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Trama dell’opera

PROLOGO
Una piazza di Genova. Paolo Albiani, filatore d'oro, e Pietro, popolano, discutono intorno all'elezione del nuovo primo abate o doge di Genova e Paolo propone il nome di Simon Boccanegra, corsaro, al servizio della repubblica genovese; i due si accordano su codesto nome non tanto per la stima che Simone si merita, ma per odio ai patrizi e per speranza di prebende e onori.Giunge Boccanegra. Paolo gli parla della decisione di eleggerlo doge; Simone è riluttante e si schernisce. Accetta, poi, quando Paolo lo fa riflettere sul fatto che se egli salirà a tale dignità suprema, ]acopo Fiesco non potrà più negargli la mano della figlia Maria, da Simone sedotta e teneramente amata, adesso tenuta prigioniera nel palazzo dei Fieschi. Per amor di Maria, Simone accetta la candidatura e promette a Paolo onori e ricchezze per quando sarà salito al potere.
Dal suo palazzo esce ]acopo Fiesco; si appressa ad un'immagine della Vergine e la invoca per la sua infelice figliuola. Ma ecco correre la notizia della morte di Maria, avvenuta in seguito alla grande pena per il suo contrastato amore.
Simone implora, adesso, il perdono di Fiesco ed il suo consenso alle nozze con Maria, della quale ignora la morte. Fiesco risponde che non perdonerà mai l'affronto fatto all'onore della figlia a meno che Simone non consegni a lui la creaturina nata dalla clandestina relazione. Simone comunica che non può esaudire tale desiderio perché la bimba, da lui affidata ad una donna di Pisa, venne rapita dopo l'improvvisa morte della nutrice, né fu possibile rintracciarla. Fiesco nega il suo perdono e si allontana. Simone, pazzo d'ira e di dolore, trovando la porta aperta al palazzo dei Fieschi, entra per rivedere la donna amata; si ode il grido di dolore di lui nel rinvenirla cadavere. Sulla piazza il popolo si aduna e plaude all'elezione del Boccanegra a doge.

ATTO PRIMO
Nel giardino del palazzo Grimaldi. Amelia Grimaldi attende l'uomo amato: Gabriele Adorno che, insieme con altri nobili, cospira contro il doge Simone.
Fra i due innamorati si svolge un breve colloquio durante il quale Amelia avverte Gabriele che il doge verrà da lei per chiederne la mano di sposa per il suo cortigiano favorito, Paolo Albiani; e supplica Gabriele di affrettare le loro nozze. Giunge Andrea Grimaldi [il nome sotto cui si nasconde ]acopo Fiesco, padre di Amelia, cui Gabriele chiede il consenso per le nozze; Andrea lo concede, ma confida a Gabriele che Amelia non è sua figlia, benché da tutti creduta tale. Amelia è un'ignota orfanella che, fin da piccola, sostituì la vera figlia di Andrea, defunta; e ciò perché se non ci fosse stato un erede, il nuovo doge si sarebbe impossessato delle ricchezze dei fuorusciti Grimaldi. Gabriele risponde che qualunque sia la nascita della fanciulla egli ama Amelia; Andrea è ben lieto di provveder subito ai preparativi per le nozze.
Giunge Simone: vorrebbe che Amelia sposasse Paolo, ma la giovane, spinta a ciò dalla bontà di Simone, gli confessa che ella è già fidanzata e orfana raccolta in Pisa. Ben presto i due, aiutati da una immagine che Amelia conserva della propria madre e in cui Simone ravvisa Maria Fiesco, si riconoscono per padre e figlia e si abbracciano felici. Simone avverte Paolo di rinunziare ad ogni mira sulla giovinetta, ma questi giura di vendicarsi e si accorda con Pietro per rapire la fanciulla.
Nella Sala del Gran Consiglio del Palazzo degli Abati. Simone, contro il parere dei consiglieri che invocano guerra a Venezia, invita alla pace fra le varie città italiane, facendo appello al sentimento della fratellanza. Ma un tumulto è sorto nella piazza. Simone vede dal balcone Gabriele Adorno assalito dalla plebe. Il popolo inveisce contro il doge il quale, però, domina la situazione ed invita i tumultuanti ad entrare nel palazzo a render conto della causa della sommossa. Finalmente si apprende che Gabriele ha ucciso un certo Lorenzino, reo di aver rapito Amelia per ordine di Paolo Albiani; Gabriele, ignorando che Simone è il vero padre di Amelia, reputa lui il mandatario e gli si scaglia contro per ucciderlo.
Ma ecco Amelia apparire e dividere i due. Essa racconta del rapimento, della sua fuga e fulmina con lo sguardo Paolo ch'essa ben sa essere l'istigatore del suo ratto. Si verifica un nuovo tumulto fra nobili e plebei; Simone riesce a sedarlo; trattiene in prigione, per una sola notte, Gabriele, ma fa ben comprendere a Paolo ch'egli ha indovinato la sua colpevolezza.

