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Knud Arne Jürgensen, dr. phil.,
Direttore del dipartimento teatrale presso la Biblioteca Reale,
Copenaghen, Danimarca
Il Corsaro di Byron
nel balletto di Giovanni Galzerani (1826) e nell’opera di Giuseppe
Verdi (1848).
Il tema di questo intervento è il modo con cui il famoso poema
romantico The Corsair ubblicato da Lord Byron nel 1815 fu
trattato sia nel balletto sia nell’opera italiana – e più specificamente
nel balletto Il Corsaro di Giovanni Galzerani rappresentato
al Teatro alla Scala di Milano nel 1826 e nell’opera omonima di
Giuseppe Verdi rappresentata a Trieste nel 1848.
In nessun’ altra nazione il poema di Byron venne più ammirato che
in Italia. I maggiori letterati e filosofi italiani dell'epoca convennero
nell'individuare in quest'opera delle attualissime verità. Inoltre,
gli esponenti del Romanticismo letterario italiano parvero trovare
in quest'opera di Byron un entusiasmo, un dinamismo, una ricchezza
di colori quali raramente avevano sperimentato in altri testi.
Da un certo punto di vista, tale ammirazione per l'opera di Byron
può spiegarsi come un logico riflesso dell'attenzione particolare
per l'Italia e le culture mediterranee che il poeta ha sempre manifestato.
Lord Byron aveva infatti vissuto in Italia per lunghi anni, e scritto
ampliamente riguardo a soggetti italiani.
Ciòtuttavia, una delle critiche più di frequente mosse riguardo
al modo con cui Verdi e il suo librettista, Francesco Maria Piave,
hanno rielaborato il poema di Byron, è proprio che The Corsair
non si presti facilmente a interpretazioni drammatico-musicali,
essendo sostanzialmente un testo meramente narrativo.
Se ciò può essere parzialmente vero per l'opera di Verdi e di Piave,
non si possa dire altrettanto per i drammi-coreografici sullo stesso
tema che hanno anticipato l'opera di Verdi di una ventina d'anni.
Al contrario, proprio l'arte della coreografia con il suo grande
potenziale per la narrativa pantomimica, si rivelò chiaramente come
il mezzo ideale per un trattamento scenico del famoso poema di Byron.
L'esempio più pregnante a questo riguardo è sicuramente il grande
coreografo italiano Giovanni Galzerani (1780-1865), che, ventidue
anni prima dell'opera verdiana, coreografò un eminente balletto
intitolato Il Corsaro, che ebbe première alla Scala il sedici
agosto 1826 su musica composta - secondo la locandina - da cosiddetti
“vari celebri maestri”. Questo balletto fu da subito un successo
e rimase in repertorio per almeno vent’anni: solo a Milano venne
rappresentato un centinaio di volte. Di snello sviluppo e con solo
quattro personaggi veramente principali - come è anche il caso dell’
opera di Verdi - il balletto di Galzerani fu meno involuto e appesantito
di azioni mimiche secondarie, e per questo più facilmente accettabile,
per la sua immediatezza, da parte del pubblico.
Così come Verdi in campo operistico, Galzerani cercò e trovò nel
poema di Byron tutta una gamma di figure e personaggi nuovi, tipi
esotici e inusuali, più pregnanti e a forti tinte rispetto ai personaggi
piuttosto rigidi e stereotipati da umanesimo eroico che si incontravano
sulle scene del balletto e dell’opera italiana degli inizii dell’
‘800.
Un’altra similarità tra il balletto di Galzerani e l’opera di Verdi
composti sul medesimo tema byroniano, è anche il fatto che entrambi
sono basati sulla stessa traduzione italiana de The Corsair
curata dal letterato Giuseppe Niccolini.
