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Il
nuovo palcoscenico
Il problema del rapporto tra vecchio e nuovo che
inevitabilmente interviene laddove si pone l’esigenza di adeguamenti
funzionali di antichi edifici è stato affrontato rifuggendo
da ogni tentazione di segnare una distanza tra l’edificio
esistente e la soluzione delle questioni che l’evoluzione
dei processi d’uso inevitabilmente propone. Questo nella consapevolezza
della sostanziale continuità che lega i vari momenti dell’architettura,
la consapevolezza cioè che il nuovo può darsi solo
come approfondimento di quanto già conosciuto.
Così che Il Trionfo della Sapienza tema del sipario
storico realizzato da Giambattista Borghesi per il nuovo Teatro
Regio, assume valore emblematico anche per il nostro lavoro.
Il rapporto con la sapienza costruttiva, con la continuità
del mestiere – e quindi con i risultati via via raggiunti
e consolidati in ‘tipi’ - l’attenzione alla costruzione
senza cedimenti nostalgici rappresenta il legame più evidente
che si stabilisce tra tradizione costruttiva e nuovi interventi.
Questo vale soprattutto di fronte al monumento, non solo per il
suo valore artistico, ma anche per il ruolo di testimonianza storica
che il monumento svolge. Pur scevro da ogni sudditanza, attento
alla soluzione dei problemi tecnico-pratici che ne costituiscono
la reale misura, il progetto ha voluto sfuggire alla tentazione
di sottolineare artificiosamente la distanza dall’antico,
di ricercare la novità fine a se stessa, di indulgere a sterili
formalismi manieristici.
Valgono ancora per noi le indicazioni di Ambrogio Annoni che, proprio
di fronte al problema delle inevitabili modificazioni imposte dalla
evoluzione dell’uso degli antichi edifici osservava:
“Ma non dimentico, in questa revisione di principi, una
questione che si presenta fondamentale all’atto pratico in
edifici o parti di essi ai quali non sia possibile mantenere l’aspetto
di documento storico o di cimelio artistico, dovendo essere nuovamente
frequentati, goduti insomma. E, poiché per le ragioni d’uso
è inevitabile il completamento, conviene allora, volendo
evitare quelle ricomposizioni, attenersi al più ardito, ma
più sincero e moderno e serio concetto della intonazione.
E là dove il completamento è imposto da necessità
costruttive, queste si devono affermare con razionale semplicità,
limitando l’intonazione al materiale impiegato e alla sua
disposizione strutturale, con schietta semplicità. Giacché,
è pur da tener conto - insieme con i due aspetti storico
ed artistico – dell’aspetto tecnico. Con ciò
intendo la interrogazione diretta del monumento, prima che come
un documento storico e una espressione d’arte, come un fatto
costruttivo. Sembrerà forse, ma non è, materialismo
questo. Ma soltanto se si penetra nei meandri talvolta inaspettati
delle antiche costruzioni, e si lascia che dicano la loro immutata
parola i mattoni le pietre, le travi e le dipinture, gli organismi
e le forme, soltanto così il monumento - considerato come
un fatto di vita - svela la ragion sua. E non soltanto la propria,
ma anche quella di chi lo fece e lo volle.
Ne viene soprattutto quel rispetto al monumento, che rifugge dalla
sterile conservazione da mummia imbalsamata, ma vuole che esso apparisca
nella sua varia e trascorrente vita .., ma non ritengo né
possibile né giusto il fissare delle norme.
Eppure una norma c’è, che fu ed è il mio costante
criterio riassuntivo: dinnanzi al monumento esso è il maestro;
ed ogni restauro si determina particolarmente da sé. E’
quella teoria del caso per caso che da taluni (o non dotti o superficiali)
non si vuol né comprendere né apprezzare; ma è
quello che comprende un complesso senso:- di amore; - di azione;
- di studio; - di equilibrio..
