sabato 12 novembre 2005 ore 20.30 fuori abb.
domenica 13 novembre 2005 ore 20.30 fuori abb.
Marco Borelli presenta
Roberto Bolle and Friends
Galà di danza
Con Roberto Bolle étoile internazionale
e del Teatro alla Scala
Anton Bogov Primo Ballerino del Teatro dell'Opera di
Maribor
Lars van Cauwenbergh Primo Ballerino del Teatro dell'Opera
di Wiesbaden
Ivan Korneev Primo Ballerino del Balletto di Dresda
Olga Melnikova Prima Ballerina del Balletto di Dresda
Andrej Merkuriev Primo Solista del Balletto Mariinskij
di San Pietroburgo
Monica Perego Prima Ballerina dell'English National Ballet
Ambra Vallo Prima Ballerina del Birmingham Royal Ballet
Irena Veterova Prima Ballerina del Teatro dell'Opera di
Wiesbaden
Zenaida Yanowsky Prima Ballerina del Royal Ballet di Londra
Direzione artistica Marco Borelli
Lighting designer Mario Longo
Programma
Cajkovskij pas de deux
Coreografia G. Balanchine
Musica P. I. Caikovskij
Interpreti Ambra Vallo, Andrej Merkurev
L’Uccello di fuoco
Coreografia M. Fokin
Musica I. Stravinskij
Interpreti Olga Melnikova, Ivan Korneev
Diana e Atteone
Coreografia A.Vaganova
Musica R. Drigo
Interpreti Monica Perego, Anton Bogov
Il lago dei cigni Danza spagnola
Coreografia B. van Cauwenbergh
Musica P. I. Caikovskij
Interpreti Irena Veterova, Lars van Cauwenbergh
Il lago dei cigni Pas de deux del Cigno
nero
Coreografia M.Petipa
Musica P. I. Caikovskij
Interpreti Zenaida Yanowsky, Roberto Bolle
Volountaries
Coreografia G.Tetley
Musica F. Poulenc
Interpreti Olga Melnikova, Ivan Korneev
La vie en rose
Coreografia B. van Cauwenbergh
Musica E. Piaf, J. Brel
Interpreti Irena Veterova, Lars van Cauwenbergh
Blind Tango
Coreografia E. Clug
Musica H. Diaz
Interprete Anton Bogov
Don Chichotte
Coreografia M. Petipa
Musica L. Minkus
Interpreti Ambra Vallo, Andrej Merkur’ev
Die Schopfung (La creazione)
Coreografia U. Scholz
Musica F. Haydn
Interpreti Olga Melnikova, Ivan Korneev
Nisi Dominus
Coreografia W. Tuckett
Musica C. Monteverdi
Interprete Zenaida Yanowsky
Excelsior
Coreografia U. Dell’Ara
Musica R. Marenco
Interpreti Monica Perego, Roberto Bolle
Valentina Bonelli
Danzando in Italia e nel mondo
Al Teatro Regio di Parma Roberto Bolle è
ospite fisso e molto atteso. Il prestigio del palcoscenico
e il calore del pubblico lo spingono a tornare ogni stagione,
tra i tanti impegni di una carriera internazionale. Un osservatorio
privilegiato il suo, dal quale guardare con lucidità
e preoccupazione alla situazione della danza in Italia.
Abituato a ballare nei teatri di tutto
il mondo, come Le appare oggi la situazione della danza in
Italia?
«Penso che la danza in Italia non sia affatto valorizzata,
ma sia invece la cenerentola dei teatri. È vero che
i nostri sono nati come teatri d’opera, per la grande
tradizione italiana del melodramma,dei compositori, dei cantanti,
che è sì da rispettare, ma senza che la programmazione
vada a totale discapito del balletto. Invece accade che nei
nostri teatri, nello stilare i cartelloni, si inseriscano
prima di tutto l’opera e i concerti, e poi, nei buchi
che restano, il balletto, e con un numero esiguo di repliche.
Ciò di cui i teatri non si sono ancora accorti è
che invece da parte del pubblico c’è una crescente
richiesta di danza. E accade sempre più di frequente
che in Italia il balletto attiri maggior pubblico dell’opera.
Lo si è visto anche nelle ultime stagioni al Teatro
degli Arcimboldi di Milano, dove nonostante la sede disagiata
si è registrato spesso il tutto esaurito, mentre così
non è stato per l’opera».
Dal punto di vista di voi ballerini
quali sono invece le lacune del nostro sistema?
«Innanzi tutto gli spazi: insufficienti e inadeguati
per pensare di competere con le compagnie straniere. Un po’
dappertutto ci sono situazioni al limite: nei teatri italiani
spesso esiste una sola sala ballo, magari con spazi annessi
di fortuna, dove è molto difficile per noi ballerini
lavorare con agio. E poi mancano fisioterapisti e massaggiatori
disponibili tutta la la giornata, reparti di fisioterapia
e locali per il bodyconditioning.
L’altro grande problema, gravissimo, è quello
dell’età pensionabile, che è troppo alta:
quarantanove anni per le donne e cinquantadue per gli uomini.