Il ruolo di Gulnara, la schiava favorita del Pascià, rappresenta
un ulteriore evidente parallelo tra il libretto di Galzerani e quello
che più tardi Piave redasse per l’opera di Verdi. Sia nella stesura
di Galzerani sia in quella di Piave, Gulnara è vista come la vera
prima ballerina – ovvero la prima donna – mentre Medora, che nel
poema di Byron spiccava nel ruolo di eroina principale, viene in
qualche modo “svalutata” a comprimaria tanto nel balletto quanto
nell’opera.
E nel atto dell’ imprigionamento di Corrado vi è la più grande innovazione
di Galzerani: qui Galzerani unisce i due incontri tra Corrado e
Gulnara nella prigione in un’incontro solo, operando una sintesi
drammatica di queste due scene di Byron in uno solo molto incisivo.
Piave fa esattamente lo stesso sequendo pedissequamente l’esempio
di Galzerani nell’operare una simile sintesi drammatica in questa
scena. A mio parere questo significa che Piave ha ben presente il
balletto di Galzerani quando cominciò a lavorare sul libretto per
l’opera di Verdi.
Ma anche per quanto riguarda un po’ tutta la lista dei personaggi
e del rispettivo peso drammaturgico a loro dato, emerge una evidente
similarità tra il balletto di Galzerani e l’opera di Verdi.
Tutto questo rende legittima la supposizione che sia Piave sia Verdi
dovessero aver avuto conoscenza del balletto di Galzerani quando
iniziarono a concepire Il Corsaro nel 1845. Così Piave e
Verdi ebbero sopratutto due modelli principali: Byron per il testo
e Galzerani per la successione drammatica. E in effetti, nonostante
la mera circostanzialità di questi dati, non ci si può certo sottrarre
all'impressione che Il Corsaro di Galzerani abbia potuto
costituire una fonte di ispirazione per la successiva opera di Verdi,
almeno per ciò che riguarda l'espressività scenica e drammaturgica.
Da questo punto di vista, si può anche concludere che Il Corsaro
di Galzerani del 1826 non fece solamente scuola in Italia, ma fu
anche modello per successive interpretazioni internationali, tra
le quail il balletto Le Corsaire di Joseph Mazilier a l’Opéra
di Parigi nel 1856 che rappresenta l'espressione scenica più opulenta
e visionaria. Visto in una prospettiva storica, l'importanza del
balletto di Mazilier risiede, però, prima del tutto nel fatto che,
portato in Russia, sopravvisse grazie alla grande tradizione del
balletto russo e alla più tarda revisione da parte di Marius Petipa,
fino a divenire ai giorni nostri parte integrante del retaggio mondiale
del balletto classico.
Pertanto, la mia conclusione riguardo all' opera Il Corsaro
di Verdi che cronologicamente è come inquadrata da queste due notevoli
versioni ballettistiche basate sulla medesima fonte letteraria,
non può che essere che questa: che Verdi con il suo Corsaro del
1848 non solo rispecchia la popolarità che il poema di Byron durante
tutto il periodo romantico aveva acquisito in Italia, Francia e
in Russia, ma anche che esso si inserisce in una serie di riguardevoli
elaborazioni sceniche su questo tema letterario così popolare tra
i contemporanei.
Attraverso la musica e la vocalità di quest'opera, Verdi riesce
nell'intento di evocare le caratteristiche essenziali dei personaggi
byroniani, in maniera tanto vivida e efficace quanto - prima e dopo
di lui - riuscì ai suoi contemporanei Galzerani e Mazilier nei loro
rispettivi balletti.
Nella sua interpretazione dei personaggi byroniani, Verdi riuscì
inoltre a preservare e trasporre in musica e in dramma molti interessanti
elementi delle umane stranezze ed esotismi, e più d'ogni altro nel
profilare le figure di Corrado, Medora e Gulnara. Nella descrizione
che fa di questi personaggi principali, Verdi profonde in musica
la stessa intensità che Galzerani prima e Mazilier dopo fecero in
danza: entrambe descrizioni acute e a tratti intense di umana passione
e delicatezza, entrambe dal tono così genuinamente byroniano.
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