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sabato 19 novembre 2005 ore 20.30 Turno A
domenica 20 novembre 2005 ore 15.30 fuori abb.
domenica 20 novembre 2005 ore 20.30 Turno B
Ballet Nacional de España
Direttore José Antonio Aires de Villa y
Corte
Coreografia José Antonio
Musica José Nieto
Luci Nicolás Fischtel (AAI)
Ideazione costumi Yvonne Blake
Realizzazione costumi González, Pipa y Milagros
Acconciature Hortensia
Calzature Arte FyL, Maty
PRIMA NAZIONALE
La Leyenda
Idea originale José Antonio
Coreografia José Antonio
Musica José Antonio Rodríguez
“Rondeña and Alegrías”: Juan Requena
“Embrujo del Fandango”: Rafael Marinelli
Luci Juan Gómez Cornejo (AAI), Paloma Contreras
Ideazione costumi Pedro Moreno
Scenografia José Antonio
Realizzazione costumi “El Salao” y González
Realizzazione scenografia Mambo Decorados
Calzature Arte y FyL
Aires de Villa y Corte
“Ayres de Villa y Corte è una coreografia
che stabilisce un percorso attraverso la Madrid del 1800 ricordando,
attraverso il ballo, le immagini di palazzo del tempo e le
sue relazioni con il mondo popolare.
La Scuola Bolera del XVIII secolo è uno stile completo
di interpretazione per il suo virtuosismo tecnico e per la
difficoltà dovuta all’accompagnamento con le
nacchere della musica e della danza. Questa scuola ha influenzato
non poco il balletto classico e numerosi sono gli interpreti
e coreografi famosi dell’epoca che hanno inserito alcune
variazioni di questa scuola nel loro repertorio. In questo
balletto ho reinterpretato i codici della nostra tradizione
di danza cercando di renderla più contemporanea ma,
allo stesso tempo, rispettando il massimo rigore estetico”.
José Antonio
La Leyenda
«Di tutti gli artisti e di tutti gli spettatori che
frequentano i teatri di oggi, pochi hanno avuto la fortuna
di vedere Carmen Amaya sul palcoscenico. Coloro che hanno
avuto tale privilegio definiscono quest’esperienza con
una sola parola:“forza”. La sua danza era, infatti,
forte, intensa, potente e rigorosa. E tutto ciò ha
contributo a forgiare questo mito del flamenco,questo simbolo
universale del temperamento spagnolo:Carmen sul
palcoscenico, braccia dietro il corpo e testa in avanti, pronta
a dimostrare la sua potenza; Carmen vestita come un uomo;
Carmen nel tipico costume svolazzante, che muove le sue braccia
nude e incredibilmente muscolose; Carmen che sposta con un
calcio lo strascico del proprio vestito…
Chi conosce José Antonio conosce anche lei personalmente,
al di fuori del palcoscenico, e può testimoniare la
fragilità e l’umanità di questa donna.
La Leyenda nasce da questi ricordi come modesto tributo
personale, una coreografia creata da José Antonio con
affetto e ammirazione. Non c’è alcun intento
biografico o di imitazione - Carmen era talmente unica che
ogni tentativo di imitazione sarebbe futile;
c’è invece l’intenzione di creare,con immagini,
un’allegoria di certi momenti della sua vita e della
sua arte, della sua forza e della sua fragilità, della
sua grandezza e della sua solitudine.
In tale quadro, il coreografo ha dovuto ricreare la dualità,
la nascita, il frazionamento della donna in due personalità,
opposte e complementari: Carmen, la donna in carne e ossa
e Carmen, l’artista immortale che ha tentato la fortuna
nei tablaos di Barcellona ed è arrivata fino ai palcoscenici
americani».
Rosalía Gómez
La nuova identità del Ballet Nacional de España
Il Ballet Nacional de España (BNE) attraversa una nuova
fase sotto la direzione di José Antonio, primo ballerino,
étoile, coreografo e già direttore del BNE dal
1986 al 1992.
Pubblichiamo alcuni estratti di due interviste rilasciate
da José Antonio alla stampa nazionale spagnola, recentemente
pubblicate in occasione del debutto, al Teatro della Zarzuela
di Madrid lo scorso aprile, del primo programma messo a punto
dal nuovo direttore, presentato anche a Parma.
“Consolidare il repertorio del Ballet Nacional
de España”
Che differenze ha notato tra il BNE che ha lasciato nel
1992 e quello attuale?
