenti di carattere. Mentre Les bourgeois, scanzonato assolo firmato dal fiammingo Ben van Cauwenberg sull’eco emotiva dell’omonima chanson di Jacques Brel, sembra fatto apposta per esaltarne le doti di brillante interprete e di versatile ballerino. Su Zenaida Yanowsky e sulla sua personalità scenica altera e singolarissima è cucito anche Nisi dominus, un assolo dalla visionarietà moderna ma dai fulgori barocchi, in cui l’inglese William Tuckett staglia la sua musa, come una damina post-moderna, su tracciati coreografici contemporanei. Anche per la napoletana Ambra Vallo, oggi principal dancer al Birmingham Royal Ballet, il pas de deux dal Don Chisciotte – danzato in coppia con Alen Bottaini – è un’occasione di sfoggio della sua tecnica forte e brillante. Mentre il Cajkovskij pas de deux, il brano di Balanchine dalla splendente purezza astratta che le ha fatto vincere più di un concorso da giovinetta prodigio, ne mette in risalto la femminilità fanciullesca e la deliziosa vivacità. Le è accanto è un altro italiano dalla carriera straniera, Federico Bonelli, principal dancer del Royal Ballet di Londra, il cui intenso romanticismo si declina in una delicata maniera ottocentesca nel pas de deux dall’Infiorata a Genzano, mirabile frammento di un balletto perduto. Vi risplende la grazia orientale della giapponese Hikaru Kobayashi, solista al londinese Royal Ballet, compagna di scena e di vita, ugualmente incantevole, per i tocchi delicati e femminei, in un altro classico bournonvilliano, La sylphide, questa volta accanto ad Alen Bottaini.  Anche il romanticismo moderno del coreografo John Neumeier, ispirato cantore di dance-dramas dall’ariosa drammaturgia, si anima dell’amore e della passione di un’altra coppia di vita e di scena: l’italiana Silvia Azzoni e l’ucraino Alexander Riabko, entrambi primi ballerini all’Hamburg Ballett. Straordinariamente veri e palpitanti, in una romantica specularità di arte e vita, nel pas de deux dell’addio di Romeo e Giulietta, così come nella mise en abîme-citazione dall’Histoire de Manon di Mac Millan de La dama delle camelie.   

Valentina Bonelli

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