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Teatro Regio - i restauri


Si sono conclusi una lunga serie di lavori che hanno portato il Teatro Regio al completo rinnovamento del suo aspetto in vista delle celebrazioni verdiane.
Gli interventi sono partiti con la ristrutturazione del Salone del Ridotto e delle sale adiacenti, a cui hanno fatto seguito la sostituzione del sipario tagliafuoco, il rinnovo dei corridoi dei palchi e delle scale, ed il rifacimento delle facciate esterne.
L’intervento di conservazione da realizzarsi in questi ambienti non poteva prescindere da una preventiva conoscenza del manufatto attraverso una serie di approfondite ricerche di carattere storico, strutturale e tecnologico: la ricerca storica sul monumento ha portato ad una conoscenza approfondita delle varie fasi esecutive del Teatro, delle sue manomissioni nel corso dei tempi, dei restauri eseguiti in passato, attraverso una lettura attenta dei documenti reperiti, delle cronache del tempo, dei disegni di progetto originali, del materiale iconografico e fotografico. Contemporaneamente ad essa, si è proceduto ad un’analisi dettagliata del manufatto stesso, mediante l’esecuzione di rilievi particolareggiati dell’edificio, con l’indicazione dello stato di degrado di ogni elemento, indicando le lesioni, i distacchi, le perdite di colore, gli ammaloramenti, le cadute strutturali, e un’analisi dettagliata dei materiali impiegati in esso.
Si è inoltre proceduto, in fase progettuale, all’esecuzione di saggi stratigrafici sul manufatto, attraverso i quali si è potuto constatare lo stato e le cause di degrado dell’edificio, in modo da potere stabilire e proporre un metodo corretto di intervento.
A seguito delle indagini sopra menzionate e dopo le opportune valutazioni e sulla base, quindi, dei risultati raggiunti attraverso le ricerche, si sono definite le operazioni del progetto di restauro, scelte caso per caso ed oggetto per oggetto, a seconda del materiale, dell’oggetto stesso, dello stato di degrado.

 

