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Teatro Regio di Parma
giovedì 29 maggio 2008, ore 20.00 turno A
venerdì 30 maggio 2008, ore 20.00 turno B

CORPO DI BALLO DEL TEATRO ALLA SCALA

Direttore ELISABETTA TERABUST

Serata Petit

Balletti di
ROLAND PETIT

Étoile
ROBERTO BOLLE

Artista ospite
POLINA SEMIONOVA

ORCHESTRA DEL TEATRO REGIO DI PARMA

Direttore
DAVID GARFORTH

 

L’Arlesiénne
Musica GEORGES BIZET
Scene RENÉ ALLIO
Costumi CHRISTINE LAURENT
Luci JEAN-MICHEL DESIRÉ
Nuova produzione del Teatro alla Scala

 

Le Jeune homme et la Mort
Libretto JEAN COCTEAU
Musica JOHANN SEBASTIAN BACH
Orchestrazione di Ottorino Respighi
Scene GEORGES WAKHÉVITCH
Costumi KARINSKA
Luci JEAN-MICHEL DESIRÉ
Allestimento del Teatro alla Scala

 

Carmen
Musica GEORGES BIZET
Scene e costumi ANTONI CLAVÉ
Luci JEAN-MICHEL DESIRÉ
Allestimento del Teatro alla Scala

 

Tributo ad un mito della danza, la Serata Petit conferma lo specialissimo legame con il Maestro.
Lunga e fertile è stata infatti la collaborazione di Roland Petit con la Scala: con Le Jeune homme et la Mort si inaugura, addirittura nel 1955, per prendere quota nel 1963, con Le Loup, La chambre, Les demoiselles de la nuit, The Marriage of Heaven and Hell, Proust, ou Les intermittences du coeur, L’Angelo azzurro, Tout Satie, Carmen e Nôtre-Dame de Paris. Alla Scala sono nati Estasi (Skrjabin) e Chéri e recente è il debutto nazionale del nuovo allestimento di Il pipistrello.
La serata è anche un excursus nel lavoro coreografico di Petit, attraverso figure femminili potenti ed emblematiche: la Morte di Le Jeune homme et la Mort, capolavoro esistenzialista su libretto di Cocteau;  la esplosiva e trasgressiva Carmen del 1949, che torna in scena alla Scala dopo sette anni dalle ultime rappresentazioni; l’invisibile presenza che ossessiona Frederi in L’Arlésienne, balletto del 1974 ispirato al lavoro letterario e teatrale di Alphonse Daudet, pure su musiche di Georges Bizet, che entra ora per la prima volta nel repertorio della Scala, in debutto quindi a Parma.
Serata Petit, in cartellone alla Scala nel settembre 2008, viene presentata in anteprima al Teatro Regio di Parma, dove in scena, accanto ai primi ballerini e ai solisti del Teatro alla Scala, saranno la étoile Roberto Bolle e Polina Semionova, principal dello Staatsballet di Berlino.

 