Da tutto ciò risulta ancora una volta ispiratore il
motto delle grandi opere: siano castelli o palazzi, chiese o edifici
pubblici o navigli, o sistemazione di quartieri: il motto che senza
orgoglio ma con molto significato io vado ripetendo a me stesso
prima, nell’opera mia, ai miei allievi poi, nell’insegnamento:
Civium – Usui – Decori – Urbis.
Ossia: le nostre opere di architetture e di edilizia devono essere
per uso, cioè per comodità dei cittadini, e insieme
per decoro della città. Così, soltanto così,
l’architettura, l’arte edile, risponde alle aspirazioni
del tempo presente...”
(A. Annoni, Criteri e saggi per la conservazione e il restauro degli
antichi edifici nel moderno rinnovamento delle città, Congresso
di Tokyo 1929).
Questa è del resto la lezione che oggi manifesta, se possibile
ancor con maggiore evidenza, la costruzione di Nicola Bettoli che
inscrive il “suo” Teatro in quel più generale
processo di ridefinizione dell’impianto urbanistico di Parma
avviato per ispirazione di Maria Luigia.
L’uso costante e continuo del Teatro ne aveva determinato
l’usura, non solo e non tanto della parte monumentale che
pure in qualche modo reggeva al tempo, ma soprattutto della torre
scenica, degli spazi di servizio al teatro e delle attrezzature
di palcoscenico che risentivano della mancanza di una “cura”
manutentiva e tecnico-innovativa.
Il principio informatore sotteso al progetto di Ristrutturazione
del Palcoscenico e Sipario Tagliafuoco e, al tempo stesso il difficile
obiettivo da raggiungere è stato quello di ritrovare, attraverso
la semplificazione degli elementi, la lezione originaria dell’edificio,
oggi adeguato alle più attuali esigenze registiche e drammaturgiche.
Sono stati eseguiti interventi di tipo scenotecnico, architettonico,
impiantistico di sicurezza e adeguamento.
I lavori si sono svolti dal giugno al dicembre 2000 assorbendo la
manifestazione internazionale canora dell’ottobre 2000 “Premio
Maria Callas” che ha sottratto loro 30 giorni.
Le imprese presenti hanno lavorato spesso di notte, quando necessario,
con l’obiettivo di consentire le celebrazioni verdiane del
2001: una sfida che oggi, e con molta soddisfazione, possiamo dire
di avere vinto.
Il debutto del nuovo palcoscenico è avvenuto il 31 gennaio
2001 con uno spettacolo estremamente impegnativo dal punto di vista
scenotecnico “un Ballo in Maschera” che vede impegnata
l’intera superficie del palcoscenico a tutta altezza fino
sotto la graticcia.
Il progetto di ristrutturazione ha puntato agli obiettivi esposti
più sotto, anche se, è doveroso dirlo, l’evoluzione
tecnologica che ha consentito di adeguare i palcoscenici a nuove
e diversificate esigenze drammaturgiche, dilatando e moltiplicando
gli spazi di lavoro sia in orizzontale sia in verticale nel sottosuolo,
non ha da questo punto di vista intaccato il Regio.
Le fondazioni del teatro poggiano su un antico convento e Parma
non ha sposato la filosofia legata a scavi devastanti ma ha considerato
il proprio limite volumetrico di superfici e di preesistenze storiche
come imprescindibile, divenendo testimone di una tradizione molto
attenta alla corretta conservazione del patrimonio artistico che
pone l’edificio sotto tutela della L. 1089/39.
I lavori eseguiti , che rendono più sicuro questo eccezionale
luogo di ospitalità sia al pubblico, sia ai tecnici, hanno
teso a:
VOLUME TORRE SCENICA:
- soddisfare i requisiti di sicurezza richiesti da un locale di
pubblico spettacolo di primaria importanza: un nuovissimo e silenzioso
sipario tagliafuoco incastonato in una parete verticale essa stessa
tagliafuoco REI 120, che va da terra a cielo e che restituisce all’apparato
scenotecnico un prezioso e insostituibile spazio di avanscena che
gli era stato sottratto da ingombri tecnici precedentemente installati.