È un limite francamente improponibile, quasi ridicolo,
perché è evidente che i ballerini sono una categoria
particolare e non possono essere paragonati agli altri lavoratori.
Bisogna che l’età scenda, altrimenti non si potrà
mai avere una qualità elevata. Personalmente considero
il giusto limite di età per un ballerino attorno ai
quaranta, quarantadue anni, non di più, anche se certo
molto dipende dalle personali doti fisiche e da vari altri
fattori».
Cosa accade invece in una realtà
che Lei conosce bene, com’è quella del Royal
Ballet di Londra, dove è guest star dal 2000?
«È esattamente l’opposto che in Italia.
Innanzi tutto la programmazione, equamente suddivisa tra opera
e balletto. Mediamente gli spettacoli di danza sono tre o
quattro la settimana, quindi in una stagione le repliche di
uno spettacolo sono molte, numerose le nuove produzioni e
il repertorio assai ampio. E poi i ballerini hanno alle spalle
un sistema che riesce a farli rendere al meglio: nella sede
storica del vecchio Covent Garden è stata costruita
una nuova struttura con sette sale ballo, molto ampie e luminose,
oltre ad una palestra con le attrezzature del body-conditioning
per fare Pilates, Gyrotonic, esercizi con le macchine e a
corpo libero, e una sala per la fisioterapia e i massaggi
disponibile per tutto il giorno.
Nelle migliori compagnie straniere inoltre il corpo di ballo
è sempre giovane e non si vedono mai ballerini di oltre
trentacinque anni. Agli elementi più anziani sono affidati
i cosiddetti “caracters roles”, che richiedono
esperienza e capacità interpretative. Al Royal Ballet
per esempio non ci sono contratti a tempo indeterminato, ma
per i ballerini del corpo di ballo e per i solisti che sono
da tanto tempo in compagnia esiste una sorta di tacito rinnovo
del contratto ogni anno, a meno che non calino drasticamente
redditività e forma fisica o vi siano gravi problemi.
Lavorando insieme si instaura insomma una sorta di fiducia,
basata sulla conoscenza, sulla considerazione
personale e sull’esperienza pregressa.
Infine, ed è questo un fattore molto importante per
le sorti del balletto in Inghilterra, grande è l’attenzione
da parte dei media: della stampa così come della televisione.
Basti pensare che il Royal Ballet ha un accordo con la BBC,
per trasmettere quattro volte all’anno i suoi balletti,
in prima serata e non ad orari impossibili. Ma esistono anche
molte altre trasmissioni dedicate alla danza e il risultato
è che i teatri sono sempre pieni».
Come giudica il ruolo dei media in Italia
rispetto alla danza?
«Pressoché inesistente e questo è un altro
serio fattore. I pochi spazi esistenti sino a pochi anni fa
sono stati prima drasticamente ridotti, e poi addirittura
cancellati, soprattutto dalla televisione. Non che prima vi
fosse una programmazione vera e propria, ma la “Maratona
d’estate” di Vittoria Ottolenghi e le partecipazioni
di grandi nomi in programmi televisivi importanti, magari
nella prima serata del sabato, aiutavano a mantenere alta
l’attenzione, a dare un segno di cosa sono veramente
la qualità nella danza e la professionalità
di un ballerino. Adesso purtroppo non è rimasto nulla».
La sua grande popolarità e le
sue numerose apparizioni televisive portano benefici alla
danza?
«Certo possono essere un motivo del risveglio del pubblico
e un punto di riferimento, non solo per gli appassionati,
ma anche per coloro che decidono di andare a teatro perché
è stata un’apparizione televisiva ad invogliarli.
Ma purtroppo io non sempre vado in televisione per ballare,
perché si tratta di trasmissioni dove la danza non
può stare, quasi per un veto. Ritengo comunque importante
esserci, proprio per suscitare attenzione, anche se mi rendo
conto che spesso la TV non si interessa a me per le mie doti
di ballerino, ma magari per il mio aspetto telegenico. Si
tratta comunque di un pezzo dove è ormai molto difficile
proporsi come ballerino classico, con un’immagine legata
alla qualità e all’eleganza. Non essendoci più
trasmissioni che potrebbero ospitare la danza ci si inserisce
quasi a forza in altri programmi, magari perché qualcuno
ha una personale passione per la danza o mi apprezza professionalmente.
Ma la televisione attualmente propone tutt’altri modelli,
e l’idea di avere una vetrina di danza sulle reti del
servizio pubblico è ormai molto lontana.»
Quindi non è ottimista per il
futuro della danza nel nostro paese?
«Purtroppo no. È facile vedere come la situazione
non possa che peggiorare,come non vi siano segnali di ripresa.
Alla fine quindi i nostri migliori talenti sono costretti
ad andare all’estero, proprio per trovare quella qualità
e quelle condizioni di lavoro che per noi ballerini sono fondamentali,
per crescere confrontandosi con l’attenzione del pubblico
e dei media. Certo posso dirmi un privilegiato: la mia situazione
è ideale perché ho la possibilità di
ballare in Italia e contemporaneamente nel mondo.»
inizio pagina
|