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Trama
dell’opera
John Cox
Porto a Cipro, alla fine del XV secolo.
Lo storico conflitto tra flotte cristiane e musulmane per il controllo
del Mediterraneo orientale adesso si svolge fra la Repubblica veneta
e l’Impero turco. Principale obiettivo è l’isola di Cipro, occupata
da Venezia. Il comandante della flotta veneziana è Otello, il quale
riveste anche l’incarico di governatore di Cipro. Eccezionalmente,
Otello è un moro, un musulmano convertito alla religione cristiana,
sposato ad una nobile veneziana, salito al più alto grado delle
forze armate della Serenissima.
Atto primo
Otello, vincitore della flotta turca, deve scampare una terribile
tempesta prima di giungere in porto. La gente di Cipro e la guarnigione
veneziana si uniscono nel salutare la duplice vittoria e portano
in trionfo Otello. La folla e i marinai accendono un falò per festeggiare,
mentre il moro si ritira per incontrare la propria consorte, Desdemona.
È presente Jago, l’alfiere di Otello. Nel suo intimo egli è un feroce
razzista e brama la rovina del moro. A dispetto di una simulata
devozione al padrone, Jago odia Otello perché costui ha promosso
Cassio al rango di capitano al posto suo. Roderigo, un nobile veneziano
è innamorato di Desdemona: Jago si offre di aiutarlo nell’allontanarla
dal marito. Quando comincia a scorrere il vino, Jago spinge Cassio
a ubriacarsi. Cassio è molto intimo di Otello, avendogli fatto da
tramite nel corteggiamento di Desdemona. Nello stato d’ebbrezza
in cui si trova, Cassio si azzuffa con Roderigo e nella rissa che
segue costui ferisce Montano, un ufficiale. Appare Otello a ristabilire
l’ordine, ma toglie i gradi a Cassio e lo scaccia.
La folla si allontana, lasciando Otello solo con Desdemona. I due
considerano la natura e la forza del loro reciproco amore. È evidente
che per Otello quest’amore equivale ad una forma di venerazione.
Atto secondo
Caduto in disgrazia, Cassio è convinto da Jago che il mezzo
migliore per ritornare nelle grazie di Otello sia Desdemona, attesa
a momenti nel giardino. Rimasto solo, Jago proclama il suo credo
nella supremazia del demonio e rivela che il suo destino consiste
nel diffonderla; alla fine arriva la morte, ma dopo non c’è nulla.
Cassio intrattiene Desdemona in conversazione fino all’arrivo di
Otello. Jago finge sospetti sul loro incontro, per poi scacciarli
come semplici illazioni. Desdemona è accolta da un gruppo di isolane
e dai loro bambini che recano fiori e doni. Costoro mostrano verso
la donna sincero amore e rispetto. Nel mettere in guardia Otello
contro la gelosia, Jago riesce ad istillare nella sua mente il seme
del dubbio, cosicché quando Desdemona difende la causa di Cassio,
egli si mostra insolitamente scortese e accusa segni di malessere.
Lei cerca di portargli sollievo con un fazzoletto da lui donatole
come pegno d’amore. Il moro l’allontana spazientito, lasciandolo
cadere. Quando la confidente Emilia va per raccoglierlo, Jago lo
reclama per sé. Pur essendo sua moglie, Emilia, intravede un recondito
scopo e rifiuta, ma Jago infine se ne impossessa.
Allontanatesi le donne, Jago comincia la sua opera di persuasione
su Otello. Sostiene di aver udito Cassio che sognava di amoreggiare
con Desdemona, ed introduce lo stratagemma del fazzoletto, che Otello
poco prima aveva avuto fra le mani. Questo è il punto debole del
moro, all’idea del disonore femminile. Jago lo ha messo in trappola.
I due si uniscono in un inno alla vendetta, che invoca a testimone
l’intero creato, in cui Otello aveva proiettato, solo poco tempo
prima, tutto il suo amore per Desdemona.
Atto terzo
Un araldo annunzia l’arrivo di una nave che conduce un ambasciatore
veneziano. Jago deve agire in fretta per raggiungere il suo diabolico
intento. Otello reclama prove lampanti dell’infedeltà di Desdemona,
che Jago assicura di poter avere da Cassio in persona. Appare Desdemona
e ancora una volta domanda perdono per Cassio. Otello dà nuovi segni
di malessere e le chiede di fasciargli la fronte con il fazzoletto
che le aveva donato, lo stesso fazzoletto trafugato poco prima da
Jago. Egli ne vanta l’eccezionale potere magico, mette in guardia
la donna dallo smarrirlo, prima di scacciarla rabbiosamente.
Rimasto solo, Otello si lamenta con Dio, perché qualsiasi disgrazia
avrebbe potuto sopportare, ma non quella di perdere la sua tranquillità
dell’anima. Se la donna è veramente colpevole, la morte è l’unica
punizione. Ma egli deve avere la prova decisiva. Jago conduce Cassio
e i due conversano frivolamente su una certa Bianca. Otello osserva
non visto. Egli segue l’eccitata conversazione dei due e crede che
le loro risate si riferiscano a Desdemona. Cassio descrive il ritrovamento
di un misterioso fazzoletto nel suo appartamento e lo mostra a Jago,
il quale si accerta che l’abbia visto Otello. Fra tutte, ecco la
prova di cui aveva bisogno il moro. Intanto Lodovico, ambasciatore
della Serenissima, con la sua delegazione sono sbarcati e stanno
per sopraggiungere. Orello e Jago si accordano di uccidere sia Desdemona
che Cassio la notte stessa.
Lodovico reca l’ordine con cui il Doge richiama Otello a Venezia.
Suo successore come Governatore di Cipro sarà Cassio. Mentre Jago
continua la sua instancabile trama, umiliato e rabbioso, Otello
assale Desdemona dinnanzi a tutti. L’incontro ha termine nella confusione
generale. Otello cade in apoplessia. Fuori la folla continua ad
acclamare il suo eroe, all’interno però il trionfatore è Jago.
Atto quarto
È notte. Desdemona attende Otello, mentre Emilia la prepara
per andare a letto. Lei accenna una canzone su una giovane, cantata
da una serva della madre.
Quando entra Otello, Desdemona è già addormentata, La bacia e la
sveglia. Le dice che sta per ucciderla e le riferisce il motivo.
Resta sordo alle dichiarazioni d’innocenza della donna.
Torna Emilia con la notizia che Cassio ha ucciso Rodrigo. Trova
Desdemona in fin di vita e dà l’allarme. Lei, Cassio e Montano svelano
l’infamia di Jago che si dà alla fuga, inseguito dalle guardie.
Otello si getta sulla spada e muore, baciando Desdemona per l’ultima
volta.
Traduzione di Alessandro Taverna
(inizio pagina)
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