C’è una profonda differenza. Nel 1992 c’era
tutto un percorso già tracciato, una lista di ballerini
che avevano avuto parti di grande rilievo. Si trattava di
una compagnia più consolidata, che aveva raccolto i
frutti del proprio lavoro.Attualmente la compagnia è
formata da persone molto giovani, alcune delle quali sono
dotate di grande talento e potenzialità. In passato
l’organico era fisso, adesso invece si tratta di ballerini,
che lavorano a contratto, il che è senz’altro
preferibile per un lavoro artistico, perchè non si
è subordinati a un personale fisso. [...]
Quale contributo pensa di poter apportare in questa
nuova fase?
Una serenità che forse non possedevo in passato. Sono
una persona molto inquieta, ma ho percorso molta strada e
questo mi permette di vedere le cose in prospettiva.
Non sono sicuro di nulla, però riesco a tenere i piedi
per terra. Da un punto di vista artistico, sono assolutamente
imparziale e cerco di far sì che ogni ruolo sia affidato
alla persona a mio giudizio più adatta. In passato
facevo l’impossibile affinché tutti fossero contenti,
ma si tratta di un grave errore. Non è possibile soddisfare
tutti. Si tratta di un meccanismo che, seppur dotato di un
comando, deve funzionare con il contributo di tutti. Se mancano
un’identità e uno spirito di gruppo, non può
andare avanti. [...]
Mi parli del repertorio della prossima stagione.
È tutto casuale, poiché non mi aspettavo di
fare ritorno, non avevo previsto nulla. Il primo programma
che presentiamo è il riallestimento di un mio balletto,
Aires de Villa y Corte, un pezzo che secondo me non
dovrebbe mancare nel repertorio del Ballet. È il primo
lavoro che scrissi quando creai la mia compagnia, José
Antonio y los Ballets españoles. [...] Non riuscii
a metterlo in scena ma la partitura era pronta. Ora torna
al Ballet dopo aver compiuto un lungo periplo. Mi fa molto
piacere che si metta nuovamente in scena la Escuela Bolera,
tanto più che questa volta sarà rappresentata
con musica dal vivo, con l’orchestra Roberto Grandío
e una parte dell’orchestra della provincia di Madrid,
diretta da José de Eusebio.
La Escuela Bolera attraversa un momento critico: lei
che futuro prevede?
Adesso praticamente è trascurata. Credo che quando
arriverà qualcuno di un certo calibro, che si impegni
a darle i riconoscimenti che merita, tornerà in auge.
Le cose che hanno valore non scompaiono. Tuttavia è
difficile mantenerle in vita se scompaiono le persone che
lavoravano con rigore, poiché con il trascorrere degli
anni si rischia di creare un ibrido privo di essenza, stile
e valore. Bisognerebbe affrontare la questione data la necessità
di preservare la Escuela Bolera, non solo in quanto reperto
archeologico, ma anche perché possa continuare a svilupparsi.
E la seconda parte del programma?
La Leyenda è un lavoro che ho realizzato nel 2002 e
del quale sono orgoglioso perché in un certo qual modo
ha costituito un trampolino per gli artisti che ho assunto
come ballerini principali nel Ballet: Úrsula López,
Elena Algado e Miguel Ángel Corbacho. È stato
un lavoro fondamentale per le due artiste e costituisce un
punto di riferimento per le attuali ballerine. Si ispira a
Carmen Anaya e a lei è dedicato, anche se lo scopo
non è abusare del suo nome. José Antonio Rodríguez
ha composto una musica meravigliosa, che sarà interpreta
dal vivo da José Antonio stesso e dai musicisti. [...]
Quali sono le sue priorità per il BNE?
L’obiettivo prioritario è che i ballerini ballino
sempre meglio e che di qui escano persone importanti. In secondo
luogo, non intendo creare una compagnia d’autore, desidero
invece stabilire criteri volti a consolidare il repertorio.Tali
criteri fanno sì che ci siano opere mie, tuttavia con
tutte le mie compagnie ho presentato coreografie di altri,
e ciò arricchisce notevolmente un gruppo. Non mi interessa
lavorare con persone che siano professionisti nel senso meccanico
della parola. La professionalità deve essere accompagnata
dall’entusiasmo di coloro che cominciano a ballare.
Mi
piace la disciplina però mi piace anche vedere degli
esseri viventi, dotati di una propria identità. La
compagnia organizzerà un laboratorio per i giovani
dai sedici ai ventuno anni. Partiremo da un lavoro iniziale
di formazione e preparazione degli interpreti e, in seguito,
studieremo l’aspetto creativo.
E, riguardo al repertorio, quali sono i suoi progetti?