ROLAND PETIT
Nel 1933, all’età di otto anni, entra alla Scuola di Ballo dell’Opéra di Parigi. Ammesso nel Corpo di Ballo dell’Opéra nel 1940, interpreta il repertorio riproposto da Carlotta Zambelli e Albert Aveline, oltre alle opere di Serge Lifar. Parallelamente lavora da Madame Rouzanne allo Studio Wacker.
Nominato “sujet” nel 1943, interpreta Carmelo in L’amour sorcier di Serge Lifar, accanto a Teresina e Lycette Darsonval. A vent’anni abbandona l’Opéra. Con Janine Charrat presenta le sue prime coreografie in occasione delle “Soirées de la Danse” al Teatro Sarah Bernhardt . È in questo periodo che frequenta anche i corsi di Boris Kniaseff (iniziatore di un nuovo metodo di “barre à terre” classica). Nel 1945, con l’aiuto finanziario del padre, dà vita ai Ballets des Champs-Élysées: Les forains, Le rendez-vous, ben presto seguiti da Le Jeune homme et la Mort, vedono la collaborazione di scrittori (Boris Kochno, Jacques Prévert, Jean  Cocteau) , scenografi (Christian Bérard, Picasso, Brassaï, Georges Wakhévitch) e compositori (Henri Sauguet, Joseph Kosma), affermando in breve tempo una concezione teatrale del balletto alla quale resterà sempre fedele.
Nel 1948 abbandona i Ballets des Champs Élysées per fondare i Ballets de Paris -Roland Petit, con cui si presenta al Teatro Marigny; con essi creerà, fra altre coreografie, Les demoiselles de la nuit per Margot Fonteyn.
L’anno 1949 è segnato dalla creazione di Carmen a Londra: Renée Jeanmaire diventa Zizi. L’anno successivo Ninette de Valois gli chiede di realizzare Ballabile per il Royal Ballet di Londra. Nell’aprile del 1951 Les demoiselles de la nuit e Le Jeune homme et la Mort entrano nel repertorio dell’American Ballet Theater: la prima rappresentazione ha luogo alla Metropolitan Opera House di New York; interpreti di Les demoiselles de la nuit sono Collette Marchand (Agatha, the White Kitten), John Kriza (Young Musician), Eric Braun (Cat Baron di Grotius), Angela Velez (Black Cat) e  di Le Jeune homme et la Mort, Jean Babilée et Nathalie Philippart.
A Londra collabora in seguito con Orson Welles per The Lady in the Ice (1953). Gli si apre quindi una carriera internazionale: Hollywood lo invita per quattro anni, ed egli gira nel 1952 Hans Christian Andersen (con Zizi Jeanmaire e Danny Kaye), nel 1954 Daddy Long Legs (con Fred Astaire e Leslie Caron) e nel 1955 Anything Goes (con Zizi Jeanmaire e Bing Crosby).
Al suo ritorno dagli Stati Uniti adatta la commedia musicale americana al gusto francese e allestisce “La Revue des Ballets de Paris” al Théâtre de Paris e poi all’Alhambra (1956-59).
Nel 1960 mette in scena Patron, operetta di Marcel Aymé (con musica di Guy Béart, scene e costumi di Bernard Buffet) al Teatro Sarah Bernhardt, e gira Black Tights (1-2-3-4 ou les collants noirs) con Zizi Jeanmaire, Moira Shearer e Cyd Charisse. Nello stesso anno il Royal Ballet di Copenhagen gli chiede di rimettere in scena Carmen, spettacolo del quale questa compagnia farà oltre 500 rappresentazioni.  Nel 1961 Zizi, vestita con i costumi di Yves Saint-Laurent, ottiene un successo travolgente all’Alhambra; danza in La revue e quello che sarà un suo cavallo di battaglia: Mon truc en plumes (coreografia di Petit, libretto di Bernard Dimey, musica di Jean Constantin). Nello stesso anno crea La chaloupée per Erik Bruhn all’Opera di Copenhagen. Nel 1965, dopo numerose tournées con i Ballets de Paris, è invitato a ritornare all’Opéra di Parigi, vent’anni dopo che l’aveva lasciata, su richiesta di Georges Auric che ne era allora sovrintendente; creerà qui Adages et Variations e Notre-Dame de Paris. Nello stesso anno rimonta Carmen per il PACT a Johannesburg. Un altro importante ritorno fu quello al Théâtre des Champs-Élysées, nel 1966, per l’Éloge de la folie, con i Ballets de Paris.
Dal 1967 al 1969 realizza alcune coreografie al Royal Ballet di Londra per Rudolf Nureyev e Margot Fonteyn, e alla Scala con Estasi (Skrjabin) per Rudolf Nureyev e Luciana Savignano. Nel 1970 accetta la direzione del Ballo dell’Opéra di Parigi: un incarico per il quale rassegnerà però le dimissioni dopo soli sei mesi. Riacquista invece il Casino di Parigi e vi monta due grandi spettacoli:
La revue e poi Zizi, je t’aime (scene e costumi di Erté, Yves Saint-Laurent, Vasarély, Guy Pellaert, César, canzoni di Jean-Jacques Debout, Guy Béart, Jean Ferrat, Michel Legrand, Serge Gainsbourg).
Il 1° gennaio 1976, malgrado il successo, la pesante pressione fiscale lo costringe ad abbandonare assieme all’inseparabile Zizi Jeanmaire questa impresa. Nel frattempo, nel 1972, il sindaco di Marsiglia Gaston Defferre lo invita a infondere nuova energia nella compagnia dell’Opéra Municipal. Nascono così, a cquisendo una loro autonomia, i Ballets de Marseille. Il primo spettacolo della compagnia si tiene al Festival d’Avignon del 1972: Allumez les étoiles (da Majakovskij). Nel 1981 i Ballets de Marseille si trasformano in Ballet National de Marseille - Roland Petit, e girano il mondo.
Per questa compagnia crea opere di rilievo quali: Pink-Floyd ballet (1972), La rose malade (1973), L’Arlésienne (1974), Proust ou les intermittences du coeur (1974), Septentrion (1975), Coppélia (1975), La nuit transfigurée (1976), Lo schiaccianoci (1976) , À la mémoire d’un ange (1977), La Dama di picche (1978), Il pipistrello (1979), Parisianna (1979), Les amours de Franz (1981), Les contes d’Hoffmann (1982) , Le mariage du ciel et de l’enfer (prima destinato al Balletto della Scala con il titolo inglese The Marriage of Heaven and Hell, 1984), La symphonie fantastique (1985), Le chat botté (1985), Ma Pavlova (1986), Tout Satie (1988), Valentine ’s Love Songs (1988), Le diable amoureux (1989), La Bella addormentata (1990), Charlot danse avec nous (1991) , Mère Méditerranée (1992), Il Gattopardo (1994), Chéri (creato prima al Teatro alla Scala con Carla Fracci e Massimo Murru, 1996) , Le lac des cygnes et ses maléfices (1998).
Nel dicembre 1981 Carmen entra nel repertorio dell’American Ballet Theater, allora diretto da Mikhail Baryshnikov; la prima ha luogo al Kennedy Center for the Performing Arts di Washington;il cast è costituito da Natalia Makarova (Carmen), Mikhail Baryshnikov (Don José), Victor Barbee (Escamillo).
Continuerà poi a dividersi fra la sua compagnia a Marsiglia e il Balletto dell’Opéra di Parigi, l’American Ballet Theater, la Staatsoper e la Deutsche Oper di Berlino, il Teatro alla Scala, il music- hall per Zizi Jeanmaire (Casino di Parigi dal 1970 al 1974 - Bobino, 1977 - Zizi aux bouffes du Nord, 1989 - Zizi au Zénith, 1995) e il teatro (messa in scena di Marcel et la belle excentrique, una pièce tratta dall’opera di Marcel Jouhandeau per Zizi Jeanmaire e Michel Duchaussoy, 1992; da La voix humaine di Jean Cocteau, per Alessandra Ferri al Teatro Studio di Milano, 1994). Nel 1992 ottiene dalle autorità la possibilità di dare una continuità pedagogica al suo lavoro, con la creazione dell’École Nationale Supérieure de Danse de Marseille, la cui sede ospita anche il Ballet National de Marseille.
Lascia il Ballet National de Marseille nel marzo 1998, dopo averlo diretto per ventisei anni, al termine delle rappresentazioni della sua ultima creazione marsigliese: Le lac des cygnes et ses maléfices. Dopo la sua partenza da Marsiglia continua a creare nuovi balletti,e riallestisce le sue opere in tutto il mondo con compagnie quali: San  Francisco Ballet, Asami Maki Ballet a Tokyo, Teatro Colón di Buenos Aires, Balletto del Teatro alla Scala, K. Ballet Company di Tetsuya Kumakawa a Tokyo, Ballet National de Nancy, Balletto del San Carlo di Napoli, compagnia del Maggio Musicale Fiorentino, New National Theater di Tokyo.
Ha creato Clavigo per Nicolas Leriche all’Opéra di Parigi nell’ottobre 1999 e uno spettacolo di Zizi Jeanmaire nel novembre 2000 per l’Anfiteatro dell’Opéra-Bastille di Parigi. Nel luglio 2001 per il Tokyo Asami Maki Ballet ha creato The Duke Ellington Ballet in coproduzione con il Teatro San Carlo di Napoli.
Nell’ottobre 2001 è stato invitato a Mosca dal Teatro Bolshoi per una nuova produzione tratta dalla novella La Dama di picche di Aleksandr Puskin sulla sinfonia Patetica di Pëtr Il’ic Cajkovskij.
Nel gennaio 2002 realizza la regia dello spettacolo musicale Délits d’ivresse su testi della figlia Valentine Petit e musiche di Richard Galliano, all’Auditorium di Saint- Germain-des-Prés a Parigi. Nel settembre 2002 è invitato dal New National Theater di Tokyo per la ripresa del balletto Il pipistrello con nuove scenografie firmate da Jean-Michel Wilmotte. Nel febbraio 2003 è invitato a Mosca dal Teatro Bolshoi per la ripresa del suo balletto Notre-Dame de Paris. Nel giugno 2003 riceve a Mosca dalle mani del presidente Vladimir Putin il premio di Stato russo per il suo balletto La Dama di picche, premio che ricompensa «un’opera notevole e originale che contribuisce allo sviluppo della cultura russa».
Ha pubblicato alcuni appunti e ricordi: J’ai dansé sur les flots (1993) , Temps liés avec Noureev (1998) per l’editore Grasset, e sta attualmente preparando un libro di ricordi. È stato insignito dei seguenti riconoscimenti: Chevalier des arts et des lettres (26 marzo 1962), Chevalier de la Légion d’honneur (12 luglio 1974), Officier des arts et lettres (10 novembre 1978), Officier de l’ordre national du mérite (23 luglio 1983), Officier de la légion d’honneur (31 dicembre 1992), Commandeur de l’ordre national du mérite (14 maggio 2001).