Il restauro delle facciate

Il progetto complessivo di restauro del Teatro ha previsto il rifacimento di tutte le facciate del Teatro stesso e dei Fornici Nord e Sud, che versavano in un grave stato di degrado, in modo da restituire al tempio della lirica, anche nelle sue vesti esterne, i suoi fasti ottocenteschi.
La facciata del Teatro Regio, fatto costruire a partire dal 1821 per volontà della Duchessa Maria Luigia, fu disegnata dall’architetto di corte Nicola Bettoli ed ultimata nel 1829 in puro stile neoclassico. La facciata principale, rivolta ad est di colore “Giallo Parma”, è scompartita in tre ordini: il primo ordine è caratterizzato da un portico formato da dieci colonne ioniche in granito, compreso tra due blocchi murari rivestiti in pietra arenaria intonacata e colorata che creano un’alternanza tra pieni e vuoti nel prospetto, d’innanzi ai quali sono stati collocati, su basamenti in arenaria, due candelieri in ghisa. Il pronao, sul quale si affacciano i tre portali d’ingresso al teatro, affiancati sui due lati da quattro finestre contornate da una cornice in pietra arenaria, è preceduto da una scalinata in granito.
Il secondo ordine è separato dal primo da una larga fascia marcapiano, costituita da un architrave in pietra, una zona in muratura intonacata e una cornice in cemento, al di sopra della quale sono disposte cinque finestre con cornici, volute e timpano triangolare in pietra arenaria, che illuminano il Salone del Ridotto e gli ambienti adiacenti.
Una cornice marcapiano di più modeste dimensioni separa il precedente dal terzo ordine, in cui si apre un unico finestrone semicircolare con lunette e piedritti in pietra arenaria, affiancato da due decorazioni speculari, a base di malta di calce e gesso, in forma di figure alate o “Fame”, porgenti una corona d’alloro secondo la simbologia celebrativa del tempo, opera di Lorenzo Bartolini.
La facciata si conclude con un timpano in pietra, al centro del quale è stato inserito un rilievo rappresentante una lira affiancata dal profilo di due maschere che simboleggiano, rispettivamente, la “Tragedia” e la “Commedia” e da un coronamento floreale e di nastri che seguono l’andamento triangolare del timpano in cui la scultura è inserita.
Le facciate laterali, di minore importanza e qualità estetica, sono caratterizzate da una serie di aperture a piano terreno ed intervallate da quattro ordini di finestre che sono subordinate alla distribuzione interna degli ambienti; la parte terminale del prospetto è caratterizzato dalla presenza di una cornice in malta di calce e cemento. La facciata posteriore, intervallata da cinque ordini di finestre, si conclude, così come la facciata principale, con un timpano in pietra in cui si aprono tre finestre di diverse dimensioni di forma semicircolare.
I prospetti dei due fornici laterali del Teatro, invece, sono caratterizzati, ognuno, dalla presenza di tre archi a botte, contornati da lunette in malta di calce e cemento, al di sopra dei quali si aprono le sei portefinestre che illuminano i due corridoi che portano, rispettivamente dalle Sale del Ridotto, verso nord, all’edificio della Provincia e verso sud, alla chiesa di San Alessandro.
Le facciate, in particolar modo i prospetti del Fornice Nord, presentavano un notevole stato di degrado caratterizzato dalla presenza di lacune e crepe, abrasioni, cadute di colore e di materiale, sovrapposizione di tinteggi successivi, depositi di smog, polvere e sporcizia in genere.
Da quanto emerso da alcuni saggi stratigrafici eseguiti sulla facciata principale e su alcuni punti del prospetto nord, si notavano chiare tracce di restauri eseguiti in anni recenti: le cornici marcapiano, compreso anche il cornicione del timpano della facciata principale, risultavano quasi tutte rifatte in cemento e non presentavano tracce di intonaco antico.
Il progetto ha previsto pertanto l’esecuzione delle seguenti opere:
- Restauro delle cornici e dei cornicioni, dei bassorilievi, delle parti in pietra mediante la pulizia, il consolidamento, la stuccatura delle parti mancanti ed il restauro pittorico degli stessi, su tutti i fronti.
- Recupero degli zoccoli in muratura faccia a vista ed in pietra.
- Restauro delle finestre e delle porte.
- Rifacimento del manto di copertura del Fornice Nord.
- Restauro dei corpi illuminanti, compresi gli esistenti candelieri in ghisa.
- Spolveratura ed asportazione delle parti di intonaco e colore in fase di distacco, il ripristino delle crepe e delle mancanze, la stesura di tinteggio a calce e la velatura finale.
In facciata inoltre sono stati eseguiti anche una serie di lavori di consolidamento: le tensioni murarie della struttura sono state rilevate mediante una serie di prove tra cui l’utilizzo di martinetti piatti ed idraulici ed è stata rilevata la vecchia tessitura muraria dell’edificio. Le murature in trazione sono state consolidate con tessuti di fibre composite per ricucire le lesioni e le discontinuità presenti nei setti murari.

PROGETTO DI RESTAURO DEI PROSPETTI DEL
TEATRO REGIO DI PARMA
 
Progettista
geom. Luigi Quarantelli – Comune di Parma – settore Lavori Pubblici
 
Consulenti artistici
Arch. Pietro Paolo Moretti (Capogruppo)
Arch. Riccarda Cantarelli
Arch. Filippo Casolari
Arch. Michela Muscio
Arch. Simona Patrizi
Maestro d’Arte Marco Pinna

(inizio pagina)



 

 
Facciata Teatro Regio
   
 

I restauri

  Il restauro delle facciate
  Il nuovo Palcoscenico
  Ripristino del Ridotto e dei Palchi
  Il restauro dei corridoi
 
 

Il nuovo palcoscenico

Il problema del rapporto tra vecchio e nuovo che inevitabilmente interviene laddove si pone l’esigenza di adeguamenti funzionali di antichi edifici è stato affrontato rifuggendo da ogni tentazione di segnare una distanza tra l’edificio esistente e la soluzione delle questioni che l’evoluzione dei processi d’uso inevitabilmente propone. Questo nella consapevolezza della sostanziale continuità che lega i vari momenti dell’architettura, la consapevolezza cioè che il nuovo può darsi solo come approfondimento di quanto già conosciuto.
Così che Il Trionfo della Sapienza tema del sipario storico realizzato da Giambattista Borghesi per il nuovo Teatro Regio, assume valore emblematico anche per il nostro lavoro.
Il rapporto con la sapienza costruttiva, con la continuità del mestiere – e quindi con i risultati via via raggiunti e consolidati in ‘tipi’ - l’attenzione alla costruzione senza cedimenti nostalgici rappresenta il legame più evidente che si stabilisce tra tradizione costruttiva e nuovi interventi. Questo vale soprattutto di fronte al monumento, non solo per il suo valore artistico, ma anche per il ruolo di testimonianza storica che il monumento svolge. Pur scevro da ogni sudditanza, attento alla soluzione dei problemi tecnico-pratici che ne costituiscono la reale misura, il progetto ha voluto sfuggire alla tentazione di sottolineare artificiosamente la distanza dall’antico, di ricercare la novità fine a se stessa, di indulgere a sterili formalismi manieristici.
Valgono ancora per noi le indicazioni di Ambrogio Annoni che, proprio di fronte al problema delle inevitabili modificazioni imposte dalla evoluzione dell’uso degli antichi edifici osservava:

