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sabato 22 ottobre 2005, ore 20.30 Turno A
domenica 23 ottobre 2005, ore 15.30 Turno B
Fondazione Nazionale della Danza
Compagnia Aterballetto Direttore artistico
Mauro Bigonzetti WAM
Coreografia MAURO BIGONZETTI
Musiche W. A. Mozart eseguite dal vivo da
Bruno Moretti
Consulenza musicale Bruno Moretti
Costumi Maurizio Millenotti
Realizzazione costumi Sartoria Aterballetto
Luci Carlo Cerri
Interpreti La Compagnia, Bruno Moretti (al pianoforte)
Si ringrazia Mario Giovannelli
per l’esecuzione al sassofono dell’Aria
Porgi Amor
CANTATA
Coreografia MAURO BIGONZETTI
Musiche originali e tradizionali registrate, arrangiate
ed eseguitedal gruppo musicale Assurd
voce, organetto, tammorra Cristina Vetrone
voce, tamburello, nacchere Lorella Monti, Enza Pagliara
voce, tammorra, tamburello Enza Prestia
Costumi Helena Medeiros
Luci Carlo Cerri
Interpreti La Compagnia
WAM
il fascino di un genio la cui vita fu una vampata come il
suono delle sue iniziali.
Che cos’è il genio se non quella forza
produttiva da cui nascono cose degne di mostrarsi al cospetto
di Dio e della Natura, e che perciò hanno un seguito
nel tempo?
Tutte le opere di Mozart sono tali; v’è in esse
una forza creativa che continua ad agire di generazione in
generazione, e che mai dovrebbe esaurirsi.
Goethe
Mozart è sempre stato per me una fissazione: non mi
ci sono mai discostato veramente. Non solo per la sua produzione
immensa, ma anche perché è un musicista che
una volta incontrato segna per sempre. Diverso poi è
affrontarlo coreograficamente a trent’anni e a quarantacinque
come ora: oggi lo sento in maniera diversa. Se nei primi lavori
ho infatti sempre utilizzato i primi K fino ai 170-180, in
WAM sono partito dal trecentesimo e ho finito proprio con
le ultime composizioni, quelle per solo pianoforte. Ne nasce
uno spettacolo musicalmente sottovoce, privo di sonorità
“piene”. Ho voluto questa scelta musicale molto
precisa perché oggi non riesco a disgiungere il pianoforte
dal musicista, e dall’uomo anche. Penso a Mozart e
lo penso al pianoforte. Il piano e il personaggio sono inscindibili.
Questo è il motivo del pianoforte in scena, che ha
dunque un significato, non è fermo, ma utilizza lo
spazio. Le musiche sono eseguite quasi interamente dal vivo,
da Bruno Moretti al pianoforte.
Lavorare sulla musica di Mozart mi ha dato grandi emozioni,
ma anche tanta energia. È una musica che smuove molto,
sia l’anima che la testa, sia il cuore che la razionalità.
Quello di Mozart è un mondo straordinario, che fa sì
che la danza scaturisca naturalmente, in modo spontaneo, quasi
di getto. Per WAM la creatività coreografica è
stata come un fiume in piena, da arginare quasi. Ma in un
lavoro su Mozart forse più che la coreografia contano
soprattutto l’idea, il contesto, l’atmosfera in
cui sono avvolti il personaggio e la sua musica. Comunque
per WAM ho voluto una scrittura coreografica molto forte,
secca, drammatica.Vi è impegnata tutta la compagnia,
con parti solistiche che emergono, in assoli, duetti, trii,
quartetti, e molti pezzi per soli uomini. Quella di WAM è
una danza molto variegata, ma anch’essa sottovoce, senza
azioni coeografiche piene, eccetto forse l’inizio, in
cui tutti sono in scena.
L’idea è quella di un testo drammaturgico molto
criptato: sia riguardo al personaggio, che alla storia sottesa.