 

IL CORPO DI BALLO DEL TEATRO ALLA SCALA
L’illustre passato della compagnia di balletto del Teatro alla Scala affonda le proprie radici nei secoli precedenti all’inaugurazione, nel 1778, del più celebre teatro musicale del mondo, che ne è tuttora la sede. La sua storia si intreccia alla nascita stessa del genere balletto, promosso proprio nelle corti rinascimentali italiane e in particolare nella splendida dimora degli Sforza, a Milano. Qui, tra il 1779 e il 1789 Gasparo Angiolini, il coreografo della riforma gluckiana del melodramma, fece danzare una compagnia di oltre cinquanta elementi, e Salvatore Viganò, il “sommo tra i coreografi”, idolatrato da Stendhal, collaudò in Il noce di Benevento (1812), Prometeo (1813), Mirra (1817), Dedalo (1817), Otello (1818), La vestale (1818) e I Titani (1819) la sua personale declinazione del ballet d’action definita “coreodramma”. Enorme l’influenza esercitata sugli autori di danza del tempo come Gaetano Gioja e sui danzatori che furono beniamini del pubblico come il danseur noble Carlo Blasis, il cui nome resta per sempre legato ai fasti della scuola scaligera fondata nel 1813.
Grande didatta e teorico del balletto romantico, Blasis fu direttore dell’Imperial Regia Accademia dal 1838 al 1851; con lui studiarono le maggiori stelle della prima metà dell’Ottocento: da Carlotta Grisi a Fanny Cerrito, da Lucine Grahn ad Amelia Boschetti. Molte sue allieve scaligere, come Caterina Beretta e Virginia Zucchi, si contesero i favori del pubblico occidentale e in Russia, meta di una successiva schiera di prime ballerine provenienti dalla Scala che contribuirono alla nascita del balletto tardo-romantico o “classico”. Carlotta Brianza fu la prima interprete di La Bella addormentata di Čaikovskij/Petipa (1890), Pierina Legnani la prima Odette/Odile del Lago dei cigni ancora di Čaikovskij/Petipa (1895), a cui si deve la prodezza tecnica dei 32 fouettés del Cigno Nero, e Carlotta Zambelli fu l’ultima rappresentante della scuola ottocentesca del balletto milanese, capitanata da Enrico Cecchetti, alla testa della Scuola scaligera dal 1926 al 1928, l’anno della sua morte. Tra i maggiori didatti della storia coreutica di tutti i tempi, proprio Cecchetti proiettò l’insegnamento italiano della tecnica accademica nel mondo.
Già nel 1881, con il debutto di Excelsior di Luigi Manzotti, Romualdo Marenco e Alfredo Edel, la Scala si allineava, in modo originale, alla moda spettacolare invalsa a fine Ottocento. Inneggiante al progresso, Excelsior  fu il più celebrato dei “balli grandi” manzottiani (al quale seguirono Amor, 1886, e Sport, 1897): anticipò il genere della rivista musicale e, oltre a ottenere una fama planetaria, creò proseliti scaligeri. Saldi professionisti  come Raffaele Grassi, Nicola Guerra e Giovanni Pratesi (autore, nel 1928, di Vecchia Milano) traghettarono la compagnia scaligera nel Novecento. Una nuova leva di stelle, formata da Teresa Battaggi, Cia Fornaroli, Rosa Piovella Ansaldo, Attilia Radice, Ria Teresa Legnani, Vincenzo Celli, Gennaro Corbo, contribuì a dar lustro al Teatro dopo la pausa bellica, e grandi coreografi, come Michel Fokin e Léonide Massine, si impegnarono nell’adattare al gusto scaligero le novità apportate nella danza, nella musica e nella scenografia dai Ballets Russes.
Dopo il debutto, nel 1942, del suo paradigmatico Mandarino meraviglioso (musica di Béla Bartók, scene e costumi di Enrico Prampolini), Aurelio Milloss fu incaricato da Arturo Toscanini, a rilanciare il Balletto alla Scala del secondo dopoguerra. Milly Clerici, Edda Martignoni, Wanda Sciaccaluga, Elide Bonagiunta e soprattutto Olga Amati, Luciana Novaro, Ugo Dell’Ara, Giulio Perugini, Mario Pistoni, Walter Venditti e Amedeo Amodio si imposero sotto la sua direzione, in tante coreografie (tra le altre, La follia d’Orlando, Marsia, La rivolta di Sisifo) affiancate alle opere di Massine, che alla Scala tornò nel 1948 per allestire la sua Sagra della primavera. Massine esercitò per oltre un decennio una grande influenza sul Corpo di Ballo (Gaîté parisienne, Capriccio, Il cappello a tre punte, Laudes Evangeli) che in quegli anni conobbe anche il New York City Ballet e George Balanchine, chiamato alla Scala dal 1952 al 1964 (Ballet Impérial, Il bacio della fata, Palais de cristal, Concerto barocco, I quattro temperamenti e Orfeo). Grande lustro diedero al balletto di allora stelle come Vera Colombo, Gilda Majocchi, Elettra Morini, Fiorella Cova e soprattutto Carla Fracci che avviò la sua carriera nel 1956 interpretando Cenerentola di Alfred Rodriguez e, due anni dopo, Romeo e Giulietta di John Cranko, allestito proprio per il complesso scaligero al Teatro Verde dell’Isola di San Giorgio a Venezia.
 Fracci fu partner di Rudolf Nureyev, che, apparso per la prima volta alla Scala nel 1965, destinò alla compagnia quasi tutti i suoi classici: La Bella addormentata  (1966), Lo schiaccianoci (1969), Paquita (1970), Don Chisciotte, Romeo e Giulietta (1980) e Il lago dei cigni (1990), mantenendo un legame del tutto particolare con la compagnia diretta dal 1971 da John Field e ricca di talenti classici come Liliana Cosi, anche lei partner di Nureyev, e moderni come Luciana Savignano e Paolo Bortoluzzi. Molte le creazioni pensate per la Fracci in quarant’anni: da La strada di Rota-Pistoni (1966) a Medea (1987) di John Butler sino a Chéri di Roland Petit (1997) e le novità destinate alla prediletta Savignano da Maurice Béjart (Bolero nel 1975 e La luna) che alla Scala allestì L’uccello di fuoco, Le marteau sans maître, Bakhti e ancora Le martyre de Saint Sébastien (1986) e Dyonisos (1988) mescolando spesso la compagnia scaligera al suo Ballet du XXème Siècle a partire dalla Nona Sinfonia di Beethoven (1973).