“Ma non dimentico, in questa revisione di principi, una questione che si presenta fondamentale all’atto pratico in edifici o parti di essi ai quali non sia possibile mantenere l’aspetto di documento storico o di cimelio artistico, dovendo essere nuovamente frequentati, goduti insomma. E, poiché per le ragioni d’uso è inevitabile il completamento, conviene allora, volendo evitare quelle ricomposizioni, attenersi al più ardito, ma più sincero e moderno e serio concetto della intonazione.

E là dove il completamento è imposto da necessità costruttive, queste si devono affermare con razionale semplicità, limitando l’intonazione al materiale impiegato e alla sua disposizione strutturale, con schietta semplicità. Giacché, è pur da tener conto - insieme con i due aspetti storico ed artistico – dell’aspetto tecnico. Con ciò intendo la interrogazione diretta del monumento, prima che come un documento storico e una espressione d’arte, come un fatto costruttivo. Sembrerà forse, ma non è, materialismo questo. Ma soltanto se si penetra nei meandri talvolta inaspettati delle antiche costruzioni, e si lascia che dicano la loro immutata parola i mattoni le pietre, le travi e le dipinture, gli organismi e le forme, soltanto così il monumento - considerato come un fatto di vita - svela la ragion sua. E non soltanto la propria, ma anche quella di chi lo fece e lo volle.
Ne viene soprattutto quel rispetto al monumento, che rifugge dalla sterile conservazione da mummia imbalsamata, ma vuole che esso apparisca nella sua varia e trascorrente vita .., ma non ritengo né possibile né giusto il fissare delle norme.
Eppure una norma c’è, che fu ed è il mio costante criterio riassuntivo: dinnanzi al monumento esso è il maestro; ed ogni restauro si determina particolarmente da sé. E’ quella teoria del caso per caso che da taluni (o non dotti o superficiali) non si vuol né comprendere né apprezzare; ma è quello che comprende un complesso senso:- di amore; - di azione; - di studio; - di equilibrio..

Da tutto ciò risulta ancora una volta ispiratore il motto delle grandi opere: siano castelli o palazzi, chiese o edifici pubblici o navigli, o sistemazione di quartieri: il motto che senza orgoglio ma con molto significato io vado ripetendo a me stesso prima, nell’opera mia, ai miei allievi poi, nell’insegnamento: Civium – Usui – Decori – Urbis.
Ossia: le nostre opere di architetture e di edilizia devono essere per uso, cioè per comodità dei cittadini, e insieme per decoro della città. Così, soltanto così, l’architettura, l’arte edile, risponde alle aspirazioni del tempo presente...”

(A. Annoni, Criteri e saggi per la conservazione e il restauro degli antichi edifici nel moderno rinnovamento delle città, Congresso di Tokyo 1929).

