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Trama dell’opera

Prima parte
Prima scena. In giardino, Faust evoca a Margherita il loro primo incontro per strada. La giovane cerca una conferma del suo amore sfogliando i petali di una margherita. “M’ama!” le conferma l’ultimo petalo e Faust la abbraccia, ma Mefistofele sopraggiunge a ricordare che è giunto il momento di separarsi.
Seconda scena. Margherita, che porta ora in grembo un bambino, si rivolge all’Addolorata, raffigurata in una nicchia sui bastioni della città. Soltanto la  madre di Dio potrà, se non consolarla, almeno perdonarla.
Terza scena. In Duomo Margherita assiste all’ufficio dei morti. Uno Spirito Maligno le si avvicina e le parla, rammentandole le sue colpe. La madre di Margherita è morta in seguito al sonnifero somministratole dalla figlia su istigazione di Mefistofele; Valentino, il fratello minore che intendeva vendicare l’onta della famiglia, è stato ucciso in duello da Faust. Per l’angoscia, la giovane sta per svenire.

Seconda parte
Quarta scena. Disteso su un prato in aperta campagna, Faust si è liberato dal rimorso che lo opprimeva per la sorte di Margherita. Costei ha partorito e subito ucciso il loro figlio, ed è stata incarcerata e condannata a morte. Mentre sorge l’alba, elfi e spiriti guidati dalla voce di Ariele invitano Faust a considerare le meraviglie della natura.
Quinta scena.  Faust vive da tempo nel suo palazzo dove si presentano quattro donne in grigio – Miseria, Insolvenza, Mancanza e Angoscia– per comunicargli che l’ora della morte è vicina. Ma una sola di esse, Angoscia – l’unica che il ricco e operoso Faust possa temere – potrà presentarsi a lui. Per quanto privo dell’ausilio delle arti magiche cui ha definitivamente rinunciato, Faust resiste ad Angoscia e si erge eroicamente ad arbitro del proprio destino: riprenderà i grandiosi lavori già progettati e fiderà solo nella ragione e nell’azione. Angoscia, col suo soffio, lo rende cieco.
Sesta scena. Come estremo gesto per l’umanità Faust vuole erigere una città ideale e contornarla di una diga. Ma Mefistofele trama un nuovo inganno: quel che si costruirà è in realtà una fossa per seppellire il corpo di Faust. Nell’ultimo monologo Faust invoca l’attimo fuggente e muore.

Terza parte
Settima scena. Il quadro rappresenta la perfezione di tutte le gerarchie angeliche, del coro dei Fanciulli Beati e di quello delle Penitenti – fra cui c’è colei che un giorno era chiamata Margherita e che ha riconosciuto, trasportata da uno stuolo di angeli, la parte immortale di Faust. Nella pagina finale del poema di Goethe, il Coro Mistico canta l’irresistibile richiamo ad innalzarsi sempre più alto.

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