Con Le Jeune homme et la Mort si inaugura, addirittura nel 1955, per prendere quota nel 1963, anche la lunga e fertile collaborazione del Balletto della Scala con Roland Petit (Le loup, La chambre, Les demoiselles de la nuit e in anni più recenti The Marriage of Heaven and Hell, Proust, ou Les intermittences du coeur, L’Angelo azzurro, Tout Satie, Carmen e Nôtre-Dame de Paris) mentre continuano a essere valorizzati i talenti della coreografia interni come Mario Pistoni, Amedeo Amodio, Ugo Dell’Ara: il coreografo del nuovo Excelsior (1967) con la regia di Filippo Crivelli e l’adattamento musicale di Fiorenzo Carpi, portato alla Scala nel 1978, nel 1999 e dal 2002 in tournée.   Negli anni Settanta e Ottanta si avvicendano étoiles e primi ballerini quali Anna Razzi, Oriella Dorella, Renata Calderini, Angelo Moretto, Paolo Podini, Bruno Vescovo e ancora Maurizio Bellezza, Davide Bombana e Marco Pierin: è l’epoca di una nuova apertura all’Europa e all’America con Jiří Kylián (Sinfonia in Re, La cathédrale engloutie), Jerome Robbins  (Après midi d’une faune, Les noces), Birgit Cullberg (Signorina Giulia), Louis Falco (Eagle’s Nest) e Joseph Russillo (La leggenda di Giuseppe, Lieb und Leid).
Nel Lago dei cigni di Franco Zeffirelli (1985) si affaccia, accanto a Carla Fracci, una giovanissima Alessandra Ferri: cresciuta alla Scuola di Ballo della Scala e perfezionatasi alla Scuola del Royal Ballet di Londra, diventa nel 1992, prima ballerina assoluta del Teatro alla Scala, legando il suo nome a una lunga serie di debutti:  Il bacio della fata (1993) con la direzione musicale di Riccardo Muti, Onegin di John Cranko (1994), L’histoire de Manon (1994) e Romeo e Giulietta (1995) entrambi nelle versioni di Kenneth MacMillan, Nôtre-Dame de Paris (1998) di Roland Petit,  Quartetto (1998), creazione a lei destinata da William Forsythe, e Ondine di Frederick Ashton (2000).
Nel frattempo tra i direttori artistici di prestigio internazionale della compagnia, come Rosella Hightower e Patricia Neary, s’impone l’étoile Elisabetta Terabust che esalta il talento di ballerini come il danseur noble Roberto Bolle e l’espressivo e moderno Massimo Murru.  Formati e cresciuti nel vivaio della Scuola di Ballo della Scala diretta da Anna Maria Prina, i due ballerini diventano star di livello mondiale e, con l’inizio della stagione 2003-2004, acquistano il rango di  étoile del Teatro. Tra le presenze femminili di maggior fama spicca Sylvie Guillem, il cui debutto alla Scala, in coppia con Rudolf Nureyev, risale al 1987. La grande ballerina francese crea per il complesso scaligero la sua seconda versione di Giselle (2001) e figura tra gli ospiti d’onore, con Diana Vishneva del Mariinskij-Kirov, l’argentino Maximiliano Guerra, il cubano José Manuel Carreño, i francesi Laurent Hilaire e Manuel Legris. Nel repertorio, alla cui costruzione ha contribuito anche Giuseppe Carbone, per due volte direttore del Balletto scaligero, tra gli anni Ottanta e Novanta, figurano, oltre ai classici, coreografie di Mats Ek, William Forsythe, Antony Tudor, Glen Tetley, Alvin Ailey, Agnes de Mille, Paul Taylor e Maguy Marin.
All’inizio del 2002 la direzione artistica del Corpo di Ballo viene affidata al francese Frédéric Olivieri, già ancienne étoile del Balletto di Monte-Carlo e danzatore celebre nel mondo. La sua nomina coincide con il passaggio al ruolo di primi ballerini di Sabrina Brazzo, Gilda Gelati, Marta Romagna, Alessandro Grillo e Mick Zeni, e al ruolo di solista di Riccardo Massimi, Maurizio Licitra, Deborah Gismondi, Antonino Sutera, Emanuela Montanari,  che si affiancano alle prime interpreti Elisabetta Armiato, Anita Magyari, Isabel Seabra e ai primi ballerini Vittorio D’Amato, Francisco Sedeño, Biagio Tambone, Maurizio Vanadia, Michele Villanova. Nel decennale della morte di Rudolf Nureyev, il nuovo direttore imposta una programmazione celebrativa dell’evento (Lo schiaccianoci, Don Chisciotte, soprattutto un Galà internazionale che riporta alla Scala il gusto delle competizioni tra divi mondiali) e stabilisce contatti con John Neumeier (Daphnis et Chloé e Now and Then), Angelin Preljocaj e Maurice Béjart. Il franco-albanese Preljocaj dona alla Scala l’intenso duetto Annonciation e il settantenne Béjart ripristina Bolero nell’interpretazione di Sylvie Guillem in Serata Ravel, un progetto musicale che Olivieri manterrà nel tempo, e che abbina al semplice titolo di “Serata” il nome del compositore cui fanno capo tutte le partiture dei balletti prescelti (qui oltre a Bolero, proprio i raveliani Daphnis et Chloé e Now and Then).
Altro biglietto da visita, allestito nel ventennale della morte di George Balanchine, e in anticipo sulle celebrazioni del centenario stesso, è Sogno di una notte di mezza estate: originale coreografia del 1962 del grande coreografo russo-americano, fortemente voluta da Olivieri e di cui solo la Scala in questi anni detiene i diritti in Europa. Il suo trionfale debutto, nell’ottobre 2003, al Teatro Mariinskij-Kirov di San Pietroburgo ha riscattato la compagnia scaligera dalla sua secolare assenza su quell’illustre palcoscenico della danza. Grazie a fortunati eventi consimili (il debutto al Bol’šoj con Romeo e Giulietta di MacMillan) e ripetuti successi, l’attività del complesso si intensifica con la conseguenze valorizzazione di talenti come Marta Romagna, Mick Zeni, Antonino Sutera, Francesco Ventriglia, Beatrice Carbone, Emanuela Montanari, Lara Montanaro, Maria Francesca Garritano, Riccardo Massimi, Deborah Gismondi - provenienti dalla Scuola di Ballo.
 L’incremento delle tournée all’estero (speciale è stato il debutto di Excelsior al Théâtre National de l’Opéra-Palais Garnier nel dicembre 2002 ma anche la lunga tournée americana nell’estate del 2001, seguita dal debutto della Giselle di Sylvie Guillem al Covent Garden di Londra) proietta la compagnia da Milano in Italia e sui palcoscenici internazionali. I nomi delle sue étoiles - Ferri, Bolle, Murru (questi ultimi nominati da Olivieri) - sono una garanzia, e il livello raggiunto dall’intero Corpo di Ballo è un lasciapassare per ogni futura acquisizione coreografica.
Ne danno conferma, nella stagione 2003-2004, apertasi con il ritorno di Roland Petit e il debutto del suo Pipistrello (protagonisti Alessandra Ferri, Massimo Murru, Luigi Bonino) sia la messinscena dello storico Lago dei cigni di Vladimir Bourmeister, sia quella, in esclusiva, del Sacre du printemps . Il capolavoro del 1959 di Maurice Béjart confluisce in una Serata Stravinskij  che, ancora in omaggio al centenario della nascita di Balanchine, annette anche Rubies  e il drammatico The Cage di Jerome Robbins in cui risalta, nel ruolo della Novizia, Sabrina Brazzo.