Questa è del resto la lezione che oggi manifesta, se possibile ancor con maggiore evidenza, la costruzione di Nicola Bettoli che inscrive il “suo” Teatro in quel più generale processo di ridefinizione dell’impianto urbanistico di Parma avviato per ispirazione di Maria Luigia.
L’uso costante e continuo del Teatro ne aveva determinato l’usura, non solo e non tanto della parte monumentale che pure in qualche modo reggeva al tempo, ma soprattutto della torre scenica, degli spazi di servizio al teatro e delle attrezzature di palcoscenico che risentivano della mancanza di una “cura” manutentiva e tecnico-innovativa.
Il principio informatore sotteso al progetto di Ristrutturazione del Palcoscenico e Sipario Tagliafuoco e, al tempo stesso il difficile obiettivo da raggiungere è stato quello di ritrovare, attraverso la semplificazione degli elementi, la lezione originaria dell’edificio, oggi adeguato alle più attuali esigenze registiche e drammaturgiche.
Sono stati eseguiti interventi di tipo scenotecnico, architettonico, impiantistico di sicurezza e adeguamento.
I lavori si sono svolti dal giugno al dicembre 2000 assorbendo la manifestazione internazionale canora dell’ottobre 2000 “Premio Maria Callas” che ha sottratto loro 30 giorni.
Le imprese presenti hanno lavorato spesso di notte, quando necessario, con l’obiettivo di consentire le celebrazioni verdiane del 2001: una sfida che oggi, e con molta soddisfazione, possiamo dire di avere vinto.
Il debutto del nuovo palcoscenico è avvenuto il 31 gennaio 2001 con uno spettacolo estremamente impegnativo dal punto di vista scenotecnico “un Ballo in Maschera” che vede impegnata l’intera superficie del palcoscenico a tutta altezza fino sotto la graticcia.
Il progetto di ristrutturazione ha puntato agli obiettivi esposti più sotto, anche se, è doveroso dirlo, l’evoluzione tecnologica che ha consentito di adeguare i palcoscenici a nuove e diversificate esigenze drammaturgiche, dilatando e moltiplicando gli spazi di lavoro sia in orizzontale sia in verticale nel sottosuolo, non ha da questo punto di vista intaccato il Regio.
Le fondazioni del teatro poggiano su un antico convento e Parma non ha sposato la filosofia legata a scavi devastanti ma ha considerato il proprio limite volumetrico di superfici e di preesistenze storiche come imprescindibile, divenendo testimone di una tradizione molto attenta alla corretta conservazione del patrimonio artistico che pone l’edificio sotto tutela della L. 1089/39.
I lavori eseguiti , che rendono più sicuro questo eccezionale luogo di ospitalità sia al pubblico, sia ai tecnici, hanno teso a:

VOLUME TORRE SCENICA:
- soddisfare i requisiti di sicurezza richiesti da un locale di pubblico spettacolo di primaria importanza: un nuovissimo e silenzioso sipario tagliafuoco incastonato in una parete verticale essa stessa tagliafuoco REI 120, che va da terra a cielo e che restituisce all’apparato scenotecnico un prezioso e insostituibile spazio di avanscena che gli era stato sottratto da ingombri tecnici precedentemente installati. Lo spessore dei nuovi HEM500 che reggono le guide di scorrimento del sipario tagliafuoco consentiranno azioni sceniche precedentemente improponibili;
- dotare il palcoscenico della flessibilità di una vasta area centrale – 100mq – allestita con botole che possono aprirsi nel sottopalcoscenico e idonea a soddisfare ambiziose soluzioni di regia;
- tagliare nel palcoscenico una porzione di piano inclinato apribile con 5 botoloni dalla quale possono salire direttamente in palcoscenico gli spezzati armati e le scenografie migliorando il lavoro dei tecnici che possono caricare dal piano strada su una futura piattaforma mobile che porterà le scenografie direttamente in palcoscenico;
- riposizionare la “conchiglia” del suggeritore in avansceena al di là del sipario tagliafuoco, con conseguenti immensi vantaggi sia per la sicurezza sia andando incontro alle esigenze scenografiche e scenotecniche che possono utilizzare un’area di avanscena precedentemente interrotta nella sua continuità e nemmeno praticabile dagli artisti per la presenza del sipario di velluto;
- potenziare “il graticcino” e i motori dei suoi tiri rendendolo capace di portare maggiori pesi a consentire nuove arditezze scenotecniche e rendendolo più sicuro per i lavoratori dello spettacolo;
o disegnare i comparti di sottopalcoscenico chiusi da murature dotate di spettacolari portoni tagliafuoco autochiudentesi e solai capaci di resistere 2 ore all’incendio;

AMPLIAMENTO FOSSA DELL’ORCHESTRA:
- ampliare il golfo mistico consentendogli di ospitare gli organici internazionali più importanti: fino a 90 elementi;
- dotare la fossa tagliafuoco di un deposito caldo e adeguato al pianoforte storico del Teatro;