È insomma un balletto assolutamente non biografico
né narrativo, ma denso piuttosto di situazioni mozartiane,
di simboli, di riferimenti alla vita, ai familiari - al padre,
alla sorella, alla madre, alla moglie - e ad altri personaggi
che con lui ebbero a che fare. Ma si tratta semplicemente
di lievi tableaux, mentre invece è l’atmosfera
ad essere molto densa. Definirei WAM un viaggio onirico intorno
alla musica e al personaggio di Mozart. Un sogno: non narrato,
ma vissuto in una dimensione diversa.
In netto contrasto con la scrittura coreografica sono i costumi
di Maurizio Millenotti, decisamente in stile settecentesco,
spiccatamente rococò: nella palette delle tinte, negli
accostamenti dei colori, nella scelta delle fogge e dei tessuti.
Naturalmente si tratta di un Settecento stilizzato, dal tocco
riconoscibilmente contemporaneo, che utilizza i segni dell’epoca
con libertà creativa. Non vi sono invece scene, ma
solo il pianoforte sul palcoscenico, posto su di un praticabile.
Il light designer Carlo Cerri, che mi affianca in tutte le
mie produzioni, ha un suo stile molto preciso, con il quale
sento molte affinità. Lavora sempre sui segni, sui
tagli, con un tipo di luce molto secca, fredda, geometrica.
In WAM invece ha fatto un lavoro molto diverso dal solito:
ha creato un’atmosfera luminosa e avvolgente, di grande
calore, che esalta forme e colori, alternandola però
al suo riconoscibile segno: secchezza, freddezza, geometria.
Si è scelto dunque di lavorare su questi due contrasti,
così come si è fatto per i costumi.
Mauro Bigonzetti
(testo a cura di Valentina Bonelli)
CANTATA
«Ma io credo ca pé sta’ bbuono a stu munno
o tutte ll’uommene avarriano ‘a essere femmene
o tutt’‘e femmene avarriano ‘a essere uommene
o nun ce avarriano ‘a essere né uommene né
femmene pé ffà tutta na vita cuieta…
… e haggio ritto bbuono!»
«Ma io credo che per star bene
in questo mondo o tutti gli uomini dovrebbero essere donne
o tutte le donne dovrebbero essere uomini, o non ci dovrebbero
essere né uomini e né donne per avere tutti
una vita tranquilla…
… e ho detto bene!»
Roberto De Simone, La Gatta Cenerentola
Cantata di Mauro Bigonzetti conferma l’estroverso,
vulcanico talento compositivo del nostro miglior coreografo,
sempre più corteggiato all’estero (non a caso
questo balletto è stato originariamente creato per
il portoghese Gulbenkian Ballet) e sicuramente ideale nel
creare lavori collettivi, come è questo, di danza ‘pura’
anche se carica di emozionalità. Calato in un’atmosfera
dai colori rossi della terra e del sole,con citazioni da quadri
della pittura sociale italiana - vedi Pellizza da Volpedo
- e con la musica live di canti popolari partenopei interpretati
da quattro poderose musiciste di strada- il gruppo Assurd
- questo lavoro corale dilaga negli spazi del palcoscenico
con una libertà fino ad oggi non vista in Bigonzetti:
si tinge della gestualità realistica tipica dei popoli
mediterranei, dà una teatralità più forte
e più ‘caratterizzante’ alla sua danza
sempre più scattante, fisica, nervosissima, che non
teme talvolta di diventare disarmonica e amusicale per comunicare
con più forza ed energia la poderosa e incontrovertibile
presenza dei corpi. Qua e là il gioco dell’autocitazione
- come alcuni rimandi al vecchio hit Mediterranea - sconcerta,
vista la rigogliosa creatività di Bigonzetti. Ma è
un peccato veniale, in un balletto che offre momenti godibilissimi,
sia nelle ‘tarantelle’, che diventano rituali
quasi tribali per gli indiavolati ballerini emiliani, e nei
momenti solistici di vera maestria compositiva e interpretativa.
Silvia Poletti
(primafila, febbraio 2002)
(inizio pagina)
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