Con il nuovo allestimento del Lago di Bourmeister, ripreso da Florence Clerc e dallo stesso direttore Olivieri (le scene e i costumi sono di Roberta Guidi di Bagno), l’ucraina Svetlana Zakharova , già stella di Mariinskij-Kirov e ormai in forza al Balletto del Bol’šoj, si fa conoscere più da vicino dal pubblico scaligero (dopo la fugace apparizione nel Gala Nureyev) e, in coppia con Roberto Bolle, comincia a diventare una delle star ospiti di maggior richiamo della compagnia. Sempre beniamina della Scala, Sylvie Guillem stupisce nel Sacre (in coppia con Massimo Murru) come nella  ripresa dell’ Histoire de Manon che annovera tra i suoi ospiti d’eccezione anche Sir Anthony Dowell (nel ruolo di Monsieur  G.M.) al suo primo debutto scaligero! Il titolo di MacMillan (con due frizzanti comprimarie come Beatrice Carbone e Deborah Gismondi), s’imporrà, in seguito, come un vero e proprio duello ravvicinato tra star: Alessandra Ferri (in coppia con Bolle) e la Guillem (ancora affiancata da Murru).
Intanto il Sogno di una notte di mezza estate continua il suo “tour du monde” sia in Italia (debutta al Comunale di Bologna, alla “Fenice” di Venezia, al “Regio” di Torino, al “Ravenna Festival”) sia all’estero: al Festspielhaus di Baden-Baden, in Turchia, in Brasile (nei teatri municipali di San Paolo e di Rio de Janeiro), a Cipro e in Messico,  mentre ad Atene, nella speciale cornice del Teatro di Erode Attico, viene affiancato da un Gala Nureyev, questa volta quasi tutto interpretato dai primi ballerini della compagnia, in cui si mette in luce la pulizia delle linee di Marta Romagna. Ormai nessun coreografo può negare l’accresciuto fascino del complesso scaligero: neppure il “difficile” Jiří Kylián che, a distanza di vent’anni dall’ultimo ingaggio alla Scala, dona al complesso la sua spirituale Sinfonia di Salmi. Il balletto rifulge nel trittico Novecento, in cui compare, tra l’altro Theme and Variations di Balanchine (debutto al 34°Festival Internazionale del Balletto di Genova, e in seguito anche al Teatro Real di Madrid con The Cage di cui sono interpreti nei ruoli principali Gilda Gelati e Mick Zeni, e il béjartiano Sacre).
La stagione del ritorno di Kylián alla Scala è di particolare importanza e non solo per il Corpo di Ballo: l’intero teatro - dopo tre stagioni di residenza al Teatro degli Arcimboldi - si riappropria degli spazi e del palcoscenico del Piermarini, restaurati e adeguati dall’architetto Mario Botta. Per l’occasione del rientro Alessandra Ferri e Roberto Bolle, assieme ad alcuni primi ballerini, ottengono un caloroso successo nell’ Europa riconosciuta di Antonio Salieri, l’opera della “terza” inaugurazione della Scala, per la quale viene chiamato un coreografo neoclassico ma esperto in danze del Settecento come Heinz Spoerli. Nella Scala restaurata un Gala des étoiles, nuova occasione per conoscere i ballerini più affascinanti del momento e per il rientro di Luciana Savignano e Gheorghe Iancu, porta con sé  Marguerite and Armand (interpreti Sylvie Guillem e Massimo Murru): l’indimenticato cammeo di Sir Frederick Ashton aveva fatto ammirare, nel 1966, la speciale liaison artistica di Margot Fonteyn e Rudolf Nureyev . Torna anche Giselle nella felice versione di Yvette Chauviré,  mentre due novità mantengono il rapporto con la platea più popolare del Teatro degli Arcimboldi: il trittico Europa e Carmen di Amedeo Amodio con Roberto Bolle nel ruolo di Don José e Marta Romagna (Carmen).
Nel trittico “europeo”, la vivaldiana Stravaganza di Angeljn Preljocaj, si affianca a Polyphonia dell’inglese Christopher Wheeldon, già accreditato talento della coreografia internazionale, e a Contropotere di Jacopo Godani. Il Corpo di Ballo scaligero riconferma così il suo rapporto con  Preljocaj, l’autore del suasivo affresco settecentesco Le Parc - nuova acquisizione per la stagione 2006-2007 - e rafforza il proposito, subito espresso da Olivieri al momento del suo primo incarico come direttore - di farsi portavoce in Italia e all’estero della migliore coreografia italiana. Dopo Mauro Bigonzetti, Amedeo Amodio e Jacopo Godani è infatti la volta di un altro italiano: Fabrizio Monteverde si affaccia con Vanitas in Serata Mozart, sostanzioso trittico del giugno 2006, che annette al repertorio scaligero altri due chef d’oeuvres di Kylián - Petite Mort e  Sechs Tänze -  più Jeunehomme (sull’omonimo concerto mozartiano) di Uwe Scholz, coreografo scomparso nel fiore degli anni, che la Scala conobbe in occasione dell’allestimento del Rosso e il Nero (1995).
 Con un classico della modernità come il balletto esistenzialista Le jeune homme et la Mort di Roland Petit, interpreti Darcey Bussell e Roberto Bolle, il complesso torna al Teatro degli Arcimboldi. Vi presenta pure La strada in un debutto ravvicinato rispetto a quello della Scala, nel febbraio/marzo 2006 (con Alessandra Ferri nel ruolo protagonista), che consente la rotazione di più primi ballerini e solisti nei ruoli di Gelsomina e Zampanò. Si amplia anche il numero delle star ospiti: Robert Tewsley danza Cenerentola (in coppia con Marta Romagna), Aurélie Dupont, Leonid Sarafanov e Maximiliano Guerra sono i “guests” del debutto scaligero di La Sylphide di Pierre Lacotte, titolo d’apertura della stagione 2005-2006, mentre Svetlana Zakharova in occasione della ripresa di La Bayadère di Natalja Makarova, scolpisce definitivamente il suo nome a chiare lettere nel cuore del pubblico scaligero accanto a Bolle.
La partecipazione a un’opera elogiata da tutta la critica, Dido and Aeneas, allestita dall’emergente coreografo inglese Wayne McGregor, la tournée in Cina (novembre 2006), la prima in assoluto per il Corpo di Ballo italiano più importante, e un nuovo cartellone nutrito di titoli del grande repertorio tardo-ottocentesco, rivisti da Nureyev (Lo schiaccianoci, La Bella addormentata, Don Chisciotte) consentono alla compagnia l’avvicendamento degli emergenti. All’orizzonte, nel marzo 2007, si profila l’affascinante “dance drama” La Dame aux camélias di John Neumeier  (titolo affidato alle grazie di Alessandra Ferri, ma anche a Roberto Bolle e Massimo Murru) che, assieme a Le Parc (ottobre 2007), giunge a coronamento di un’attività sempre più intensa e in continua crescita artistica.