SPAZI PUBBLICI E DI SERVIZIO AL TEATRO:
- regalare all’edificio i nuovi spazi funzionalmente ridefiniti del sottopalcoscenico che eliminano le superfetazioni e le incurie distributive accumulatesi negli anni che avevano appannato la matrice neoclassica dell’edificio;
- ricavare i nuovi cameroni, con servizi igienici adeguati alle normative disabili, per orchestrali donne e uomini;
- ridisegnare gli spazi tecnici per attrezzisti e elettricisti dotati delle attrezzature necessarie;
- progettare la nuova lavanderia con gli optional richiesti dalle esigenze di una attuale sartoria teatrale;
- dotare lo spazio di sottopalcoscenico di pilastrini a sostegno della parte botolata che, all’occorrenza possono essere completamente rimossi

SALA BALLO E PROVA ORCHESTRA (ex Sala Scenografia):
- restaurare le porzioni di parete in incannicciato originario bettoliano dello straordinario volume centinato che al cui centro è posto l’altrettanto straordinario marchingegno dell’Orologio che scandisce il tempo nella Sala di spettacolo;
- creazione di una parete in incannicciato irrigidito da malta di calce e gesso scandito da montanti in legno grezzi

Il “Nuovo Regio” guarda oggi senza timori verso quella stessa Europa, ora datata 2001, cui guardavano Maria Luigia e Nicola Bettoli nel 1826, quando fu creato.

LUISELLA PENNATI ARCHITETTO
 
Progetto architettonico originario
arch. Nicola Bettoli con Giambattista Borghesi, Paolo Toschi
 
Ristrutturazione del Palcoscenico e del Sipario tagliafuoco
(Capogruppo Progetto architettonico, Soprintendenza BBAA e scenotecnico) arch. Luisella Pennati
 
Gruppo progettazione
arch. L. Pennati
ingg. W. Gries, D. Asnaghi, G. Pomesano
arch. U. Badami
 
Direzione dei Lavori
arch. Luisella Pennati

 

 
 
 

Ripristino del ridotto e dei palchi

Maestro d’Arte Marco PinnaIl “Ridotto” del Teatro Regio di Parma, a cui si accede tramite uno scalone che si apre sull’atrio interno del Teatro e che occupa tutto il piano superiore dell’edificio, si compone di una serie di sale, stanze, gabinetti e gallerie, attorno ai lati di un salone centrale utilizzato in passato per “festini” ed “accademie”.
La forma della sala principale che occupa la lunghezza di tre finestre della fronte principale del Teatro, è quadrangolare, ricoperta da una volta affrescata. Dai tre lati, in alto, eccetto che nella facciata che si affaccia su strada Garibaldi, si aprono tre vani che formano tre tribune.
Nel centro della volta decorata si ammira la medaglia dipinta da Gian Battista Azzi che raffigura “l’Armonia” e nei quadrilunghi adiacenti appaiono graziose “Baccanti”, mentre nei tondi delle lunette delle tribune e del finestrone sono rappresentati “Genietti” e “Amorini”.
Il resto della volta a chiaroscuro è opera, per quanto riguarda la figurazione, di Alessandro Cocchi, mentre gli ornati e gli stucchi sono di Pietro Piazza, Giacomo Smit, Girolamo Gelati, Tomaso Bandini e Camillo Rusca.
Le pareti della Sala sono a finto marmo lucido e screziato. Le due pareti laterali e quella che si affaccia sulla fronte principale dell’edificio sono ornate, ciascuna, da un ricco soprapporta dorato con al centro un “Amorino” seduto su un leone; le due pareti laterali hanno dei grandissimi specchi con ai lati due candelabri interi.
In entrambe le pareti laterali ed in quella opposta alla parete che si affaccia su strada Garibaldi sono dipinti tre pannelli dipinti a tempera a finto bassorilievo con soggetto mitologico, in chiaroscuro, di Stanislao Campana, bassorilievi che si staccano sotto la fascia del fregio circolare che gira attorno al Salone. In quello al centro è rappresentato Apollo circondato dalle Muse, in quello a sud Teseo che rapisce dal tempio di Efeso una fanciulla ed in quello a nord, una danza, a Delo, dopo il sacrificio, in cui è ancora presente Teseo che premia con una corona due fanciulli.
I lavori che sono stati eseguiti nella Sala del Ridotto e nelle stanze attigue, nei cavalcavia Nord e Sud prevedevano l’esecuzione di un restauro conservativo delle superfici decorate (pareti e soffitti), degli intonaci, degli stucchi, delle pareti a finto marmo e con tappezzeria, delle boiserie, dei basamenti, delle cornici e delle zoccolature lignee; il consolidamento ed il restauro delle volte e dei soffitti in cannucciato e in muratura; il restauro dei pavimenti in legno ed in marmo esistenti; il restauro e l’integrazione dei serramenti esterni; il restauro delle porte esistenti (laccature e dorature); la sostituzione di tessuti come tappezzerie, tende, drappeggi, ecc.; il restauro ed il recupero degli elementi di arredo presenti, come lampadari, candelieri, camini, pannelli dipinti a tempera, ecc.; la realizzazione di un servizio igienico per disabili adiacente alla sala del Ridotto; l’adeguamento a norma degli impianti.
Le opere sono iniziate con i consolidamenti strutturali delle volte, degli incannucciati e degli intonaci, a cui hanno fatto seguito le operazioni di pulitura delle superfici, le stuccature delle fessure e delle lesioni, le integrazioni di parti mancanti, le ricostruzioni policrome con laccature e dorature e la reintegrazione pittorica con acquerelli e tempera delle lacune e delle mancanze.
Relativamente all’inserimento dei nuovi materiali o oggetti da collocare all’interno della zona del Ridotto, quali i corpi illuminanti mancanti, le maniglie, le tende, le tappezzerie, le cornici e quant’altro, la scelta è stata preceduta da un’accurata ricerca sullo Stile Impero e le sue caratteristiche peculiari in materia di mobilio, arredo, suppellettili ecc. e dall’individuazione di una serie di Ditte specializzate in questo settore.