ATTO SECONDO
Una sala dell'appartamento ducale di Genova. Paolo vuole uccidere Simone e invita Fiesco, che sa aver cospirato contro il doge, ad assassinarlo con una pugnalata. Ma il gentiluomo, da nemico leale, ricusa il vile consiglio. Paolo, allora, si rivolge a Gabriele che per quella notte è stato trattenuto al palazzo e lo incita contro il doge dicendogli che Simone è innamorato di Amelia e che la giovinetta si trova presso il doge per esser sottoposta ai pravi desideri del vegliardo. Paolo, quindi, lo lascia, dopo aver versato in una tazza, all'insaputa di Gabriele, un potente veleno che procura una morte lenta ma sicura.
In un dialogo fra Amelia e Simone, la fanciulla confessa al padre il suo amore per Gabriele; per quanto Simone sappia che il giovane Adorno è un suo acerrimo nemico, consente alle nozze purché egli si ravveda.
Simone resta solo; si sente stanco, assetato; lentamente versa dell'acqua nella tazza che è sulla tavola; senza avvedersene, ne sorbisce il veleno. Poi si addormenta e, nel sonno, vien sorpreso da Gabriele che si scaglia su di lui per pugnalarlo. Ma sopraggiunge Amelia che spiega al fidanzato che l'amore che la unisce al doge è affetto di figlia per il padre. Gabriele chiede perdono e s'avvia verso i nemici di Simone, che tumultuano in piazza, messaggero di pace e di concordia.

ATTO TERZO
In una sala del palazzo ducale. Paolo, che viene condotto al patibolo dopo essere stato arrestato in atto di distribuire armi ai rivoltosi, ode il canto nuziale per le nozze fra Amelia e Gabriele che si celebrano nel palazzo. Sconvolto dalla rabbia, egli confessa a Jacopo Fiesco di essersi già vendicato, avvelenando il doge che morirà, quindi, dopo un'atroce agonia. Fiesco, pur nemico politico di Simone e incapace di perdonare a chi, in un lontano giorno, gli sedusse la figlia, ascolta con orrore la rivelazione di Paolo. Quando Simone appare, Fiesco lo avverte della condanna che pesa sul suo capo, condanna che significa punizione di un antico oltraggio; ma Simone si volge a lui festoso annunciandogli che potrà ora ottenere il suo perdono in quanto può adesso consegnargli la creaturina natagli dalla figlia di Fiesco. La creatura è ritrovata; quella che fu creduta Amelia Grimaldi è invece Maria Boccanegra, figlia di Maria Fiesco. Ecco apparire la giovane sposa: Simone, già moribondo, la invita a gettarsi fra le braccia di Jacopo Fiesco chiamandolo nonno; e induce il popolo a proclamare Gabriele nuovo doge di Genova.

(torna allo spettacolo)