Testo a cura di Marinella Guatterini © Teatro alla Scala 2006

 

ELISABETTA TERABUST
Dopo aver frequentato la Scuola di Ballo dell’Opera di Roma sotto la guida di Attilia Radice, Elisabetta Terabust entra a far parte del Corpo di Ballo dello stesso teatro, diventando prima ballerina nel 1966 ed Étoile nel 1972. Si perfeziona con Zarko Prebil e con Erik Bruhn, che l’avvia al grande repertorio: insieme a Bruhn interpreta il pas de deux da Romeo e Giulietta e Giselle, cui seguono Lo Schiaccianoci e Cenerentola, oltre ad alcune creazioni di Aurel Milloss come Estri, su musica di Petrassi. Nel 1973 si trasferisce a Londra dove inizia il suo rapporto di collaborazione, divenuto negli anni sempre più stabile, con il London Festival Ballet: qui interpreta alcuni tra i principali ruoli del repertorio classico (Il lago dei cigni, La bella addormentata...), oltre ad alcune creazioni nuove di Glen Tetley, come Greening e Sphinx, rappresentate anche in Italia. Svolge un’intensa attività di ballerina all’estero, ampliando le proprie prospettive artistiche grazie alla collaborazione con coreografi di grande valore, in primo luogo Roland Petit, che crea per lei una versione de Lo Schiaccianoci e le affida, poi, ruoli importanti in balletti di repertorio nell’ambito della sua compagnia: tra gli altri Le loup, Notre-Dame de Paris e Coppélia.
Dopo Erik Bruhn, prosegue il perfezionamento con Peter Schaufuss, approfondendo lo stile Bournonville di cui è stata una delle interpreti italiane più apprezzate. Per lei il National Ballet of Canada allestisce prima Napoli, ossia il pescatore e la sua sposa, creato da Schaufuss su Bournonville (e ripreso al Teatro di San Carlo nell’88-89), dove Terabust sostiene il ruolo di Teresina, poi La Sylphide, in seguito rappresentata al Comunale di Firenze con la coreografia Bournonville/Schaufuss.
Il Teatro alla Scala di Milano le affida il ruolo principale in Giselle e il Metropolitan di New York la invita per Romeo e Giulietta, con coreografia di Nureyev.
Ballerina versatile, sensibile alle innovazioni dei coreografi contemporanei (Tetley, Moreland, MacMillan), Elisabetta Terabust ha avuto in repertorio anche numerosi balletti di Balanchine (Agon, Apollon Musagète, Allegro Brillante, Tchaikovski - Pas de deux, La sonnambula), alcuni dei quali allestiti per l’Aterballetto. È stata ospite della compagnia diretta da Amedeo Amodio, il quale creò per lei Psiche a Manhattan, per poi affidarle i ruoli principali in Ricercare a nove movimenti, Après-midi d’un faune, Romeo e Giulietta e Lo Schiaccianoci.
Ha danzato con i più grandi ballerini del nostro tempo, da Rudolf Nureyev a Erik Bruhn, da Paolo Bortoluzzi a Peter Schaufuss e Patrice Bart, oltre ai primi ballerini del London Festival Ballet, come Jay Jolley, e dell’Opéra di Parigi, come Patrick Dupond (al fianco del quale interpreta Lo Schiaccianoci nella versione Poljakov al Comunale di Firenze). Tra le sue interpretazioni più recenti, due creazioni di Petit: Charlot danse avec nous con il Ballet National de Marseille e La valse triste ou le retour des cygnes, rappresentata per la prima volta al Teatro dell’Opera di Roma, Carmen e L’Arlésienne.
Per quattro anni dirige il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala di Milano, mantenendo comunque la Direzione Artistica della Scuola di Ballo dell’Opera di Roma, dove rientra come Direttore nel ’97. Dal 2000 al 2002 è Direttore di MaggioDanza, compagnia di ballo del Maggio Musicale Fiorentino. Alla fine del 2002 assume l’incarico di Direttore della Compagnia di Balletto del Teatro di San Carlo e dal settembre 2007 riprende la direzione del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala.

 

ROBERTO BOLLE
Nato a Casale Monferrato, Roberto Bolle è entrato giovanissimo alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala; il primo a notare il suo talento è stato Rudolf Nureyev, che lo ha scelto per interpretare il ruolo di Tadzio nel balletto Morte a Venezia. Nel 1996, appena due anni dopo il suo ingresso nel balletto scaligero, alla fine di un suo spettacolo di Romeo e Giulietta, viene nominato Primo Ballerino dall’allora direttrice del Ballo, Elisabetta Terabust.
Da quel momento è protagonista di balletti classici e contemporanei come La bella addormentata, Cenerentola e Don Chisciotte (Nureyev), Il lago dei cigni (Nureyev-Dowell-Deane-Bourmeister), Schiaccianoci (Wright-Hynd-Deane-Bart), La Bayadère (Makarova), Etudes (Lander), Excelsior (Dell’Ara), Giselle (anche nella nuova versione di Sylvie Guillem), Spectre de la rose, La Sylphide, Manon, Romeo e Giulietta (MacMillan-Deane), Onegin (Cranko), Notre-Dame de Paris (Petit), La Vedova allegra (Hynd), Ondine, Rendez-vous e Thaïs (Ashton), In the middle somewhat elevated (Forsythe), Tre preludi (Stevenson). Molti anche i ruoli neoclassici: in Agon, Čajkovskij pas de deux ma soprattutto Apollon musagète, che gli ha permesso di ottenere una candidatura al Premio “Benois de la danse”.