Può sembrare una banalità dire che si deve preservare
il repertorio storico.Tuttavia ci sono cose recuperabili e
altre che il tempo stesso provvede a cancellare. Bisogna mantenere
l’equilibrio tra passato, presente e ciò che
sta per prendere piede. Credo che il BNE debba avere un repertorio
pensato per i suoi interpreti.A seconda dei casi, si possono
invitare degli artisti.Voglio che la compagnia si identifichi
maggiormente con opere che creino un flusso di sentimenti
e sensazioni, piuttosto che con lavori che seguano parametri
estetici che il tempo poi finisce per sbiadire. [...]
Quindi con chi collaborerebbe in futuro?
Ci sono persone che mi emozionano. Eva Yerbabuena, quando
entra in scena, ci fa dimenticare la coreografia.Poi ci sono
Ángel Rojas e Carlos Rodríguez e anche Antonio
Najarro: persone che sono cresciute con me e per le quali
provo un profondo affetto.
Laura Kumin
(El Mundo-El Cultural, 21 Aprile 2005)
“Sono in molti a ballare il flamenco, ma pochi
sono veri flamencos”
MADRID.A quasi un anno dalla nomina a direttore del Ballet
Nacional, José Antonio si prepara al suo “debutto
in società” con gli spettacoli che saranno messi
in scena dalla compagnia al teatro della Zarzuela. Si tratta
del primo programma che firma José Antonio in veste
di regista e coreografo. Due sue pièces: Aires
de villa y corte, musicata da José Nieto, e La
Leyenda, la cui musica è stata composta da José
Antonio Rodríguez.“In realtà, tra una
cosa e l’altra, lavoro con il Ballet da poco prima di
Natale;
inoltre si tratta di un debutto speciale perché ha
come sede la Zarzuela, un luogo emblematico per la mia carriera...
Praticamente è casa mia. Ci sono molti ingredienti
che contribuiscono a farne qualcosa di singolare: tra gli
altri, il fatto che offra un programma integro con l’orchestra
dal vivo.” [...]
“Al mio arrivo, i ballerini hanno dimostrato grande
entusiasmo, dedizione e rispetto”.
[...] Tutti hanno compreso il motivo per cui sono tornato,
e anche che questo è un lavoro da condividere e da
cui trarre piacere. La creatività non è appannaggio
esclusivo di chi dirige.
José Antonio annovera tra i suoi obiettivi quello di
conferire “una specifica identità al Ballet Nacional
de España, il che non implica che i ballerini debbano
rinunciare a sviluppare la propria personalità. E non
si tratta di qualcosa di raggiungibile dalla sera alla mattina”.
Tutto ciò mantenendo due punti fissi: “rigore
e disciplina”. “Nella professione - chiarisce
- sono andati persi concetti irrinunciabili e molte caratteristiche,
quali il rispetto dello scenario, che deve diventare quasi
uno spazio dedicato al rituale, nel quale ci si impegna con
tutte le proprie forze.Antonio Gadés, per esempio,
ha perseguito questo obiettivo per tutta la vita, fino alla
nausea, perché detestava un atteggiamento irresponsabile.
Oggi questa coscienza è andata perduta, e io pretendo
il rigore, che per me è fondamentale.
Uno dei principali problemi con cui deve fare i conti la danza
spagnola è la carenza di creatività. “Senza
dubbio, scarseggiano i creatori - riconosce José Antonio
- ci sono persone che si danno da fare e si preoccupano,senz’altro,
però c’è anche un eccessivo permissivismo
nel momento in cui si integrano concetti ed elementi. La danza
è un'arte vivente, però non si possono dare
informazioni sbagliate al pubblico. Nell’arte non esiste
un unico percorso, l’unica verità è la
formazione e la conoscenza delle radici. A partire da esse
è possibile cambiare e innovare, ma ci sono alcuni
che, dietro a tali cambiamenti, nascondono la propria ignoranza.
Quando si ricorre a un vocabolario perché non si conosce
nient’altro, si tratta di povertà”. Il
direttore del Ballet Nacional spera che qualcosa possa cambiare
radicalmente la situazione.“Le fasi di stallo e di letargo
di solito sono l’embrione di uno sviluppo o di una rinascita”.
Secondo José Antonio, la fretta è uno dei mali
della gioventù.“Questa è una carriera
brevissima, ma non la si può compiere dalla sera al
mattino. E attualmente tutti vogliono ottenere dei risultati
senza ultimare il percorso necessario. Non c’è
interesse da parte dei giovani, non hanno alcun senso dell’attesa,
che è fondamentale per giungere all’essenza,
per ricordare il piacere di imparare”. La cosiddetta
danza classica spagnola e la escuela bolera ne sono le principali
vittime.“Le nuove generazioni non le apprezzano”,preferendo
loro il flamenco,anche se José Antonio ribadisce che
“sono in molti a ballare il flamenco, ma pochi sono
veri flamencos”.
Julio Bravo
(ABC 18 Aprile 2005)
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