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La crisi del mondo teatrale italiano è sotto la lente di cittadini e media, che se ne sono occupati e se ne occupano a tutti i livelli da tempo. Tutto il sistema, ma in particolar modo chi produce opera lirica, che fra tutte le forme di spettacolo è la più raffinata e costosa, soffre di carenza di risorse, dovute non solo all’aumento dei costi ed alla riduzione delle sovvenzioni pubbliche, ma anche ad un sistema produttivo che non regge più le esigenze della realtà economica attuale.
In ogni caso si tratta di una crisi complessa,nè superficiale nè transitoria, con la quale tutti i produttori di spettacolo dovranno fare i conti nei prossimi anni.
In questo quadro molti teatri hanno deciso, nel migliore dei casi, di fare qualche passo indietro in termini di offerta, con inevitabili conseguenze sulla qualità.
Non è così per il Teatro Regio.
Non mancano certo le difficoltà, che sono molte, ma la sperimentazione di nuove forme di gestione per le masse artistiche e un’attentissima politica aziendale, tesa al risparmio e alla ottimizzazione delle risorse umane, ci permette, anche quest’anno, di fare un ulteriore passo avanti e di offrire un cartellone in crescita sia per numero di proposte che per qualità.
Praticamente dall’autunno, inizio della stagione teatrale, fino a fine luglio si susseguono a breve scadenza la Stagione Concertistica al Paganini, il ricco Festival della Danza, la Stagione Lirica Tradizionale, la Stagione d’Opera per le Scuole (Imparolopera), il Festival Verdi, la Stagione Estiva in Piazzale Pilotta (E’grandEstatE), senza contare i non pochi avvenimenti a sé stanti previsti nel calendario.
Per rendersi conto del numero e del valore degli artisti di fama internazionale coinvolti, basta sfogliare i singoli programmi. Di ciò devo ringraziare coloro che lavorano al Regio, a tutti i livelli, per la professionalità ma soprattutto per la passione (che rende possibile lo spirito di sacrificio) che contraddistingue il loro operato.
E poi, non da ultimo, un grande ringraziamento al nostro pubblico di Parma e non che, per la costante e fedele partecipazione e la capacità di giudizio, è lo straordinario elemento che permette alla Fondazione Teatro Regio e al sottoscritto che ne è Presidente, di trovare il coraggio di rischiare, di investire e la voglia di continuare verso mete di massimo prestigio. Di trovare insomma sempre rinnovato quell’entusiasmo capace di superare i momenti di sconforto, le crisi, le difficoltà quotidiane.

Elvio Ubaldi
Sindaco di Parma
Presidente della Fondazione Teatro Regio di Parma

 

Se la prima edizione ha rappresentato la novità e la seconda la conferma, la terza edizione di ParmaDanza si pone come obiettivo il consolidato.
Avere un buon esito di pubblico e consensi può essere dovuto alla novità, al caso o magari all’aver puntato sul facile consumo; il consolidato invece è raggiunto quando tra pubblico e teatro si instaura un rapporto di fiducia tale da prescindere dal titolo o dalla star.
Avendo cura di confermare scelte improntate alla qualità e tali da non scontentare le attese di un pubblico che si è confermato attento e curioso e piuttosto variegato, l’obiettivo parrebbe non impossibile.
Vale la pena di sottolineare come resti prioritario l’equilibrato rapporto con il pubblico. Questo festival non è per la critica specializzata (che però non manca di seguire ed apprezzare questa “new entry” nel panorama della danza nazionale ed internazionale), non è per gli addetti ai lavori (che hanno rapidamente capito l’importanza di un festival con queste caratteristiche e lo corteggiano in modo spesso vistoso).
È un festival per il pubblico, per gli amanti di quest’arte, per chi sceglie comprando il biglietto in base all’offerta, al programma, alle sollecitazioni che si propone di dare.
Con queste premesse sono qui di seguito riassunti brevemente i punti principali del Festival ParmaDanza 2005: grandi titoli, étoile internazionali e celebri coreografi a cui si aggiungono grande danza contemporanea, opera, ballo e grande danza popolare.
Maurice Béjart torna ad aprire il Festival con la sua Compagnia presentando un programma caratterizzato da due grandi “classici”: L’Uccello di fuoco e Bolero e da una novità, in via di definizione, per Parma.
Ai classici del repertorio ottocentesco delle prime due edizioni – Don Chisciotte, La bayadère, Giselle, Il lago dei cigni – segue nel 2005 un classico del Novecento, L’histoire de Manon del coreografo inglese Kenneth MacMillan. La scelta di questo titolo, che riflette nel libretto e nella musica l’opera Manon di Jules Massenet – nella stessa stagione lirica 2005/2006 in scena al Teatro Regio – vuole essere un modo ulteriore per legare il festival ParmaDanza alla città del melodramma per antonomasia. A interpretare il balletto di MacMillan sarà il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala di Milano che torna a ParmaDanza dopo i consensi raccolti con Don Chisciotte e Il lago dei cigni. Protagonista maschile de L’histoire de Manon sarà Roberto Bolle, étoile del Teatro alla Scala e internazionale.
Altra étoile attesa al festival è Sylvie Guillem, la famosa ballerina francese, che sarà per la prima volta sul palcoscenico del Teatro Regio con un programma di coreografie contemporanee a firma di Russell Maliphant. Dopo il debutto la scorsa estate 2004, lo spettacolo è stato presentato a Parigi, Londra e Tokyo con grandissimo successo a dimostrazione di come classico o contemporaneo possano avere un uguale esito purchè gli interpreti e l’autore siano di indiscutibile qualità.
Ancora danza d’autore con la Compagnia Aterballetto, che al festival ParmaDanza tornerà, dopo il bel successo dello scorso anno, con una nuova creazione firmata dal suo direttore e coreografo Mauro Bigonzetti: dedicata al grande Wolfgang Amadeus Mozart in prossimità delle celebrazioni per il 250° anniversario della sua nascita. Nel programma per ParmaDanza 2005 sarà presentato anche Cantata, un travolgente affresco ispirato a Napoli e alla sua meravigliosa tradizione musicale.
Torna, come si diceva una volta “a grande richiesta”, il Galà che, vista l’altissima affluenza di pubblico registrata, si ripeterà in due serate ed avrà anche questa volta in veste di mattatore Roberto Bolle contornato da amici ed étoile provenienti dalle più prestigiose compagnie del mondo.
Conclude il festival il Ballet Nacional de España, la grande compagnia nume tutelare del repertorio popolare spagnolo oggi diretta da José Antonio, celebre ballerino di flamenco e coreografo di balletti molto apprezzati. Il programma molto ricco prevede due balletti nuovi per il Festival: Aires de Villa y Corte e La Leyenda che verranno presentati a Madrid alla fine di aprile. La danza popolare spagnola, come quella russa, quella sudamericana, ecc., è realizzata con rispetto della tradizione e della qualità interpretativa, assurge al rango di grande danza ed è giusto che trovi collocazione in questo che si ha la presunzione di ritenere un grande festival.

Roberto Giovanardi
Consulente artistico ParmaDanza 2005

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