Dal 1996 si è intensificata la sua carriera internazionale. Ha danzato con il Royal Ballet, il Balletto Nazionale Canadese, il Balletto di Stoccarda, il Balletto Nazionale Finlandese, la Staatsoper di Berlino, il Teatro dell’Opera di Vienna, la Staatsoper di Dresda, Il Teatro dell’Opera di Monaco di Baviera, il Wiesbaden Festival, l’8° e il 9° Festival Internazionale di Balletto a Tokyo, il Tokyo Ballet, l’Opera di Roma, il San Carlo di Napoli, il Teatro Comunale di Firenze.
Derek Deane, direttore dell’English National Ballet, ha creato per lui due produzioni: Il lago dei cigni e Romeo e Giulietta, entrambe rappresentate alla Royal Albert Hall di Londra.
In occasione del 10° anniversario dell’Opera del Cairo, ha partecipato ad una spettacolare Aida alle piramidi di Giza e successivamente all’Arena di Verona, per una nuova versione dell’opera trasmessa in mondovisione.
Dal dicembre ’98 è Artista Ospite Residente del Teatro alla Scala.
Nell’ottobre del 2000 ha inaugurato la stagione del Covent Garden di Londra con Il lago dei cigni nella versione di Anthony Dowell e nel novembre è stato invitato al Bol’šoj per celebrare il 75° anniversario di Maija Plisetskaja alla presenza del Presidente Putin.
Nel giugno 2002, in occasione del Giubileo, ha danzato a Buckingham Palace al cospetto della Regina d’Inghilterra: l’evento è stato ripreso in diretta dalla BBC e trasmesso in tutti i paesi del Commonwealth.
Nell’ottobre del 2002 al Teatro Bol’soj di Mosca, è stato protagonista con Alessandra Ferri del Romeo e Giulietta di Kenneth MacMillan, nel corso della tournée del Balletto della Scala di Milano.
Nel 2003, in occasione dei festeggiamenti per i 300 anni di San Pietroburgo, ha danzato Il lago dei cigni, ancora con il Royal Ballet, al Teatro Mariinskij. E subito dopo, per il ritorno del Fauno Danzante a Mazara del Vallo, ha danzato l’Aprés-midi d’un faune di Amedeo Amodio.
Nella stagione 2003/2004 gli viene riconosciuto il titolo di Etoile del Teatro alla Scala.
Nel febbraio del 2004 ha danzato trionfalmente al Teatro degli Arcimboldi di Milano ne L’histoire de Manon, per la prima volta accanto ad Alessandra Ferri. Nel mese di marzo è apparso in mondovisione al Festival di San Remo, danzando L’Uccello di fuoco, un assolo appositamente creato per lui da Renato Zanella. Invitato al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo nell’ambito del III Festival Internazionale del Balletto, Roberto Bolle ha danzato il ruolo del Cavalier Des Grieux ne L’histoire de Manon ed è stato inoltre tra i protagonisti del Gala finale danzando il pas de deux dal Ballo Excelsior e Summer di J. Kudelka.
Il 1° Aprile 2004 ha ballato al cospetto di Sua Santità Giovanni Paolo II sul sagrato di Piazza San Pietro, in occasione della giornata della Gioventù.
Nel mese di maggio è stato invitato all’Opéra di Parigi, per il balletto Don Chisciotte, e in dicembre per La Bella addormentata. In occasione dell’inaugurazione della Scala di Milano dopo il restauro ha danzato accanto ad Alessandra Ferri nel balletto dell’opera Europa riconosciuta. Nel Piermarini restaurato Bolle ha danzato anche nel Galà di stelle di fine anno e, nell’aprile 2005, in Giselle, accanto a Svetlana Zacharova.
Nel marzo 2005 Roberto Bolle è stato invitato a danzare Apollon musagète al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, in occasione del IV Festival Internazionale del Balletto.
Nel dicembre 2005 è stato interprete al Covent Garden di Londra, accanto a Darcey Bussell, del revival di Sylvia, nella versione di Frederick Ashton, trasmesso a Natale dalla BBC. Nel febbraio 2006 è stato tra i protagonisti della cerimonia d’apertura dei Giochi Olimpici Invernali di Torino, con una coreografia creata per lui da Enzo Cosimi.
Fra le sue numerose partners: Altynai Asylmuratova, Darcey Bussell, Lisa-Marie Cullum, Viviana Durante, Alessandra Ferri, Carla Fracci, Isabelle Guérin, Sylvie Guillem, Greta Hodgkinson, Margareth Illmann, Susan Jaffe, Lucia Lacarra, Agnès Letestu, Marianela Nuñez, Elena Pankova, Lisa Pavane, Darja Pavlenko, Laetitia Pujol, Tamara Rojo, Polina Semionova, Diana Visnëva, Zenaida Yanowsky, Svetlana Zacharova.
Numerosi i premi ricevuti: nel 1995 ha conseguito sia il Premio “Danza e Danza” che il Premio “Positano” quale giovane promessa della danza italiana. Nel ’99, nella Sala Promoteca del Campidoglio a Roma, gli viene assegnato il Premio “Gino Tani” per aver contribuito con la sua attività a diffondere attraverso il linguaggio del corpo e dell’anima i valori della danza e del movimento. L’anno successivo gli viene conferito in Piazza della Signoria a Firenze il Premio “Galileo 2000” con la consegna del “Pentagramma d’oro”. Riceve inoltre il Premio “Danza e Danza 2001”, il Premio “Barocco 2001” e il Premio “Positano 2001” per l’attività internazionale degli ultimi  anni.
Dal 1999 è “Ambasciatore di buona volontà” per l’UNICEF.