PROGETTO DI RESTAURO DELLE SALE
DEL RIDOTTO DEL TEATRO REGIO DI PARMA
 
Capoprogetto
Geom. Luigi Quarantelli – Comune di Parma – settore Lavori Pubblici
 
Progettisti e consulenti artistici
Arch. Pietro Paolo Moretti (Capogruppo)
Arch. Riccarda Cantarelli
Arch. Filippo Casolari
Arch. Michela Muscio
Arch. Simona Patrizi

 



 

 
Il ridotto in fase di restauro
 
 

Il restauro dei corridoi


Sono stati eseguiti interventi di restauro nei corridoi che conducono ai diversi ordini di palchi e retropalchi (1, 2 ,3, 4 fila) ed alla platea, nelle porte che si affacciano sui corridoi, negli atri, nei disimpegni e nelle scale che conducono ai diversi piani.
Prima dell’esecuzione dei restauri, le pareti ed i soffitti dei corridoi, dei disimpegni e delle scale, ad ogni piano, si presentavano in larga parte intonacate a calce e tinteggiate o smaltate; i pavimenti dei corridoi della 1, 2, 3, e 4 fila di palchi erano in battuto di cemento, a cui era stata sovrapposta una passatoia di moquette rossa.
A seguito di indagini e saggi stratigrafici è emersa la presenza, ad ogni piano dei corridoi, lungo le pareti delle scale e nei disimpegni, di un finto marmo integro, di colore giallo-rosa, con una zoccolatura grigia che era stata mascherata da diversi strati di tinteggi successivi, del quale è stato eseguito il restauro mediante l’esecuzione del descialbo e l’asportazione delle tinteggiature non originali, il ripristino con la stuccatura delle mancanze e la chiusura di tutte le crepe e lesioni e l’integrazione di eventuali parti mancanti.
Il restauro ha interessato tutte le porte in legno che si aprono sui corridoi (palchi e retropalchi, ripostigli, ecc.), incluse anche le seconde porte d’accesso ai palchi. Le porte, per la maggior parte con cornici, a riquadri, laccate bianche e con listelli dorati, si presentavano in un cattivo stato di manutenzione, sia per quanto riguarda le laccature e le dorature sia per quanto riguarda la falegnameria e la ferramenta.
Alla 1, 2, 3, e 4 fila di palchi, dove c’era il battuto di cemento, è stato posato un nuovo pavimento in seminato alla Veneziana, realizzato con prodotti a base di cementi e calce con semina a mano con marmi di diversa granulometria a tinta uniforme.

PROGETTO DI RESTAURO DEI CORRIDOI CHE CONDUCONO AI
DIVERSI ORDINI DI PALCHI DEL TEATRO REGIO DI PARMA
 
Progettista
geom. Luigi Quarantelli – Comune di Parma – settore Lavori
 
Pubblici Consulenti artistici
Arch. Pietro Paolo Moretti (Capogruppo)
Arch. Riccarda Cantarelli
Arch. Filippo Casolari
Arch. Michela Muscio
Arch. Simona Patrizi
Maestro d’Arte Marco Pinna