Lo spessore dei nuovi HEM500 che reggono le guide di scorrimento
del sipario tagliafuoco consentiranno azioni sceniche precedentemente
improponibili;
- dotare il palcoscenico della flessibilità di una vasta
area centrale – 100mq – allestita con botole che possono
aprirsi nel sottopalcoscenico e idonea a soddisfare ambiziose soluzioni
di regia;
- tagliare nel palcoscenico una porzione di piano inclinato apribile
con 5 botoloni dalla quale possono salire direttamente in palcoscenico
gli spezzati armati e le scenografie migliorando il lavoro dei tecnici
che possono caricare dal piano strada su una futura piattaforma
mobile che porterà le scenografie direttamente in palcoscenico;
- riposizionare la “conchiglia” del suggeritore in avansceena
al di là del sipario tagliafuoco, con conseguenti immensi
vantaggi sia per la sicurezza sia andando incontro alle esigenze
scenografiche e scenotecniche che possono utilizzare un’area
di avanscena precedentemente interrotta nella sua continuità
e nemmeno praticabile dagli artisti per la presenza del sipario
di velluto;
- potenziare “il graticcino” e i motori dei suoi tiri
rendendolo capace di portare maggiori pesi a consentire nuove arditezze
scenotecniche e rendendolo più sicuro per i lavoratori dello
spettacolo;
o disegnare i comparti di sottopalcoscenico chiusi da murature dotate
di spettacolari portoni tagliafuoco autochiudentesi e solai capaci
di resistere 2 ore all’incendio;
AMPLIAMENTO FOSSA DELL’ORCHESTRA:
- ampliare il golfo mistico consentendogli di ospitare gli organici
internazionali più importanti: fino a 90 elementi;
- dotare la fossa tagliafuoco di un deposito caldo e adeguato al
pianoforte storico del Teatro;
SPAZI PUBBLICI E DI SERVIZIO AL TEATRO:
- regalare all’edificio i nuovi spazi funzionalmente ridefiniti
del sottopalcoscenico che eliminano le superfetazioni e le incurie
distributive accumulatesi negli anni che avevano appannato la matrice
neoclassica dell’edificio;
- ricavare i nuovi cameroni, con servizi igienici adeguati alle
normative disabili, per orchestrali donne e uomini;
- ridisegnare gli spazi tecnici per attrezzisti e elettricisti dotati
delle attrezzature necessarie;
- progettare la nuova lavanderia con gli optional richiesti dalle
esigenze di una attuale sartoria teatrale;
- dotare lo spazio di sottopalcoscenico di pilastrini a sostegno
della parte botolata che, all’occorrenza possono essere completamente
rimossi
SALA BALLO E PROVA ORCHESTRA (ex Sala Scenografia):
- restaurare le porzioni di parete in incannicciato originario bettoliano
dello straordinario volume centinato che al cui centro è
posto l’altrettanto straordinario marchingegno dell’Orologio
che scandisce il tempo nella Sala di spettacolo;
- creazione di una parete in incannicciato irrigidito da malta di
calce e gesso scandito da montanti in legno grezzi
Il “Nuovo Regio” guarda oggi senza timori verso
quella stessa Europa, ora datata 2001, cui guardavano Maria Luigia
e Nicola Bettoli nel 1826, quando fu creato.
| LUISELLA
PENNATI ARCHITETTO |
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| Progetto
architettonico originario |
| arch. Nicola
Bettoli con Giambattista Borghesi, Paolo Toschi |
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| Ristrutturazione
del Palcoscenico e del Sipario tagliafuoco |
| (Capogruppo
Progetto architettonico, Soprintendenza BBAA e scenotecnico)
arch. Luisella Pennati |
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Gruppo
progettazione |
| arch. L.
Pennati
ingg. W. Gries, D. Asnaghi, G. Pomesano
arch. U. Badami |
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Direzione
dei Lavori |
| arch. Luisella
Pennati |
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