 

DAVID GARFORTH
Compiuti i primi studi musicali di pianoforte, violino, direzione d’orchestra e di composizione presso il Royal Manchester College of Music, ha vinto il Premio Ricordi e la Worshipful Company of Musicians Medal per la direzione d’orchestra. Grazie a una borsa di studio del governo francese è poi entrato al Conservatorio di Parigi, dove ha ottenuto a fine studio il Primo Premio. Nominato lecteur presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Parigi, per tre anni ha proseguito gli studi musicali con Igor Markévitch.
Garforth è stato Consulente Musicale e direttore d’orchestra dei Ballets e dell’Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo, e direttore ospite per vari teatri, al Ballet National de Marsiglia e Nancy, all’Opéra de Paris e la Scuola di Ballo dell’Opera di Parigi, al English National Ballet, al Deutsche Oper Berlin, al Tokyo Ballet e la Compagnia Nazionale di Tokyo.
Nel 1996 ha debuttato alla Scala in Coppélia e Il gattopardo di Roland Petit con il Ballet National de Marseille e l’Orchestra Sìnfonica Giuseppe Verdi. Ha diretto Notre Dame de Paris, Romeo e Giulietta, Amarcord, La Strada, Don Chisciotte, Lo Schiaccianoci con il Balletto e Orchestra della Scala. Garforth ha anche diretto e preparato una nuova edizione musicale, con l’Archivio Musicale della Scala, di Giselle con coreografia di Sylvie Guillem al Teatro alla Scala e anche in tournée a Los Angeles, New York e Londra. In maggio 2002 ha ricevuto il premio di Danza e Danza per la sua direzione d’orchestra per la danza.
Nel 1991 ha fondato a Londra la Blackheath Opera, con la partecipazione di celebri cantanti al fine di preparare giovani cantanti lirici e di offrire loro l’opportunità di partecipare a spettacoli. Oltre ad aver diretto una serie di programmi televisivi per la BBC soprattutto a capo dell’Orchestra del Covent Gaden e l’Orchestra del Teatro Maryinsky di San Pietroburgo, ha effettuato la registrazione video e DVD di Notre Dame de Paris con il Balletto e l’Orchestra dell’Opera di Parigi, Romeo e Giulietta con il Balletto e l’Orchestra della Scala e Lo Schiaccianoci con i complessi di Monte-Carlo. Tra le sue registrazioni CD: La Sylphide con la Royal Danish Orchestra e musiche inglesi con la English Chamber Orchestra, e inoltre composizioni di Ravel, Rimskij-Korsakov, Borodin e Gershwin, infine la registrzione integrale di Romeo e Giulietta di Prokof’ev con l’Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo.

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